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Manfredi: “Stiamo lavorando per riaprire il murale di Maradona, serve una soluzione condivisa”

Il murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli, simbolo identitario e meta di migliaia di turisti e tifosi, resta al momento chiuso al pubblico. Dopo la protesta del proprietario dell’area, che ha sbarrato l’accesso in seguito al sequestro da parte della Polizia Municipale di alcuni carretti e di due esercizi commerciali, il Comune di Napoli è al lavoro per trovare una via d’uscita.

Stiamo lavorando sulla soluzione tecnica, una soluzione non semplice perché è un fenomeno nato spontaneamente, con grande passione da parte di tutti, ma che non era mai stato regolarizzato”, ha spiegato il sindaco Gaetano Manfredi a margine di un evento in città.

In giornata è previsto un incontro tra gli esercenti, i proprietari dell’area e il Comune per sbloccare la situazione e restituire ai cittadini e ai visitatori uno dei luoghi più iconici del capoluogo campano. “Tutti gli uffici comunali sono impegnati per trovare il percorso più rapido per regolarizzare quanto necessario – ha aggiunto Manfredi –. C’è massima disponibilità da parte nostra e anche dei promotori del murale. Dobbiamo solo trovare la strada giusta e veloce per sistemare tutto”.

Cilento sotto choc: 29enne muore in un incidente tra la sua moto e il trattore guidato dal padre

Santa Marina – Una tragedia che lacera il cuore del Cilento. Un destino crudele ha spezzato la vita di Demetrio Lettieri, 29 anni, giovane di Santa Marina, rimasto vittima di un drammatico incidente stradale avvenuto nel pomeriggio di ieri lungo una strada interna in località Pantano Isca del Molino, a pochi metri dall’abitazione di famiglia.

Secondo una prima ricostruzione, il ragazzo era in sella alla sua Kawasaki 750 verde, quando – per cause ancora in corso di accertamento – si è scontrato con un trattore che sopraggiungeva dalla direzione opposta.

Alla guida del mezzo agricolo c’era il padre del giovane, impegnato in lavori nei campi.L’impatto è stato violento e devastante: per Demetrio non c’è stato nulla da fare.

Il dramma a pochi passi da casa

L’incidente si è verificato intorno alle 13:30, nei pressi del panificio Voglia di Pane. La strada, stretta e costeggiata da uliveti, è spesso percorsa dai residenti del posto.

Secondo i primi rilievi dei Carabinieri della Compagnia di Sapri, Demetrio avrebbe perso il controllo della moto in una curva, finendo contro la parte anteriore del trattore. La moto si è ridotta a un ammasso di lamiere.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e gli uomini della Polizia Locale, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano. Il giovane è deceduto praticamente sul colpo, sotto gli occhi del padre, sotto shock e in preda alla disperazione.

Il dolore del paese e la procedura giudiziaria

Come previsto dalla prassi, la Procura della Repubblica di Vallo della Lucania ha disposto il sequestro dei veicoli e il trasferimento della salma all’obitorio per l’autopsia.

Il padre del giovane riceverà un avviso di garanzia come atto dovuto – un passaggio formale necessario per consentire lo svolgimento degli accertamenti tecnici e chiarire la dinamica del sinistro. Un gesto di rito, ma che pesa come un macigno su un uomo distrutto dal dolore.

Un giovane stimato e pieno di vita

Demetrio Lettieri era rientrato da pochi giorni dal Nord Italia, dove lavorava per una ditta di fibra ottica. Amava le moto, la vita all’aria aperta e gli animali: per un periodo aveva lavorato anche in un maneggio della zona.

Lascia due sorelle – una delle quali gemella – e un fratello. La madre, residente in Germania, è stata raggiunta telefonicamente dalla tragica notizia ed è attesa in paese per l’ultimo saluto.

Un dolore che unisce due comunità

La notizia ha scosso profondamente non solo Santa Marina, ma anche la vicina frazione marina di Policastro Bussentino, dove la famiglia Lettieri è molto conosciuta.

Tantissimi i messaggi di cordoglio comparsi sui social nelle ore successive alla tragedia:
“Un ragazzo buono, sempre sorridente. Non si può morire così”, scrive un amico d’infanzia.
“Un dolore troppo grande, che nessuna parola potrà mai lenire”, aggiunge un conoscente.

Un’altra giovane vita spezzata

Ancora una volta, le strade del Cilento diventano teatro di una tragedia.
Un figlio che muore tra le braccia del padre, in un destino assurdo e ingiusto, che lascia dietro di sé solo silenzio e lacrime.

L’intera comunità si prepara a dare l’ultimo addio a Demetrio, il ragazzo del sorriso gentile, che amava la velocità ma anche la semplicità delle sue radici.

Incidente frontale a Capaccio Paestum: muore la 70enne Anna Palladino

Incidente frontale a Capaccio Paestum: l’ennesima tragedia della strada in Campania si è consumata nella tarda serata di ieri, lungo via Magna Graecia, all’altezza dell’incrocio con via Laghetto, nel cuore di Capaccio Paestum.

A perdere la vita è stata Anna Palladino, 70 anni, residente nella città dei templi. La donna è deceduta durante la notte all’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove era stata trasferita d’urgenza dopo un violento impatto frontale tra due auto.

Lo schianto e i soccorsi

Secondo una prima ricostruzione, la Fiat 500 condotta dalla donna si è scontrata frontalmente con una Fiat Panda su cui viaggiavano due giovani di Salerno. L’urto è stato devastante: entrambe le vetture hanno terminato la loro corsa contro la recinzione di un’abitazione ai margini della carreggiata.

Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118, con un’ambulanza della Croce Rossa e un’automedica proveniente dall’ospedale di Agropoli. Le condizioni di Anna Palladino sono apparse subito disperate: dopo le prime manovre di rianimazione, la donna è stata intubata e trasportata d’urgenza al Ruggi, dove però è spirata poco dopo il ricovero.

Le due ragazze a bordo della Panda hanno riportato ferite lievi e sono state medicate sul posto e poi sottoposte ai test tossicologici di rito, come previsto in questi casi.

I Carabinieri della Compagnia di Agropoli hanno effettuato i rilievi sul luogo dell’incidente per ricostruire con esattezza la dinamica e accertare eventuali responsabilità. La Procura della Repubblica di Salerno ha disposto il trasferimento della salma presso l’obitorio dell’ospedale Ruggi d’Aragona, dove sarà effettuato l’esame autoptico.

Il dolore della comunità

La notizia della morte di Anna Palladino ha profondamente scosso la comunità di Capaccio Paestum, dove la donna era molto conosciuta e stimata. In tanti si sono stretti attorno al dolore dei familiari, increduli per una tragedia tanto improvvisa quanto assurda.

Ancora una volta, la strada si conferma teatro di sangue e dolore: quella di Anna Palladino è l’ennesima vittima della strada in Campania, una scia di incidenti che continua a mietere vite e lascia dietro di sé famiglie distrutte e comunità in lutto.

Marigliano, marocchino di 36 anni accoltellato nella villa comunale

Marigliano  – Una lama affilata squarcia la quiete notturna della villa comunale di Marigliano, polmone verde al centro della cittadina a due passi da Nola.

Nella notte tra domenica e lunedì, intorno alle 2, un 36enne di origine marocchina è stato ferito con un’arma da taglio alla nuca e alla spalla in un agguato che puzza di premeditazione.

L’uomo, che vive e lavora in zona come manovale stagionale, è stato soccorso dai carabinieri della radiomobile di Castello di Cisterna e trasportato in codice rosso all’ospedale di Nola. Fortunatamente, non corre pericolo di vita, ma le sue condizioni – con prognosi di almeno 20 giorni – testimoniano la brutalità di un gesto che ha riacceso i riflettori su un territorio in ebollizione.

L’episodio, avvenuto in un luogo simbolo di svago familiare, ha un sapore amaro: la villa comunale, con le sue panchine e i vialetti illuminati fiocamente, è da mesi teatro di microcriminalità notturna, tra spaccio e risse tra bande giovanili. Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, ancora tutta da verificare, la vittima sarebbe stata avvicinata da uno o più aggressori – al momento senza volto né movente chiaro – che l’hanno sorpresa alle spalle.

Il marocchino, identificato come Ahmed B., si sarebbe rifugiato barcollando alla guardia medica di Marigliano, da dove è partita la chiamata d’emergenza.L’intervento lampo e la caccia all’ombraI carabinieri, allertati poco dopo le 2:30, sono piombati sul posto con due volanti della radiomobile di Castello di Cisterna, guidate dal maresciallo capo Luigi Esposito.

