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Champions, l’allenatore del PSV Bosz provoca il Napoli: “Sono forti, ma possiamo fargli tre gol”

Peter Bosz non teme il Maradona. L’allenatore del PSV Eindhoven, alla vigilia della sfida di Champions League contro il Napoli, ha parlato con la sicurezza di chi crede nel proprio progetto e nella forza del suo gruppo. “Domani affrontiamo una squadra molto forte, ma come è successo spesso quest’anno speriamo di riuscire a segnare anche a loro. Sarei soddisfatto anche con una vittoria per 3-2”, ha dichiarato il tecnico olandese nella conferenza stampa prepartita.

Bosz riconosce la qualità degli azzurri ma non parte battuto: “Il Napoli ha giocatori molto importanti. Sarebbe fantastico se non giocasse Lobotka, ma tutti sono di alto livello. Però anche noi abbiamo grandi calciatori, sarà una sfida difficile ma aperta”. Il tecnico del PSV si è soffermato anche su alcuni protagonisti del calcio europeo che conosce bene, da De Bruyne a Neres, fino a Beukema e Lang, mostrando grande stima per i suoi ex giocatori.

“De Bruyne è uno dei più grandi che siano mai esistiti, lo conosco dai tempi del Wolfsburg. È eccezionale, sa adattarsi a qualsiasi ruolo in mezzo al campo. Neres invece ha avuto bisogno di tempo per inserirsi all’Ajax, ma ha dimostrato il suo valore anche al Benfica. Beukema lo conosco benissimo, ha una carriera in crescita e se è arrivato al Napoli vuol dire che è di altissimo livello. Quanto a Lang, è un talento tecnico, molto allenato e con una personalità particolare, ma è un ragazzo generoso e rispettato nello spogliatoio”.

Nessuna lezione per Antonio Conte, solo ammirazione. “Non devo dare consigli a un allenatore così. È capace di cambiare sistema, di passare dal 3-5-2 al 4-3-3 mantenendo intensità, energia e organizzazione. Le sue squadre giocano sempre con passione”. Bosz ha poi riflettuto sulle differenze culturali tra il calcio olandese e quello italiano. “Da noi si punta su giocatori giovani, in Italia su atleti più esperti. Ma abbiamo dimostrato di poter battere le squadre italiane, come contro la Juve. Il nostro compito è far crescere talenti e poi venderli, come Lang e Bakayoko”.

Infine, un riconoscimento al fascino del calcio italiano: “Ho grande ammirazione per la passione che si respira qui. È un calcio vivo, pieno di emozione. Sabato abbiamo fatto bene in campionato, ma dovremo ripeterci anche contro il Napoli”. Il PSV arriverà al Maradona con fiducia, spirito offensivo e la consapevolezza di avere tutto da guadagnare. Bosz non teme i pronostici: il suo PSV vuole sorprendere ancora.

Mergellina, controlli della Polizia nella movida: tre denunce e patenti ritirate

Weekend di controlli straordinari a Mergellina, cuore pulsante della movida napoletana. La Polizia di Stato ha intensificato la propria presenza nell’area degli chalet e in largo Sermoneta, nel quadro delle attività di prevenzione e sicurezza predisposte dalla Questura di Napoli per garantire ordine e legalità nelle zone più frequentate della città.

Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno identificato complessivamente 223 persone, di cui 57 già note alle forze dell’ordine, e controllato 57 veicoli. Tre di questi sono stati sottoposti a sequestro amministrativo per irregolarità, mentre sono state contestate cinque violazioni al Codice della Strada e ritirate due patenti di guida.

Durante le operazioni, tre conducenti sono stati denunciati per guida senza patente, un’infrazione reiterata nel biennio che ha fatto scattare la segnalazione all’autorità giudiziaria. I controlli rientrano nel più ampio piano di vigilanza messo in campo dalla Polizia di Stato per contenere i fenomeni di illegalità legati alla movida notturna e garantire maggiore sicurezza ai cittadini.