Immediatamente stabilizzato dai medici di guardia, il ferito è stato caricato su un’ambulanza del 118 e corso all’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola, dove i chirurghi hanno suturato le lesioni senza necessità di intervento maggiore.

Acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza installate in villa – solo due, puntate sull’ingresso principale – gli investigatori setacciano ogni pixel alla ricerca di indizi: un volto, un’auto in fuga, un’ombra sospetta.

Al momento, nessun sospetto formale, ma la questura ha diramato un alert interno per intensificare i controlli nelle aree limitrofe, inclusa la vicina Nola.Un’onda di violenza: dal pakistano di settembre al clochard di Nola.

Questo accoltellamento non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ultimo anello di una catena di sangue che insanguina l’agro nolano da settimane. Solo ieri sera, a meno di 10 chilometri di distanza, un clochard nordafricano è stato massacrato da un branco di giovani alla stazione di Nola: calci, pugni e bastoni in un raid che sa di odio razziale.

E non dimentichiamo settembre: il 23, un giovane pakistano di 24 anni, A.D., è stato pestato in pieno centro da un gruppo di coetanei, con insulti xenofobi che hanno scatenato un’assemblea antifascista il 28 successivo.

 

 

Coltelli a scuola a Caivano: a 13 anni armati nel Parco Verde. L’allarme della preside fa scattare il blitz

Coltelli a scuola a Caivano: non siamo in un film sulla criminalità, ma nel cortile di una scuola media.

Sabato mattina, Istituto Scolastico “Morano”, cuore pulsante del Parco Verde di Caivano. La dirigente scolastica nota qualcosa che non va, tre ragazzini sono sospetti. Scatta la chiamata ai Carabinieri.

Quello che i militari della compagnia di Caivano trovano nelle tasche di quegli alunni è il sintomo agghiacciante di un’emergenza che non conosce più confini: tre coltelli. Gli studenti, due di 13 anni e uno di 14, vengono portati in caserma, le armi sequestrate. Dopo la segnalazione alla Procura per i minorenni di Napoli, vengono riaffidati ai rispettivi genitori.

L’inferno di Parco Verde: crescere dove lo Stato è frontiera

Questo episodio non può essere letto come una semplice “bravata” adolescenziale. Il contesto è tutto. Il Parco Verde non è un quartiere qualunque, ma una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, una fortezza di degrado e controllo camorristico dove crescere “puliti” non è un’opzione, è un miracolo quotidiano.

Qui, emergere è una lotta impari. La scuola, guidata da dirigenti coraggiosi, opera come un’ambasciata dello Stato in territorio ostile. L’istituto “Morano” è un presidio di legalità che cerca disperatamente di offrire un’alternativa a bambini che respirano violenza e illegalità come aria.

Avere un coltello in tasca, a 13 anni, può significare sentirsi grandi, imitare i “modelli” sbagliati che governano il rione, o peggio, sentirsi protetti in un ambiente dove la violenza è l’unica lingua compresa.

La chiamata della preside ai Carabinieri non è un atto di delazione, ma l’essenza della sinergia tra istituzioni: è l’ultima frontiera dello Stato che cerca, con ogni mezzo, di salvare i suoi figli più esposti.

L’epidemia di lame: la scuola non è più un luogo sacro

L’allarme di Caivano si salda a un’epidemia di armi che ha ormai profanato anche i luoghi che dovrebbero essere sacri: le aule scolastiche. I giovanissimi sono sempre più armati, e non solo nelle piazze della movida.

Quello del “Morano” è solo l’ultimo, drammatico episodio. Appena martedì scorso, in una scuola di Piscinola, in via Vecchia Miano, una docente ha trovato un coltello nascosto nella cassetta del wc dei bagni maschili. Un’arma anonima, pronta all’uso, lasciata in un luogo “sicuro” da chi, evidentemente, la considera un accessorio quotidiano.

Questi episodi, uniti ai continui sequestri di lame durante i controlli del fine settimana, raccontano di una generazione che ha normalizzato la violenza. Il coltello non è più uno strumento, ma uno status symbol, uno scudo contro la paura o un’arma per imporre la propria legge.

Il ritrovamento a Caivano, con i coltelli addosso ai ragazzini, segna un’escalation: non più un’arma nascosta in bagno, ma portata in classe, pronta all’uso, ennesimo segnale di una battaglia per la legalità che si combatte, ormai, banco per banco.

Agguato d’onore ai Quartieri Spagnoli, il boss Salvatore Percich tradito dalle intercettazioni

Napoli – Nonostante fosse agli arresti domiciliari dal marzo scorso il boss Salvatore Percich, elemento di riferimento per il clna Mazzarella ai Quartieri Spagnoli per i suoi legami con la famiglia di camorra dei Buonerba , “i capelloni” di Forcella, non ha esitato ad armarsi insieme con il figlio minorenne per una vendetta d’onore familiare.

Ovvero punire con la morte il giovane fidanzato della figlia, entrambi minorenni, che aveva diffuso tra amici video e foto imtime della ragazza. Il giovane I.C. che tra l’altro a breve compirà 18 anni era anche un suo fedelissimo.

Ma per il 46enne quella diffusione di quei video era un’onta che andava lavata col sangue. Era stato arrestato a marzo scorso al porto di Casamicciola con alcune dosi di cocaina rosa, la cosiddetta droga dello strupro e altre di cociana pura ed era stato posto ai domiciliari.

La sera del 15 settembre scorso però Salvatore Perchich detto Sasy aveva deciso di mettere in atto la sua vendetta familiare. Percich – identificato come mandante ed esecutore materiale – si sarebbe messo personalmente alla guida della spedizione punitiva insieme a un suo congiunto minorenne e a un terzo uomo non ancora identificato.

L’agguato fallito e la vendetta immediata

In via Conte di Mola, i tre in sella a. uno scooter hanno aperto il fuoco contro I.C. Ma l’agguato è fallito: il 17enne è rimasto solo sfiorato dai proiettili, mentre uno di questi ha centrato all’addome il suo amico, Umberto Catanzaro, 23enne calciatore dilettante che era con lui in auto. Il giovane è ancora ricoverato in ospedale per le gravi ferite riportate.

La reazione di I.C. non si è fatta attendere. Appena un’ora dopo l’agguato, il 17enne si sarebbe vendicato ferendo il coetaneo L.L., ritenendo che questi fosse uno dei tre partecipanti all’attentato contro di lui. Ma non era così perché il ferito era arrivato in ritardo all’appuntamento con il boss per un problema allo scooter.

L’indagine: dalle intercettazioni in ospedale al ruolo dei minori

La svolta investigativa è arrivata proprio dalle intercettazioni ambientali effettuate nell’ospedale dove era ricoverato Catanzaro. I carabinieri, analizzando anche le immagini della videosorveglianza, hanno ricostruito l’intera vicenda.

Oltre a Percich e al parente minorenne, sono finiti in manette anche altri due minori di 17 anni che, pur arrivando in ritardo all’agguato, sono accusati di concorso nel reato. In manette è finita anche Anna Nesa, 20enne fidanzata di L.L., che avrebbe ospitato in un B&B i partecipanti al raid, permettendo loro di cambiarsi i vestiti.

L.L., già detenuto per evasione da una comunità, non è destinatario del fermo in quanto già in carcere. L’indagine dipinge un quadro allarmante di una faida dove l’onore ferito e le relazioni personali si intrecciano con le dinamiche criminali del territorio, coinvolgendo sempre più giovani in spirali di violenza senza ritorno.

Napoli, 19enne fermato con due coltelli nella movida: “Uno era di scorta”

Napoli – Due coltelli per sentirsi sicuro. Uno da usare e uno “di scorta”, nel caso il primo venisse disarmato. È l’inquietante mentalità con cui un 19enne è stato sorpreso dai Carabinieri nel cuore della movida di Chiaia, una scoperta che riaccende i riflettori sull’emergenza violenza che affligge le notti napoletane.

Il bilancio dei controlli ad alto impatto della Compagnia Napoli Centro è, ancora una volta, un bollettino di illegalità diffusa: lame, fuochi d’artificio selvaggi e prepotenza.

L’arsenale “di riserva” a Chiaia

L’episodio più allarmante è avvenuto in via Alabardieri, a pochi passi da Piazza dei Martiri. I militari, con i lampeggianti che illuminavano i baretti affollati, hanno fermato un 19enne. La perquisizione ha rivelato l’assurdo: non una, ma due lame nascoste addosso.

Messo alle strette, il giovane avrebbe fornito una spiegazione che fotografa una mentalità criminale già strutturata: il secondo coltello era l’alternativa, pronta all’uso nel caso fosse stato “disarmato” del primo. Per lui è scattata immediata la denuncia.

L’emergenza minori non si ferma

L’allarme non si limita ai maggiorenni. Poco distante, in Piazza Municipio, i Carabinieri hanno bloccato un 16enne. Anche lui aveva un coltello in tasca. La sua giustificazione è stata quasi più preoccupante del reato stesso: ha candidamente ammesso di “non sapere che fosse illegale” portarlo con sé a spasso.

Un episodio che non è isolato, ma si inserisce in una spirale di violenza giovanile che negli ultimi mesi ha visto un’escalation di arresti e denunce di minori armati. Una scia di sangue che ha trasformato le aree della movida in zone a rischio, dove si esce “preparati” allo scontro.

Caos e fuochi d’artificio in Piazza Dante

La notte di follia è proseguita nel centro storico. In Piazza Dante, un 22enne ha deciso di festeggiare il proprio compleanno esplodendo una batteria di fuochi d’artificio in mezzo alla folla, tra pedoni e turisti. L’incoscienza è stata totale: alcuni razzi sono finiti pericolosamente vicini ai tendoni dei locali, rischiando di innescare un incendio.

Nel corso del servizio non sono mancati i soliti reati:

3 parcheggiatori abusivi denunciati, sorpresi a chiedere somme esorbitanti agli automobilisti.

45 contravvenzioni al codice della strada.

4 centauri sanzionati perché sfrecciavano nell’area pedonale di Piazza Dante.

10 persone segnalate alla Prefettura come assuntori di stupefacenti e 11 veicoli sequestrati.

Nola choc: branco di giovani massacra un clochard nordafricano alla stazione

Nola  – Una notte di terrore ha squarciato il velo di apparente normalità nella stazione ferroviaria di Nola, crocevia di pendolari e studenti nel cuore dell’agro nolano.

Sabato sera, intorno alle 23, un gruppo di almeno cinque giovani ha aggredito con inaudita ferocia un uomo privo di documenti, probabilmente di origine nordafricana e senza fissa dimora. Colpi di calci, pugni e bastoni: una violenza cieca e gratuita che ha lasciato la vittima riversa sul marciapiede, con il volto tumefatto e una lesione polmonare che ne ha compromesso la respirazione.

L’episodio, avvenuto in una zona nota per il degrado e l’insicurezza notturna, ha riacceso i riflettori su un problema annoso: la devianza giovanile che si abbatte sui più deboli, trasformando la diversità in un bersaglio facile.

Secondo le prime ricostruzioni della polizia, l’aggressione potrebbe essere stata motivata da un rigurgito di odio razziale, un’ipotesi che emerge dalle testimonianze raccolte e dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

“Colpevole solo di esistere ai margini”, come ha commentato amaramente un volontario della Caritas locale, che conosceva la vittima di vista per le distribuzioni serali di cibo.L’intervento eroico e il salvataggio in extremisLe urla strazianti della vittima hanno perforato il silenzio della notte, attirando l’attenzione di un sorvegliante di un cantiere edile adiacente alla stazione.

Con un coraggio che ha fatto la differenza, l’uomo – un 52enne del posto che ha preferito l’anonimato per timore di ritorsioni – si è precipitato sul luogo, urlando e brandendo una torcia per disperdere il branco.

“Ho visto cinque ombre che lo stavano calpestando come un sacco dell’immondizia”, ha raccontato ai poliziotti, la voce ancora tremante. Il suo intervento tempestivo ha messo in fuga gli aggressori, descritti come ragazzi tra i 16 e i 20 anni, con uno solo forse maggiorenne.

Immediatamente, il sorvegliante ha chiamato il 118: l’ambulanza è arrivata in pochi minuti, trasportando il ferito d’urgenza all’ospedale di Nola.Le condizioni dell’uomo, stimato intorno ai 40-45 anni, rimangono gravi. Ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione, soffre di multiple contusioni al volto, fratture nasali e una contusione polmonare che ha richiesto ossigenoterapia.

La vittima, ancora non identificata formalmente per mancanza di documenti, è stata descritta dai medici come “un corpo martoriato dalla strada, ma con una tempra che lo ha tenuto in vita”.

Le indagini puntano ora a ricostruire il suo percorso: si ipotizza che fosse un migrante irregolare, in Italia da tempo, che bazzicava la stazione per trovare riparo o un pasto caldo.La caccia al branco: telecamere e testimonianze al vaglioGli agenti del commissariato di Nola, guidati dal vicequestore aggiunto Maria Grazia Esposito, sono al lavoro senza sosta. Le telecamere della stazione e di un esercizio commerciale vicino hanno catturato frammenti dell’aggressione: volti sfocati, ma movimenti riconoscibili che potrebbero inchiodare i responsabili.

Il gruppo, secondo le prime descrizioni, era “ben organizzato, come in una spedizione punitiva”, e uno dei ragazzi portava un cappuccio con il logo di una squadra di calcio locale, un indizio che potrebbe accelerare le identificazioni.L’inchiesta, coordinata dalla procura di Nola, privilegia l’ipotesi dell’odio razziale: la vittima sarebbe stata apostrofata con insulti xenofobi prima dell’assalto.

L’eco del passato: il fantasma di Sasha e la ferita aperta di Nola

Questo raid brutale rievoca un capitolo nerissimo della storia locale, datato 2015. Dieci anni fa, proprio nei pressi della stazione, un altro senzatetto – Sasha, un cittadino ceco di 38 anni – fu massacrato da un branco di giovani ubriachi.

Calci e pugni fino a ridurlo in fin di vita: Sasha sopravvisse per miracolo, ma l’episodio scatenò un’onda di indignazione collettiva. La città si mobilitò con veglie e petizioni, e i colpevoli – quattro minorenni – finirono in comunità.

Somma Vesuviana, tragedia sulla Statale 268: muore a 27 anni il motociclista Claudio Paone

Somma Vesuviana –  Una mattina di dolore e sgomento quella di oggi lungo la Statale 268, nel tratto che attraversa Somma Vesuviana, dove un motociclista di 27 anni, Claudio Paone, ha perso la vita in un terribile incidente stradale.

Erano da poco passate le 6 del mattino quando il giovane, in sella alla sua moto e diretto verso Napoli, ha improvvisamente perso il controllo del mezzo all’altezza di via Seggiari, nei pressi di un noto punto vendita di arredamento. L’impatto con l’asfalto è stato violentissimo, tanto da sbalzarlo a diversi metri di distanza.

I soccorsi e la corsa inutile in ospedale

A notare il corpo sull’asfalto sono stati alcuni automobilisti di passaggio, che hanno subito lanciato l’allarme al 118. Sul posto sono arrivati i soccorritori e i Carabinieri, ma le condizioni del giovane sono apparse da subito disperate.

Nonostante i tentativi di rianimazione sul posto e il trasporto d’urgenza in ospedale, Claudio Paone è deceduto poco dopo il ricovero, a causa delle gravi ferite riportate.

L’area dell’incidente è stata temporaneamente chiusa per consentire i rilievi tecnici e la rimozione del mezzo, mentre il traffico sulla 268 ha subito forti rallentamenti per diverse ore.

Le indagini: asfalto viscido o un ostacolo improvviso

Sulla dinamica dell’incidente stanno indagando i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Castello di Cisterna, insieme ai militari della stazione di Somma Vesuviana.
Secondo le prime ipotesi, il 27enne potrebbe aver perso il controllo della moto a causa dell’asfalto reso viscido, forse per l’umidità del mattino, oppure per un ostacolo improvviso.

Non si esclude neanche il coinvolgimento di un altro veicolo, che potrebbe aver innescato la perdita di equilibrio. Le telecamere presenti lungo la statale potrebbero fornire elementi utili per chiarire la dinamica.

Un ragazzo solare, amante delle due ruote

Claudio Paone era originario di San Giorgio a Cremano ma residente a Casoria, dove viveva con la famiglia. Gli amici lo descrivono come un ragazzo solare, educato, appassionato di moto e di velocità, ma sempre attento e prudente.

La notizia della sua morte si è diffusa rapidamente sui social, dove amici e conoscenti lo hanno ricordato con decine di messaggi e fotografie.“Avevi tutta la vita davanti, non ci credo ancora”, scrive un amico su Facebook.
“Un’altra giovane vita strappata alla strada”, aggiunge un conoscente.