San Giovanni, fugge all’alt e investe un agente: arrestato 30enne con droga

Continuano i controlli straordinari disposti dalla Questura di Napoli per arginare il traffico di stupefacenti nei quartieri della città. Nel pomeriggio di ieri, a San Giovanni, la Polizia di Stato ha arrestato un 30enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

L’uomo, alla guida di una bici elettrica, è stato notato dagli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra mentre percorreva corso Bruno Buozzi. Alla vista della pattuglia, ha improvvisamente accelerato per evitare il controllo, ignorando l’alt intimato dai poliziotti. Ne è nato un inseguimento breve ma pericoloso, terminato in via Giuseppe Mercalli, dove il fuggitivo ha travolto uno degli agenti sceso dall’auto di servizio, facendo cadere entrambi a terra.

Bloccato subito dopo, il 30enne è stato trovato in possesso di cinque bustine di marijuana per un peso complessivo di circa cinque grammi, un involucro di hashish e dieci euro in contanti. Per lui sono scattate le manette e dovrà ora rispondere davanti all’autorità giudiziaria dei reati contestati.

Beni confiscati alla camorra: nel complesso di Zagaria nascerà un incubatore di start-up

Caserta – A San Cipriano d’Aversa, nel cuore dell’Agro aversano, un simbolo del potere criminale dei Casalesi si prepara a rinascere come laboratorio di legalità e innovazione. Sull’area di circa 13.500 metri quadrati confiscata alla famiglia del boss Michele Zagaria sorgerà il primo incubatore in Italia dedicato a imprese sociali e giovanili realizzato su un bene sottratto alla camorra.

Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Interno attraverso il POC Legalità 2014-2020, è curato da Agrorinasce, l’Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza del territorio che gestisce oltre 150 beni confiscati alla criminalità organizzata tra Caserta e provincia. L’iniziativa segna un passo concreto nella strategia di riutilizzo produttivo dei patrimoni sottratti ai clan, trasformando le ex roccaforti del potere mafioso in motori di crescita e opportunità.

Domani, 21 ottobre alle 10.30, è previsto un momento chiave per l’avvio del progetto: la firma del protocollo d’intesa tra Agrorinasce e il Distretto Aerospaziale della Campania (Dac), presieduto da Luigi Carrino. A sottoscrivere l’accordo saranno l’amministratore delegato di Agrorinasce Gianni Allucci e la presidente Maria Antonietta Troncone. Alla cerimonia parteciperanno anche il sindaco di San Cipriano d’Aversa Vincenzo Caterino e l’assessore regionale alla Sicurezza, Legalità e Immigrazione Mario Morcone.

L’intesa punta a promuovere attività formative e di trasferimento tecnologico, favorendo la nascita di start-up nei settori aeronautico e spaziale. Particolare attenzione sarà dedicata alla formazione di nuove professionalità tecniche e di piloti di droni impiegati per il controllo e il monitoraggio del territorio, in un’ottica di sicurezza e innovazione.

“Restituire questi beni alla collettività, trasformandoli in strumenti di sviluppo, è la risposta più concreta alla logica del potere criminale”, ha spiegato in più occasioni Allucci, ricordando come il lavoro di Agrorinasce rappresenti un modello nazionale di gestione dei patrimoni confiscati.

L’ex complesso di Zagaria diventerà così un luogo simbolico: da quartier generale del boss dei Casalesi a fabbrica di idee e opportunità per i giovani. Un segnale forte, che conferma come i beni sottratti alla camorra possano tornare a essere terreno fertile per la legalità, l’impresa e il futuro del territorio.

Pomigliano, inaugurato l’impianto di compostaggio e posa della prima pietra dell’Ospedale di Comunità.

Pomigliano – Dalla sanità territoriale all’economia circolare, giornata campale oggi a Pomigliano d’Arco, dove il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha tenuto a battesimo due opere strategiche: la posa della prima pietra dell’Ospedale di Comunità in via Cosimo Miccoli e l’inaugurazione del nuovo impianto di compostaggio comunale in via Passatiello.

Una doppia cerimonia che ha visto la presenza di numerose autorità civili, religiose e militari. A fare gli onori di casa, in rappresentanza del sindaco Raffaele Russo assente per motivi di salute, è stato il vicesindaco Domenico Leone.