L’ennesima vittima della 268

La Statale 268, già ribattezzata negli anni “strada della morte”, torna così a mietere vittime.

Nonostante gli interventi di ammodernamento e la realizzazione di nuovi svincoli, il tratto che collega l’area vesuviana a Napoli resta uno dei più pericolosi della Campania, spesso teatro di incidenti gravi e mortali.

Solo negli ultimi mesi, si sono registrati numerosi sinistri lungo l’arteria, spesso legati a velocità elevate, sorpassi azzardati o condizioni del manto stradale non ottimali.
Dolore e rabbia

La comunità di San Giorgio a Cremano e quella di Casoria si sono strette nel dolore per la tragica scomparsa del giovane.

Il sindaco di Casoria, attraverso i canali ufficiali, ha espresso vicinanza alla famiglia Paone, sottolineando come “ogni morte sulla strada sia una sconfitta collettiva”.

Intanto i familiari attendono l’autorizzazione per la restituzione della salma e la celebrazione dei funerali, che si preannunciano partecipatissimi.

Una nuova croce sulle strade della Campania.

Una vita spezzata all’alba, mentre il sole stava appena nascendo sopra il Vesuvio.
Un’altra tragedia che riaccende i riflettori sulla sicurezza delle arterie regionali, dove troppo spesso la combinazione di velocità, disattenzione e pericoli stradali continua a costare vite giovanissime.

Rieti, sassi e mattoni contro il bus dei tifosi di Pistoia: muore l’autista

Rieti – Una tragedia assurda, un episodio di violenza che nulla ha a che fare con lo sport. È morto nella serata di ieri l’autista di un pullman che stava riportando a casa i tifosi del Pistoia Basket, dopo la partita di Serie A2 disputata al PalaSojourner di Rieti contro la Sebastiani.

L’uomo, secondo una prima ricostruzione, è stato colpito da un mattone lanciato contro il parabrezza del mezzo durante un assalto all’altezza dello svincolo di Contigliano, lungo la superstrada Rieti-Terni.

L’assalto e la tragedia

Il pullman, che trasportava un gruppo di tifosi toscani, era da pochi minuti partito dal palazzetto, dove si era da poco conclusa la gara vinta dal Pistoia. Durante il tragitto, alcuni soggetti – presumibilmente appartenenti alla tifoseria locale – avrebbero preso di mira il mezzo con un fitto lancio di sassi e mattoni, centrando in pieno il parabrezza.

Uno dei colpi ha raggiunto il secondo autista, seduto accanto al collega alla guida. L’impatto si è rivelato fatale: l’uomo è deceduto sul colpo, prima ancora dell’arrivo dei soccorsi.

Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari del 118, oltre a diverse pattuglie della Polizia e dei Carabinieri, che hanno cinturato l’area e avviato i rilievi. Il parabrezza anteriore del bus è risultato sfondato in un punto, proprio in corrispondenza del sedile dell’autista colpito. Altri segni di impatto sono stati rilevati anche dal lato del guidatore.

Le forze dell’ordine stanno vagliando le immagini delle telecamere lungo il tratto di superstrada e nelle zone limitrofe al PalaSojourner per identificare gli autori del gesto. L’ipotesi più accreditata è che si sia trattato di un agguato ultrà organizzato dopo la sconfitta della squadra di casa.
La Procura di Rieti ha aperto un’inchiesta per omicidio e danneggiamento aggravato, mentre non si esclude che possano emergere profili di responsabilità anche sul piano dell’ordine pubblico e della sicurezza post-partita.

Il cordoglio delle società

“Quanto accaduto ci lascia sgomenti – scrive in una nota la Sebastiani Basket Rieti –. Il pullman che trasportava i tifosi ospiti, sulla strada del rientro, ha subito un atto inqualificabile, una sassaiola che ha causato la morte di un autista. La società si dissocia completamente da quanto accaduto ed esprime il più sincero cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia della vittima”.

Sconcerto e dolore anche nelle parole del club toscano: “Pistoia Basket 2000 – si legge nella nota ufficiale – ha appreso con sgomento la notizia della morte di uno dei due autisti in servizio. Restiamo in attesa dei riscontri della magistratura, ma quanto emerso è inaccettabile. Il presidente Joseph David e tutta la società si stringono attorno alla famiglia dell’autista e ai suoi cari”.

Una ferita per lo sport

Un episodio che scuote il mondo del basket e non solo, riportando alla mente le pagine più buie della violenza sportiva.
Da chiarire se l’attacco fosse mirato al pullman dei tifosi o se si sia trattato di un gesto isolato di teppismo. Resta il fatto che, ancora una volta, la passione sportiva si è trasformata in follia, e un uomo ha perso la vita per una partita di pallacanestro.

Oroscopo di oggi 20 ottobre 2025 segno per segno

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Oroscopo di oggi : la giornata di lunedì 20 ottobre 2025 si presenta come un delicato equilibrio tra l’energia dinamica di alcuni segni e la ricerca di stabilità di altri.

Mentre i segni di fuoco sono spinti all’azione e all’innovazione, i segni di terra troveranno beneficio nella pazienza e nella concretezza.

ARIETE

Amore: Giornata di passione travolgente. Cerca momenti di intimità con il partner.
Lavoro: La tua energia è contagiosa. Attenzione a non essere troppo impulsivo.
Salute: Perfetta per attività fisiche intense. Scarica lo stress con lo sport.
Finanze: Evita spese impulsive. Un investimento ragionato potrebbe fruttare.
Consiglio: La tua audacia è magnetica, usala con saggezza.

TORO

Amore: Cerca stabilità emotiva. Una cena romantica rafforzerà il legame.
Lavoro: La costanza premia. Dedica tempo alla pianificazione.
Salute: Cura l’alimentazione. Una cena leggera ti rigenererà.
Finanze: Situazione stabile. Ottimo momento per risparmiare.
Consiglio: La pazienza è la tua virtù più preziosa.

GEMELLI

Amore: La comunicazione è fondamentale. Esprimi i tuoi sentimenti con sincerità.
Lavoro: Le idee non mancano, ma concentrati su un obiettivo alla volta.
Salute: La mente è iperattiva. Ritrovati con una passeggiata rilassante.
Finanze: Piccole entrate inaspettate. Non sperperarle.
Consiglio: Le tue parole hanno il potere di costruire ponti.

CANCRO

Amore: Le emozioni sono in superficie. Crea un nido d’amore accogliente.
Lavoro: Il tuo intuito è infallibile. Fidati delle tue sensazioni.
Salute: Ascolta il tuo corpo. Ritagliati momenti di tranquillità.
Finanze: Investi nella tua casa. Un acquisto saggio per il futuro.
Consiglio: La tua sensibilità è una forza, non una debolezza.

LEONE

Amore: Il tuo carisma è al top. Sorprendi il partner con un gesto romantico.
Lavoro: Momento favorevole per metterti in luce. Le tue idee verranno apprezzate.
Salute: Energia da vendere. Sfruttala per un’attività creativa.
Finanze: Possibile spesa per un lusso meritato. Goditelo senza sensi di colpa.
Consiglio: Brilla, ma ricorda di riscaldare il cuore di chi ami.

VERGINE

Amore: I gesti concreti valgono più delle parole. Mostrati premuroso.
Lavoro: La tua precisione è richiestissima. Risolverai un problema complesso.
Salute: Attenzione all’ansia da prestazione. Una lista di priorità ti aiuterà.
Finanze: Ottimo giorno per fare bilanci e pianificare le spese future.
Consiglio: La perfezione sta nei dettagli, ma la felicità a volte sta nel saperli ignorare.

BILANCIA

Amore: Cerca armonia e bellezza. Un appuntamento romantico è ideale.
Lavoro: Le tue doti diplomatiche sono preziose. Mediazione vincente in vista.
Salute: L’equilibrio è tutto. Yoga o meditazione ti aiuteranno a centrarti.
Finanze: Tendi a spendere per cose belle. Concediti un piccolo lusso, ma con moderazione.
Consiglio: La tua bellezza interiore attrae più di qualsiasi altra cosa.

SCORPIONE

Amore: Passioni intense e magnetiche. Uno sguardo può dire più di mille parole.
Lavoro: La tua determinazione è incrollabile. Abbraccia il cambiamento.
Salute: Energia potente. Canalizzala in un’attività fisica intensa.
Finanze: Occasione da valutare con attenzione. Il tuo intuito finanziario è forte.
Consiglio: La tua forza sta nel trasformare le crisi in opportunità.

SAGITTARIO

Amore: L’avventura chiama! Parla dei vostri sogni con il partner.
Lavoro: Le idee viaggiano veloci. Ottimo per progetti internazionali.
Salute: Il bisogno di libertà è forte. Una gita fuori porta ti rigenererà.
Finanze: Investi nella tua formazione. Un corso potrebbe aprirti nuove porte.
Consiglio: Punta in alto, ma ricorda che la felicità è anche nel viaggio.

CAPRICORNO

Amore: L’affidabilità è il tuo miglior afrodisiaco. Mostrati come una roccia.
Lavoro: La perseveranza inizia a dare frutti. I superiori notano i tuoi sforzi.
Salute: Resistente come sempre, ma non trascurare il riposo.
Finanze: La tua gestione oculata dà i suoi frutti. Raccogli i benefici.
Consiglio: I frutti più dolci sono quelli che maturano più a lungo.

ACQUARIO

Amore: L’amicizia è la base dell’amore. Una serata con gli amici può riservare sorprese.
Lavoro: Le tue idee visionarie sono tue alleate. Condividile con il team.
Salute: Benessere mentale e fisico sono collegati. Prova una nuova attività di gruppo.
Finanze: Investi in tecnologia o innovazione. Potrebbe rivelarsi redditizio.
Consiglio: Il futuro ti appartiene. Non aver paura di essere diverso.

PESCI

Amore: Sii romantico e sognatore, ma resta ancorato alla realtà.
Lavoro: La creatività è al massimo. Ottimo per professioni artistiche.
Salute: Ricarica le energie con momenti di solitudine e silenzio.
Finanze: Situazione nebulosa. Aspetta chiarezza prima di investire.
Consiglio: La tua compassione è un faro per gli altri.

Saturno in Pesci ci ricorda l’importanza della disciplina nei nostri sogni, mentre Urano in Toro ci spinge a cercare innovazione nella stabilità. Il messaggio universale è di ascoltare il proprio ritmo interiore senza forzature, trovando il coraggio di agire quando necessario ma anche la saggezza di attendere il momento giusto.

Ricordate che le stelle suggeriscono, ma siete voi gli artefici del vostro destino. Siate coraggiosi nell’amore, saggi nel lavoro e generosi con voi stessi. La vera magia non sta nelle stelle, ma in come decidete di interpretare la loro luce.

Tassisti napoletani in rivolta: “Maratona un disastro, sciopero il 23 ottobre inevitabile”

Napoli – Un caos viario “al limite della sostenibilità” ha paralizzato Napoli oggi, durante la maratona internazionale, lasciando turisti e cittadini intrappolati nel traffico e i tassisti sull’orlo della protesta.

In una lettera aperta inviata al Prefetto Michele Di Bari, le principali sigle sindacali del settore taxi denunciano una gestione “inadeguata” dell’evento, accusando l’Assessore alla Mobilità Gaetano Cosenza di scarsa sensibilità verso la mobilità urbana.

Lo sciopero proclamato per il 23 ottobre resta confermato: “Non ci faremo incantare da incontri all’ultimo minuto”.La kermesse podistica, che ha visto migliaia di atleti sfrecciare per le strade del centro storico, ha trasformato la città in un labirinto infernale. Strade interdette per garantire sicurezza e fluidità alla gara – da Piazza del Plebiscito a Via Caracciolo – si sono sovrapposte ai cantieri per il restyling urbano già in corso, come quelli in Piazza Plebiscito e Via Toledo.

Risultato? Tempi di percorrenza triplicati verso gli hub cruciali: Stazione Centrale, Porto e Aeroporto di Capodichino. “Numerosi clienti sono arrivati in extremis”, scrivono i sindacati, tra cui Fast Confsal-Federtaxi Cisal, Sitan/Atn Orsa Taxi, Tassisti di Base, Confail, Ugl Unimpresa, UriTaxi e Uti/Consortaxi.

“Turisti disorientati, famiglie con bagagli bloccate ore in coda: un danno incalcolabile all’immagine di Napoli”.Non è la prima volta. La lettera, firmata da un fronte compatto di sigle che rappresentano migliaia di licenze, lega l’episodio a una “gestione sistematica inadeguata” degli eventi in città.

“Organizzare una maratona in un’urbe già congestionata è stato un errore grave”, tuonano i rappresentanti, puntando il dito contro l’Assessore Cosenza: “Ha dimostrato ancora una volta scarsa attenzione alle esigenze della mobilità e alle difficoltà quotidiane degli operatori”.

I tassisti, che garantiscono un servizio essenziale per il boom turistico partenopeo – oltre 5 milioni di visitatori annui – lamentano perdite economiche immediate: corse cancellate, percorsi obbligati inefficienti, e un rischio costante di perdere passeggeri verso l’abusivismo, che secondo stime Ansa erode il 20-25% del mercato regolare.

La protesta non è solo corporativa: “La nostra azione è volta a tutelare i cittadini napoletani e i turisti, garantendo una mobilità efficiente, regolare e rispettosa delle regole”, si legge nel documento. Rifiutando l’invito assessorale per un vertice il 22 ottobre – percepito come un “tentativo di revocare la protesta all’ultimo momento, come in passato” – i sindacati invocano riforme strutturali.

Al centro delle richieste: una task force interistituzionale per protocolli anti-caos durante gli eventi, monitoraggio real-time del traffico con app geolocalizzate, e misure anti-abusivismo con controlli misti tra polizia e ispettori comunali. Riferimenti normativi non mancano: dal Codice della Strada (D.lgs. 285/1992) alla legge sul servizio taxi (298/1974), fino al Regolamento Ue 181/2011 sui diritti dei passeggeri.Il Prefetto Di Bari, destinatario della missiva, potrebbe giocare un ruolo chiave come mediatore tra Comune, Regione e categoria.

Napoli, crocevia di turismo e logistica, non può permettersi altri intoppi: la maratona, pur un successo sportivo con partecipanti da 50 nazioni, rischia di lasciare un’amara eco sui social, dove già fioccano lamentele da runner e visitatori. “Viabilità, piano traffico e legalità: per una mobilità pubblica efficiente e sicura”, recita lo slogan finale della lettera, un monito che riecheggia le battaglie storiche dei tassisti contro il degrado urbano.

Intanto, la città riprende fiato dopo il blocco. Ma con lo sciopero alle porte, il countdown è partito: basterà un cambio di rotta istituzionale per evitare il fermo? O Napoli replicherà lo schema del “tutto va bene” post-emergenza? La palla è nel campo del Prefetto – e del Comune.

Bartolo Longo è Santo. Il Papa: “Un uomo autentico, non un eroe”.

Città del Vaticano – “Li iscriviamo nell’albo dei santi, stabilendo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati”. Con questa formula solenne, pronunciata davanti a 70.000 fedeli in una Piazza San Pietro baciata dal sole, Papa Leone XIV ha canonizzato questa mattina sette nuovi santi, tra cui l’italiano Bartolo Longo, fondatore laico del Santuario di Pompei.

Un boato di gioia si è levato dalla piazza, unendosi idealmente a quello proveniente da Pompei, dove migliaia di fedeli hanno seguito la cerimonia in diretta dai maxischermi allestiti nel piazzale del Santuario. “Abbiamo pregato tanto”, è stato il commento commosso di molti pellegrini nella città mariana.

La “grande festa della santità”

In una giornata missionaria segnata, però, dalle ombre delle guerre, il Pontefice ha indicato al mondo nuovi esempi di fede. La geografia della santità, ha sottolineato il Papa, è ampia e abbraccia oggi l’intero pianeta.

Insieme a Bartolo Longo, l’Italia festeggia altre due sante: suor Maria Troncatti e suor Vincenza Maria Poloni. Per quest’ultima, originaria di Verona, era presente in piazza anche il sindaco Damiano Tommasi.

Ma la Chiesa ha celebrato anche:Peter To Rot, il primo santo della Papua Nuova Guinea, i cui connazionali erano presenti in piazza con i loro abiti tradizionali.

Ignazio Choukrallah Maloyan, arcivescovo armeno cattolico, martire del genocidio del 1915.

José Gregorio Hernandez e Maria del Monte Carmelo Rendiles Martínez, i primi due santi nella storia del Venezuela.

La storia di Bartolo Longo e l’appello per la pace

Per l’Italia era presente la più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana.

Nell’omelia, Papa Leone XIV ha descritto i nuovi santi non come “eroi o paladini di qualche ideale, ma uomini e donne autentici”. Un ritratto che si adatta perfettamente alla figura di Bartolo Longo, la cui vita fu “accidentata”: da giovane anticlericale e spiritista a instancabile protettore degli ultimi, dedicando la sua vita agli orfani e ai figli dei carcerati, per i quali costruì l’imponente opera pompeiana.