L’Ospedale del PNRR: cure entro l’estate

Il primo appuntamento ha riguardato la nuova sanità di prossimità. La pietra d’inciampo del nuovo Ospedale di Comunità, finanziato con i fondi del PNRR e gestito dall’ASL Napoli 3 Sud, segna l’avvio dei lavori per una struttura destinata a pazienti in fase post-acuta, che necessitano di cure a bassa e media intensità. L’obiettivo è completare l’opera entro la prossima estate.

“Un momento di grande orgoglio,” ha dichiarato il vicesindaco Leone. “È un progetto che rafforza la rete sanitaria locale e mette al centro la persona, un passo concreto verso una sanità più efficiente e territoriale”.

Ambiente: la svolta del compostaggio

La delegazione si è poi spostata in via Passatiello per il taglio del nastro dell’impianto di compostaggio, i cui lavori erano partiti nel settembre 2023. La struttura, fiore all’occhiello dell’amministrazione, avrà una capacità di trattamento di 24mila tonnellate annue di rifiuti organici e verdi.

“Dopo anni di attesa,” ha aggiunto Leone, “diamo ai cittadini una struttura all’avanguardia che ci permette di essere tra i Comuni più virtuosi della Campania nella promozione dell’economia circolare”.

De Luca: “Pomigliano non è un comune qualsiasi”

L’intervento più atteso è stato quello del Governatore De Luca, che ha rivendicato i successi regionali e ha elogiato il ruolo della città.

Sul tema rifiuti, De Luca ha definito l’impianto “uno dei simboli” del nuovo ciclo di gestione. “Abbiamo affrontato un problema che aveva dimensioni bibliche,” ha detto, riferendosi ai quattro milioni e mezzo di tonnellate di ecoballe a terra. “Le abbiamo eliminate quasi del tutto. Abbiamo fatto un lavoro storico creando un ciclo di gestione completamente autonomo”.

Il Presidente ha poi sottolineato la centralità di Pomigliano, definita “figlia dell’industria” per la presenza di Fiat, Avio e Leonardo: “Pomigliano non è un Comune qualsiasi, ma una di quelle sei, sette realtà che rappresentano la Campania e perfino l’Italia”.

L’affondo elettorale: “Non confondetevi”

Infine, De Luca ha chiuso il suo intervento con un chiaro e diretto monito politico, in vista di future scadenze elettorali.

“Oggi facciamo un salto di civiltà come regione Campania,” ha affermato. “E ricordo di non confondervi tra un mese. Non dico niente, ma queste cose devono continuare, bisogna lavorare per concludere le opere. L’invito che faccio è di aiutarci a fare in modo che la Campania non ritorni nella palude dalla quale l’abbiamo presa quando abbiamo cominciato il lavoro”.

Tragedia del bisturi low-cost: l’imprenditrice Milena Mancini muore a 50 anni dopo liposuzione in Turchia

Roma – Un sogno di bellezza trasformato in un’agonia fatale: Milena Mancini, 50enne imprenditrice immobiliare di Isola del Liri, in provincia di Frosinone, è deceduta ieri all’ospedale universitario di Istanbul dopo 20 giorni di lotta disperata in terapia intensiva.

La donna, madre di due figlie, si era affidata a una clinica privata turca per una liposuzione, attirata dai prezzi stracciati e dalle promesse di risultati perfetti. Ma un possibile “imprevisto” durante l’intervento – una lesione accidentale allo stomaco, secondo fonti mediche non confermate – ha innescato complicazioni irreversibili, riaccendendo i riflettori sui pericoli mortali del turismo medico, specialmente in strutture non idonee dove standard di sicurezza e follow-up post-operatorio spesso lasciano a desiderare.

Nata in una famiglia di spicco nel tessuto industriale ciociaro, Milena era figlia di Alvaro Mancini, tra i fondatori e dirigenti della Indexa SpA, azienda leader nei servizi di manutenzione industriale.

Le sue sorelle incarnano un ritratto di eccellenze: Rita, biologa di fama che insegna all’Università La Sapienza di Roma; Sara, che ha gestito una gelateria all’ingresso di Isola del Liri. Milena, invece, aveva scelto la via dell’immobiliare, costruendo una carriera solida tra Lazio e Abruzzo.