Il pensiero del Papa è poi andato ai drammi del mondo. All’Angelus, ha lanciato un nuovo, accorato appello per la pace in Terra Santa, Ucraina e Myanmar. “Dio è lì dove l’innocente soffre”, ha detto il Pontefice. “Quando siamo crocifissi dal dolore e dalla violenza, dall’odio e dalla guerra, Cristo è già lì, in croce per noi e con noi”.

Truffa dei finti sms: denunciati due giovani napoletani

Un sms truffa, la paura di un bonifico non autorizzato e due operazioni bancarie fatte in buona fede che sono costate quasi 10mila euro a una donna di 57 anni di Montecosaro, in provincia di Macerata.

È questa la vicenda ricostruita dai Carabinieri della locale stazione, che dopo un’articolata indagine telematica e bancaria hanno denunciato due giovani napoletani, di 22 e 23 anni, accusati di truffa aggravata mediante la tecnica del cosiddetto phishing.

Tutto è iniziato lo scorso agosto, quando la vittima ha ricevuto un sms apparentemente inviato dalla propria banca, in cui le veniva segnalato un bonifico sospetto in uscita dal conto corrente. Nel messaggio era indicato un numero telefonico da contattare per bloccare l’operazione.

Presa dal panico, la donna ha chiamato e dall’altra parte della linea ha trovato una voce calma e convincente, che si è spacciata per un operatore dell’istituto di credito. Seguendo le istruzioni fornite, la 57enne ha effettuato un bonifico “di sicurezza” di circa 5mila euro, credendo di mettere al riparo i propri risparmi.

Il giorno successivo, non vedendo l’operazione annullata, la vittima ha ricontattato lo stesso numero e, sempre convinta di parlare con un addetto della banca, è stata indotta a effettuare un secondo bonifico da quasi 5mila euro. Solo dopo aver realizzato di essere stata raggirata, la donna si è rivolta ai carabinieri insieme al compagno.

Le indagini e le denunce

Grazie a un accurato lavoro investigativo, i militari di Montecosaro sono riusciti a risalire alla Postepay su cui erano confluiti i due bonifici e a individuare i due presunti truffatori.
Secondo quanto ricostruito, il 23enne era il titolare della carta, mentre il 22enne lo aveva accompagnato in vari uffici postali di Napoli per ritirare il denaro e ne aveva ricevuto una parte sul proprio conto corrente.

Entrambi sono stati denunciati a piede libero per truffa aggravata. Le indagini proseguono per accertare eventuali collegamenti con altre frodi informatiche di analoga modalità.

L’allarme dei Carabinieri

I militari ribadiscono l’importanza di non rispondere mai a sms o telefonate sospette che chiedono di eseguire operazioni bancarie o fornire dati sensibili.
“In caso di dubbi – sottolineano i Carabinieri – è sempre meglio contattare direttamente la propria banca o recarsi di persona allo sportello. Le frodi digitali stanno diventando sempre più sofisticate, ma la prudenza resta la prima difesa contro i truffatori”.

Napoli, colpo ai pusher di corso Protopisani: sequestrati 6 panetti di hashish e munizioni

Colpo ai gestori del traffico di droga al dettaglio nella zona di san Giovanni a Teduccio.

Nel pomeriggio di ieri, infatti,  gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra, nell’ambito dei servizi di controllo del quartierei, hanno effettuato una verifica presso uno stabile in stato di sito in corso Nicolangelo Protopisani, zona notoriamente sotto il controllo delle famiglie legate al clan Mazzarella.

La decisione di effettuare la verifica si è rivelata proficua visto che i poliziotti hanno rinvenuto e sequestrato be 6 panetti di hashish del peso complessivo di circa 700 grammi e 33 munizioni di vario calibro.

Proseguono i servizi straordinari predisposti dalla Questura di Napoli per contrastare i Ora le indagini proseguono per risalire ai chi utilizzava quell’edificio come deposito della droga e stabilire il giro di affari della piazza di spaccio.

Lettera aperta al Sindaco Manfredi: “Corso Umberto I non è più Napoli: è il Bronx”

C’è un tratto di Napoli che dovrebbe rappresentare la vitalità, la cultura, la vita pulsante di una città che accoglie e respira. E invece oggi il Corso Umberto I è diventato un corridoio di paura, un luogo dove camminare significa guardarsi le spalle e sperare di tornare a casa con tutto ciò che si aveva addosso.

Lo so perché mi è successo.

Pochi giorni fa, in pieno giorno, ho subito un tentativo di scippo proprio lì. Avevo uno zainetto in spalla e, se non avessi avuto i riflessi pronti, mi avrebbero portato via tutto: portafoglio, telefono, documenti. Lo zaino era già completamente aperto. Mi sono voltata di scatto, ho afferrato il ragazzo, e lui, spiazzato, mi ha detto soltanto: “Lasciami stare, non ho preso niente!”.

Mi sono fermata, solo perché avevo ancora tutto con me. Ma dentro ribollivo. La verità è che, in casi come questi, se reagisci, rischi pure di passare tu dalla parte del torto.
E non è finita lì.

Appena quindici minuti dopo, davanti ai miei occhi, hanno provato a scippare un signore, probabilmente straniero. Ho urlato per metterlo in guardia, d’istinto. E subito quel gruppo si è avvicinato a me con fare minaccioso, intimandomi che “quelle cose non si fanno”. Capite?

Non si fa difendersi. Non si fa gridare. Non si fa reagire.Nel frattempo, uno di loro, più defilato, faceva il “piantone”. Mi ha chiesto se fosse successo anche a me, poi, con calma glaciale, ha preso il telefono e ha chiamato qualcuno. In quel momento ho capito che era meglio andar via.

E allora, Signor Sindaco, mi chiedo: com’è possibile che nel cuore pulsante della città non ci sia un presidio costante delle forze dell’ordine?

A pochi passi da università, scuole, negozi, banche e uffici, il Corso Umberto è ormai diventato il Bronx. È inutile concentrare decine di pattuglie in piazza Garibaldi, se poi basta svoltare l’angolo per trovarsi in una zona franca dove i delinquenti agiscono indisturbati.

Napoli non merita questo.

Non lo meritano i cittadini che ogni giorno attraversano quella strada per lavorare o studiare. Non lo meritano i turisti che vengono da tutto il mondo per vedere la bellezza e si trovano davanti la paura.

Serve un presidio fisso, visibile, umano, quotidiano. Non bastano le telecamere, non servono proclami. La sicurezza non si promette: si garantisce.
Oggi è toccato a me, domani potrebbe toccare a chiunque. Anche a un familiare del Sindaco, a un assessore, a chiunque attraversi quella strada credendo di essere semplicemente in casa propria.

Scrivo con amarezza, ma anche con una speranza che non voglio perdere: che Napoli possa ancora essere difesa, che la sua dignità torni più forte della paura, e che il Corso Umberto I, un tempo simbolo di vita e movimento, non resti un nome vuoto in una città sempre più abbandonata a sé stessa.

Valeria Iuliano
Cittadina napoletana

Vendetta per il video hot ai Quartieri Spagnoli, in cella anche il boss e il figlio minorenne

Napoli – Una vendetta “di famiglia”, un regolamento di conti nato da un video hard, una notte di fuoco tra i vicoli più densi e difficili di Napoli.

Ai Quartieri Spagnoli, tra via Conte di Mola e Montecalvario, il 15 settembre scorso si è consumata una doppia azione armata in pieno stile camorristico: due agguati nel giro di un’ora, un ferito grave e quattro persone arrestate — tra cui due minorenni, uno dei quali figlio del ras che avrebbe ordinato la spedizione punitiva.

Dietro la sparatoria, una storia che ha il sapore amaro della vendetta privata e dell’onore violato: tutto sarebbe nato da un video hot girato da I. C. (che compirà 18 anni tra poco) con la sua ex fidanzata, figlia proprio del boss che ha poi ordinato la punizione.

La notte del sangue

È l’alba del 15 settembre, le stradine dei Quartieri sono ancora semideserte. Una Smart Forfour nera percorre via Conte di Mola: a bordo ci sono I.C., il vero obiettivo, e Umberto Catanzaro, un giovane calciatore. Dal buio spuntano tre uomini mascherati, il volto coperto da passamontagna neri con nasi adunchi e occhi scuri. Indossano giubbotti impermeabili neri, ai piedi sneakers da corsa.

Pochi secondi, e parte l’inferno: colpi di pistola, vetri in frantumi, urla. Ma la mira tradisce i killer: Casola riesce a fuggire, mentre Catanzaro viene colpito e resta a terra, gravemente ferito. Il commando scompare tra i vicoli, lasciandosi dietro un tappeto di bossoli e sangue. Il giovane calciatore, nonostante le gravi ferite, riesce a raggiungere la casa del suocero che abita nelle vicinanze e si fa accompagfnare in ospedale

La vendetta immediata

Appena scampato all’agguato, I.C. che sui social si mostra con atteggiagamenti da bullo e grosse catene in oro al collo,  non chiama la polizia. Fa ciò che nei codici di strada è “legge”: si arma e va a cercare vendetta.

Alle 5.22, poco più di un’ora dopo, un altro quartiere — Montecalvario — diventa teatro del secondo scontro. I.C. entra in un basso dove vive la fidanzata di un affiliato del presunto boss mandante del primo raid.

Apre il fuoco: colpisce alle gambe L. D.L., indicato come uno dei giovani legati al gruppo rivale. Una rappresaglia fulminea e rabbiosa, che provoca anche il malore di una donna presente nell’abitazione.

Una notte di paura, un “botta e risposta” in perfetto stile pulp, con pistole, maschere e vendette personali calate in un contesto criminale.

L’indagine dei Carabinieri

Il caso, fin dall’alba, finisce sul tavolo dei Carabinieri della Compagnia Napoli Centro, che ricostruiscono l’intera vicenda grazie a intercettazioni, testimonianze e confidenze di quartiere.

Determinante il contributo di una studentessa universitaria svegliata dai colpi di pistola del primo agguato.

Gli investigatori scoprono il retroscena: dietro il primo raid c’è la mano di un 46enne legato al clan Mazzarella, spalleggiato da una 23enne (A.N.), accusata di aver fornito supporto logistico e copertura al commando, offrendo un B&B come rifugio per disfarsi delle armi e dei giubbotti usati nell’agguato.

Con loro finiscono in cella i due minorenni, tra cui il figlio del boss mandante, arrivati sul luogo della sparatoria con qualche minuto di ritardo e lo stesso I. C. che poi era il vero obiettivo dell’agguato.

Una giovane camorra che cresce nei vicoli

Il quadro emerso dall’indagine racconta una camorra giovane, rabbiosa, tecnologica, dove il confine tra vendetta privata e dinamiche criminali è sempre più sottile.

Non a caso, uno dei minorenni coinvolti era già noto alle cronache: anni fa, si rese protagonista del furto dell’Albero di Natale in Galleria Umberto, episodio che fece il giro dei media. Dalla bravata infantile al sangue nei vicoli: la parabola nera di una generazione cresciuta nel culto dell’arma e del rispetto criminale.

Due agguati in meno di due ore, armi, maschere, vendette e un video hard come scintilla.
Una storia che riassume, tragicamente, le contraddizioni dei Quartieri Spagnoli: un luogo dove la vita e la morte si incrociano in un vicoletto, e dove l’onore ferito può ancora costare una pallottola.

De Laurentiis e il sogno americano sfumato: “Pensai a tre club MLS, ma il sistema è una trappola per ricchi”

Washington – Aurelio De Laurentiis, il re del cinema e del calcio partenopeo, ha sfoderato un retroscena esplosivo alla serata della National Italian American Foundation (NIAF): quindici anni fa, tentò di lanciare tre squadre negli Usa – a Las Vegas, Detroit e Philadelphia – ma il modello della MLS lo bloccò sul nascere.

“Intelligente per chi l’ha inventato, non per chi gioca”, ha tagliato corto il patron del Napoli durante la premiazione del NIAF/De Laurentiis Film Prize.Il problema? Nessuna retrocessione, prestiti forzati di giocatori tra club e una fee d’ingresso da 300 milioni di dollari: “La vera competizione è nelle serie B, non nella MLS, dove presti i tuoi talenti agli altri e rischi di non retrocedere mai”.

Non è nostalgia: De Laurentiis, che ha trasformato il Napoli con due scudetti vineti negli ultimi tre anni usa l’aneddoto per lanciare una stoccata al calcio di casa nostra. “È arrivato il momento di cambiare: regole del gioco e format dei campionati, in Europa e Italia”.

Parole che sanno di déjà-vu: da anni il presidente Figc in pectore spinge per una Serie A a 18 squadre (da 20), play-off scudetto e Conference europea riformata. “Basta con calendari eterni e disparità economiche – ha tuonato in interviste passate – la Superlega? Un’idea morta, ma serve evoluzione, non rivoluzione”.

Nel 2025, con la Lega che discute il nuovo format (più derby, meno viaggi folli), le sue proposte – ridotti costi, più meritocrazia – guadagnano terreno, specie dopo lo scandalo plusvalenze che ha lambito mezzo calcio italiano.La platea NIAF, 500 ospiti tra diplomatici e star italo-americane (da Lady Gaga a Cuomo), ha applaudito: l’evento, parte del 50° Gala della fondazione, celebra l’eredità italiana oltre Atlantico, con De Laurentiis ponte tra celluloide (Filmauro ha prodotto 500 film) e pallone.

“Porto Napoli qui per ispirare – ha chiosato – come ho fatto con Osimhen e Kvaratskhelia, talenti globali”. Ma sui social, reazioni miste: tifosi azzurri esaltano (“ADL visionario, MLS è noia pura”), scettici lo accusano di “chiacchiere da showman”.

Esperti come il giornalista sportivo Paolo Condò commentano: “De Laurentiis vede lontano: la MLS cresce (ricavi 1 miliardo USD nel 2025), ma senza dramma sportivo resta intrattenimento soft. In Italia, le sue riforme potrebbero salvare la Serie A dal declino”.

Guardando avanti, il messaggio è chiaro: per De Laurentiis, il calcio non è business statico, ma spettacolo vivo. Dal sogno americano accantonato alla lotta per un’Italia competitiva, il patron resta il guastafeste che il sistema ama odiare. Prossima mossa? Chissà, magari un film su quel “quasi-franchise” a Las Vegas.

Intanto, a Napoli, i sogni scudetto continuano: contro l’Inter il 25 ottobre, al Maradona blindato, servirà più che un sistema – servirà genio.

Fuorigrotta, allarme igiene e sicurezza alimentare nelle scuole del quartiere

Napoli– “Pizza cruda, zucchine amare e pomodori germogliati: siamo disperate”. È il grido d’allarme lanciato da decine di mamme degli alunni delle scuole di Fuorigrotta, tra cui la Minniti e la Kennedy, che hanno scritto al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra) per denunciare una situazione che definiscono “insostenibile” sul piano igienico-sanitario e della sicurezza alimentare.

Secondo le famiglie, da settimane i bambini sono costretti a consumare pasti di scarsa qualità e in ambienti poco salubri. Le segnalazioni riguardano non solo la mensa – gestita da una ditta con sede a Melito di Napoli – ma anche i servizi igienici scolastici, descritti come “sporchi, maleodoranti e maltenuti”. In un caso, è stata addirittura avvistata una blatta all’interno di un bagno.

Il cibo “da mensa” sotto accusa

Le mamme parlano di “pomodori vecchi al punto da germogliare, fagiolini non puliti, zucchine dal sapore amaro e pizze servite ancora crude”.
In alcune circostanze, raccontano, il personale della mensa avrebbe persino invitato i bambini a verificare con le mani se il cibo fosse commestibile, prima di mangiarlo.

“Non possiamo più accettare che i nostri figli siano esposti a simili rischi – si legge nella lettera inviata a Borrelli –. Chiediamo controlli immediati e trasparenza sulla qualità dei pasti serviti”.

L’intervento del deputato Borrelli

“È necessaria una verifica urgente da parte dell’ASL e dei NAS – ha dichiarato Borrelli –. Il pasto a scuola deve essere un momento di serenità e non un rischio per la salute. Le immagini che abbiamo ricevuto mostrano una situazione grave e intollerabile, che impone interventi immediati”.
Il parlamentare ha annunciato che presenterà una richiesta formale di ispezione straordinaria per accertare sia la qualità del cibo fornito, sia le condizioni igieniche delle mense e dei bagni nelle scuole di Fuorigrotta.

L’indignazione delle famiglie

Sui gruppi social dei genitori del quartiere cresce la rabbia: molti lamentano la mancanza di risposte da parte della dirigenza scolastica e chiedono di rivedere la convenzione con la ditta appaltatrice.
“È inaccettabile – scrive una madre – che nel 2025 i nostri figli debbano scegliere se mangiare o rischiare di star male”.