La famiglia valuta azioni legali

I funerali sono attesi nei prossimi giorni a Isola del Liri, mentre la famiglia valuta azioni legali contro la clinica, in attesa di una relazione autoptica che chiarisca cosa è accaduto e cosa ha causato la morte dell’imprenditrice,

La liposuzione, procedura tra le più richieste nel boom della chirurgia estetica (oltre 300mila interventi annui solo in Italia, secondo la Società Italiana di Chirurgia Plastica), promette di scolpire il corpo rimuovendo grasso localizzato.

Ma quando svolta in contesti non regolamentati come molte cliniche turche – spesso accreditate solo localmente e prive di certificazioni UE – i rischi esplodono. Tra le complicanze più gravi: perforazioni viscerali (come la lesione gastrica sospettata nel caso di Milena), embolie polmonari, infezioni da batteri resistenti e sanguinamenti incontrollati, con un tasso di mortalità che, pur basso (0,02-0,1% in contesti certificati), può quintuplicare in ambienti low-cost.

 La Turchia meta prediletta del “turismo della bellezza”

In Turchia, meta prediletta per il “turismo della bellezza” grazie a costi fino all’80% inferiori rispetto all’Europa (una liposuzione da 3-4mila euro contro 6-8mila in Italia), le statistiche allarmano: dal 2019 al 2024, almeno 28 pazienti britannici sono morti per complicazioni da procedure elettive, tra cui liposuzioni e ginecoplastici, spesso per sepsis o fallimenti nel post-operatorio.

Casi analoghi colpiscono italiani: solo negli ultimi due anni, almeno cinque decessi riportati di connazionali dopo interventi a Istanbul, tra rinoplastiche e liposculture, con denunce per negligenza medica.

Il problema radica proprio nelle “strutture non idonee”: cliniche che operano a ritmi industriali (fino a 50 pazienti al giorno per chirurgo), con medici non sempre specializzati in plástica ricostruttiva e reparti di rianimazione sottodotati.

“Il follow-up è cruciale: in Turchia, molti pazienti vengono dimessi dopo 24 ore, senza controlli adeguati, e rimpatriati con voli che aggravano le emorragie”, spiega il professor Giovanni Nicoletti, presidente della SICPRE (Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica).

Differenze normative amplificano i pericoli: mentre in UE vige il Regolamento MDR per dispositivi medici e audit obbligatori, in Turchia la vigilanza è frammentata, con cliniche che attirano clientela europea puntando su marketing aggressivo sui social. Un documentario recente della DW ha documentato “il lato oscuro” di questo boom: morti in aumento del 30% annuo, con pazienti lasciati a gestire emergenze da soli o affidati a sistemi sanitari locali sovraccarichi.La storia di Milena non è isolata.

Proprio quest’anno, un’inchiesta del Corriere della Sera ha rivelato come il “viaggio della speranza” si trasformi in trappola per centinaia di italiani, con il SSN italiano che assorbe costi di rimpatrio e cure (oltre 10 milioni di euro annui). Esperti come Nicoletti lanciano un appello: “Verificate sempre l’accreditazione JCI o ISO, consultate un chirurgo locale prima e stipulate assicurazioni ad hoc. La bellezza non vale la vita”.

Mentre la famiglia Mancini piange una perdita irreparabile, questo dramma solleva una domanda urgente: è tempo di una black list UE per cliniche a rischio, o di campagne awareness per fermare l’emorragia di vittime?In un’epoca di filtri Instagram e corpi “perfetti”, il monito è chiaro: la chirurgia estetica salva vite quando etica, ma uccide quando mercantile. Per Milena, resta solo il rimpianto di un “sì” detto troppo alla leggera.

Campania in fondo alla classifica di Legambiente: “Città grigie tendenti al nero”

Napoli – “Città grigie tendenti al nero”. Così Legambiente sintetizza il quadro dei capoluoghi campani nel rapporto Ecosistema Urbano 2025, realizzato con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Lo studio fotografa la qualità ambientale di 106 città italiane, e per la Campania il bilancio è tutt’altro che incoraggiante: le performance restano basse, le criticità croniche, e i segnali di miglioramento ancora deboli.

Le classifiche: Napoli ancora in zona retrocessione

Napoli si conferma quart’ultima tra tutte le città italiane e la peggiore tra le grandi metropoli. Caserta arretra al 98° posto, Salerno resta in bassa classifica (87°), mentre Avellino registra l’unico progresso significativo, salendo al 52° posto (era 66° nel 2024).
Benevento, al contrario, perde terreno: dal 60° posto scende all’80°.