Il caso di Fuorigrotta si aggiunge a una serie di segnalazioni simili in altri quartieri di Napoli e riaccende il dibattito sulla qualità dei servizi di refezione scolastica, troppo spesso affidati ad aziende che – denunciano i genitori – “tagliano sui costi a discapito della salute dei bambini”.

Prodotti della Campania quali mangiare in autunno per godersi un’esperienza da sogno

L’autunno in Campania è una stagione che parla di terre antiche, di silenzi fra i boschi, del lento trasformarsi dei colori e dei profumi. È il momento in cui la natura raccoglie i suoi doni più segreti, e i prodotti campani autunnali emergono come testimoni di un legame profondo tra l’uomo e il paesaggio. Immagina di attraversare le strade di un borgo irpino, con la nebbia mattutina che si alza dalla valle, respirando l’aroma della terra umida, e di imbatterti in un antico mercato contadino dedicato alle castagne e ai funghi: ecco un’introduzione ai sapori d’autunno in Campania.

Non è solo gusto: è evocazione. È sentire la storia che pulsa nei vicoli, evocata da chi raccoglie, cucina, custodisce tradizioni. In questo racconto ti invito a percorrere (con il palato e con lo sguardo) i territori interni: l’Irpinia, il Sannio, il Matese, le montagne dell’alto Casertano. Ti racconterò come i castagneti delle baronie, i boschi misti di quercia e faggio, le colline interne, diventano fonte di eccellenza: castagne, funghi porcini, tartufi, mele annurche, zucche, ortaggi tardivi. Li accompagneremo con storie locali, con sagre e date in cui è ancora possibile incontrarli, e con consigli per vivere un’esperienza che sa di mito e di radici.

Tesori dei boschi e frutti della collina: funghi, castagne, racconti

Nel cuore delle aree interne campane, dove i boschi misti si alternano a pendii erbosi e declivi ombrosi, si concentrano alcuni dei doni più nobili della stagione: funghi, castagne, tartufi e altri frutti selvatici. Sono elementi fondamentali nei prodotti campani autunnali, capaci di tracciare un filo tra natura, cultura e identità locale.

Funghi e la Sagra dei Funghi di Cusano Mutri

Tra gli eventi più celebri che celebrano il fungo nella tradizione regionale c’è la Sagra dei Funghi di Cusano Mutri (BN), giunta nel 2025 alla sua 45ª edizione.
La manifestazione si svolge dal 19 settembre al 12 ottobre 2025 e anima il centro storico con stand gastronomici, escursioni nel Matese, musica, artigianato e percorsi tra vicoli e cantine.
Nei giorni feriali, gli stand sono attivi principalmente nelle ore serali, mentre sabato e domenica rimangono aperti anche a pranzo.
Una novità interessante dell’edizione 2025 è l’introduzione di un’app per prenotare il parcheggio, per evitare lunghe attese nelle giornate più affollate.
All’interno della sagra si possono trovare piatti tipici a base di fungo porcino, ma anche prodotti del sottobosco, formaggi, salumi locali, prodotti da forno e artigianato.

Un dettaglio non trascurabile: durante la stagione delle castagne, a Cusano Mutri è in vigore un’ordinanza comunale che vieta la raccolta dei funghi spontanei epigei nei castagneti da frutto tra il 25 settembre e il 30 novembre 2025, salvo eccezioni per i titolari dei fondi.

Castagne: la regina delle alture, con un cenno a Trevico

Accanto al fungo, la castagna è un simbolo indiscusso dell’autunno montano. In Campania le alture irpine e della Baronia custodiscono boschi antichi di castagni, i cui frutti diventano pane, farina, caldarroste, dolci e zuppe.

Un esempio emblematico è la castagna di Trevico, che gode del riconoscimento PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) e che viene raccolta nelle aree alte della Baronia (tra i comuni dell’Alta Irpinia).
Quest’anno a Trevico è prevista la Sagra della Castagna e della Patata nei giorni 25-26 ottobre 2025, un evento che unisce i frutti boschivi alla convivialità del borgo, con degustazioni, musica, percorsi enogastronomici e spettacoli.

In queste sagre locali è comune trovare non solo caldarroste e dolci a base di castagne, ma anche zuppe dolci e salate, farine di castagne miscelate con cereali, si confrontano ricette antiche e si riscoprono metodi di essiccazione e conservazione tramandati.

Il mito del bosco e semi d’antichi riti

I boschi campani non sono solo fonti alimentari: sono teatri di storie mitiche e gesti rituali. In molte comunità dell’Appennino meridionale circolano leggende sugli alberi sacrificati al cambio di stagione, sui guardiani invisibili del sottobosco e su antiche feste contadine legate alla potenza del castagno. Narrazioni di metamorfosi (animali trasformati in alberi), riti dell’“ultimo raccolto” prima dell’inverno, auguri ai giorni bui prossimi, accompagnano ogni cesta di funghi e caldarroste.

In piatti e sagre, si incontra così non solo il gusto dei prodotti, ma il sussurro di un mondo che dialoga con l’umano: ogni fungo porcino o castagna tiene memoria del terreno, del clima, dei raccolti e dei sacrifici degli agricoltori, e diventa veicolo di un’esperienza emozionale, oltre che gastronomica.

Orticoltura, frutta e ingredienti “di confine”

Accanto ai doni del sottobosco, l’autunno in Campania regala anche prodotti di collina e campagna che possono sorprendere il palato. Le primizie tardive includono zucche, melograni, fichi secchi e i primi agrumi.

Un prodotto che merita una menzione speciale è la melannurca campana (o mela annurca). È uno dei frutti simbolici della regione, raccolta già a partire da settembre e lasciata maturare nei giorni successivi. In autunno può essere inserita in torte, composte, abbinamenti con carne o formaggi, o consumata semplicemente cruda, come ponte tra stagione calda e fredda.

Nell’orticoltura locale, un prodotto che acquista rilevanza proprio in stagioni fresche è il cavolfiore della Piana del Sele, che ha una piena stagione autunnale/invernale. Allo stesso modo, altri ortaggi tardivi e varietà storiche possono arricchire zuppe, contorni e piatti rustici tipici.

Le sagre locali (come quella della castagna e della nocciola ad Avella) spesso affiancano ai boschi la frutta secca e i prodotti ortofrutticoli di collina nei loro banchetti, consentendo un’immersione totale nei sapori d’autunno in Campania.

Ricette ispirate, percorsi sensoriali e consigli per gustare al meglio

Per vivere a pieno l’autunno campano, non basta conoscere i prodotti: occorre saperli valorizzare attraverso ricette e percorsi. Ecco qualche suggerimento:

  • Zuppe e minestroni: classici caldi che accolgono castagne, fagioli, zucche e funghi. Un esempio tipico campano è la zuppa di castagne e fagioli, in cui la dolcezza della castagna si sposa con l’intensità del legume.
  • Torte salate e rustici: la torta rustica zucca e ricotta, oppure versioni locali di timballi ai funghi, permettono di combinare ingredienti autunnali con un formato conviviale.
  • Dolci stagionali: il castagnaccio (a base di farina di castagne, uvetta, pinoli), le mele annurche al forno, o dolci con nocciole e mandorle sono perfetti per concludere il pasto con un tono autentico.
  • Abbinamenti con vino e degustazioni: partecipare alle giornate del vino novello nelle cantine (in Irpinia, Sannio, Vesuvio) è un ottimo modo per accompagnare i piatti autunnali con vini del territorio.
  • Percorsi enogastronomici e sagre tematiche: segnala al lettore eventi come “Sapori d’autunno” che si tengono in borghetti campani: ad esempio la sagra dei funghi, la sagra della castagna e nocciola, momenti in cui si assaporano tanti prodotti campani autunnali sotto forma di piatti tipici.

Inoltre, per rendere l’esperienza ancor più immersiva, suggerisci al lettore di:

  • visitare mercati contadini locali nelle zone collinari o montane
  • chiedere ai produttori storie e tecniche (raccolta, lavorazione)
  • unire la degustazione al cammino nelle campagne o nei boschi, così da vivere un vero connubio tra gusto e paesaggio

Infine, una piccola nota storica o mitica può dare respiro al racconto: ad esempio, la presenza del castagno nei rituali di comunità nei monti campani, o le leggende legate al bosco e alla trasformazione dei frutti d’autunno, rafforzano la dimensione esperienziale.

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