“Le nostre città continuano a pagare le stesse emergenze, con performance complessive in contrazione – commenta Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania –. Ci sono molti cantieri della transizione ecologica, ma solo una pianificazione coerente con le sfide climatiche potrà trasformarli in un vero riscatto urbano”.

Smog e aria irrespirabile

La qualità dell’aria resta una delle emergenze più gravi. Nessuna città campana rispetta i nuovi valori guida dell’OMS per PM10, PM2.5 e biossido di azoto (NO2).
Napoli registra un peggioramento rispetto al 2023: 38 µg/mc di NO2 (contro i 32 di due anni fa). Salerno si ferma a 27 µg/mc.

Per il particolato (PM10), nessuna città supera il limite normativo, ma Caserta (32 µg/mc), Napoli (28) e Salerno (25) restano su valori elevati.

Reti idriche colabrodo

Le perdite d’acqua restano allarmanti: Salerno e Caserta sprecano il 61% dell’acqua immessa in rete, Benevento il 57%. Napoli fa un po’ meglio con il 30%, ma la media resta tra le peggiori d’Italia.

Rifiuti e differenziata: pochi progressi

Sul fronte rifiuti, solo Salerno supera l’obiettivo minimo di legge del 65% di raccolta differenziata, raggiungendo il 74%.

Seguono Benevento e Avellino al 63%, Caserta al 55%, Napoli al 44% (in miglioramento rispetto al 39,3% del 2024).

La produzione pro capite resta alta nel capoluogo partenopeo: 537 kg annui per abitante, sopra la media nazionale di 526.

Trasporto pubblico: Napoli cresce, ma resta indietro

L’unico segnale positivo arriva dal trasporto pubblico. A Napoli i viaggi per abitante salgono a 86 nel 2024, in aumento costante dal 2021.
Un trend incoraggiante, ma ancora lontano dagli standard di Milano (424 viaggi/ab), Roma (277) e Firenze (247).

Caserta rientra invece tra le dieci città italiane sotto i 10 passeggeri per abitante, segno di un sistema quasi inesistente.
L’offerta di vetture percorse per abitante è di 20 km/ab a Napoli, contro i 110 di Milano.

Verde urbano e spazi pubblici

Le città campane sono tutte sotto la media nazionale per verde accessibile: Benevento guida con 23 mq per abitante, segue Caserta (18,3), Avellino (18), Salerno (10) e Napoli (9,5).
Le isole pedonali restano limitate: Benevento registra la migliore estensione (40 m² ogni 100 abitanti), mentre Avellino chiude con appena 2,6 m².

Energie rinnovabili: un’occasione mancata

Deludente il fronte delle energie pulite. Solo Avellino mostra una discreta diffusione di impianti fotovoltaici pubblici (9,54 kW per 1000 abitanti), seguita da Benevento (5).
Napoli e Salerno restano fanalini di coda con valori quasi nulli: rispettivamente 0,22 e 1,51 kW/1000 abitanti.

“Rigenerare partendo dalle periferie”

“Servono nuovi strumenti normativi per una rigenerazione urbana coerente con la sfida climatica – conclude Ferro –. Bisogna ripensare gli spazi comuni, pedonalizzare, creare corridoi verdi e forestazione diffusa. Solo così le città campane potranno trasformare la decarbonizzazione in un’occasione di riscatto e responsabilizzazione collettiva”.

In sintesi, l’Ecosistema Urbano 2025 disegna una Campania che arranca sulla strada della sostenibilità: città soffocate dal traffico, acqua sprecata, verde insufficiente e smog fuori controllo. Le potenzialità ci sono, ma la “transizione ecologica” resta, per ora, più promessa che realtà.

Caccia illegale nell’agro campano: tre bracconieri colti sul fatto con richiami elettronici e uccelli vivi

Camposano – Non si ferma l’impegno dei Carabinieri Forestali contro il bracconaggio che minaccia la fauna selvatica in Campania. Ieri, in un fondo incolto nel Comune di Camposano, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Roccarinola hanno sorpreso tre uomini intenti a una battuta di caccia del tutto abusiva, all’interno di un capanno improvvisato.

L’operazione, parte di un più ampio giro di controlli sull’applicazione della legge sulla caccia, ha portato a sequestri significativi e a denunce penali, a testimonianza di quanto il fenomeno resti radicato nonostante i divieti.

I fatti sono emersi durante un’ispezione di routine nell’agro napoletano, un’area spesso teatro di pratiche venatorie irregolari a causa della vicinanza alle zone protette del Partenio e del massiccio dei Picentini.

I tre cacciatori, colti in flagranza, erano armati e utilizzavano metodi proibiti dalla Legge 157/1992 – il pilastro normativo italiano sulla protezione della fauna selvatica, modificata nel tempo per inasprire le pene contro le distorsioni della caccia tradizionale.

In particolare, gli illeciti riscontrati riguardavano l’impiego di attrezzature elettroacustiche: un altoparlante con telecomando e un richiamo elettronico capaci di riprodurre artificialmente il canto di volatili, una tecnica sleale che inganna gli uccelli migratori e altera l’equilibrio naturale della specie.

Ma non è tutto: i militari hanno scoperto anche quattro esemplari vivi di Turdus philomelos (il tordo bottaccio, un passeriforme protetto durante la stagione riproduttiva), impiegati come “richiami vivi” per attirare prede. Pratica non solo crudele – gli animali vengono rinchiusi in gabbie anguste per ore – ma anche devastante per la biodiversità.

Secondo dati del Corpo Forestale, questi metodi contribuiscono al declino di popolazioni già fragili: in Campania, le denunce per bracconaggio sono aumentate del 15% negli ultimi due anni, con un impatto diretto su ecosistemi che dipendono dalla migrazione stagionale degli uccelli.Alla luce delle evidenze, i tre soggetti sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Nola per violazioni alla normativa venatoria.

Contestualmente, è scattato il sequestro preventivo di tre fucili da caccia, l’altoparlante con telecomando, il richiamo acustico elettronico e un esemplare di tordo bottaccio detenuto illegalmente (gli altri tre richiami sono stati liberati sul posto dopo controlli veterinari). Non sono mancate le sanzioni amministrative: oltre 450 euro a testa, a cui potrebbero aggiungersi pene detentive fino a due anni per i reati più gravi

.Questo intervento non è isolato. Il Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli, con le sue articolazioni territoriali, conduce decine di operazioni analoghe ogni mese, dalla Piana del Sele ai boschi vesuviani, per contrastare un sommerso che genera un giro d’affari illecito stimato in centinaia di migliaia di euro annui.

(h3)I sequestri effettuati:

3 fucili da caccia;
1 altoparlante con telecomando;
1 richiamo elettroacustico;
1 esemplare vivo di tordo bottaccio (detenuto illegalmente).

L’episodio di Camposano è un monito: in un territorio ricco di storia e natura come la Campania, la vigilanza non tollera scorciatoie. Le indagini proseguono per verificare eventuali complicità, mentre gli ambientalisti locali plaudono all’operazione, auspicando controlli ancora più serrati in vista della stagione migratoria.

De Laurentiis: “Troppo calcio, servono meno partite e Nazionali under 23”

Napoli – Aurelio De Laurentiis torna a parlare di riforme nel mondo del calcio, puntando il dito contro l’eccessivo numero di partite e un sistema, a suo dire, ormai insostenibile per i calciatori. Intervenuto dagli Stati Uniti ai microfoni di Class CNBC, il presidente del Napoli ha rilanciato una proposta radicale: ridurre drasticamente il calendario e rivedere la struttura delle Nazionali.

“L’Europa deve cambiare, è arrivato il momento – ha dichiarato De Laurentiis –. I vertici del calcio non vogliono farlo perché hanno paura di perdere la loro poltrona, sulla quale siedono molto comodamente. Ma servono nuove regole e un format diverso dei campionati. Si gioca troppo: i calciatori non possono reggere 50, 60 o addirittura 70 partite all’anno”.

Il patron azzurro, da tempo critico verso la gestione dei calendari internazionali, ha poi proposto di limitare l’età dei convocabili in Nazionale, con l’obiettivo di dare più spazio ai giovani e tutelare i club: “Per le Nazionali – ha spiegato – servirebbe un tetto d’età: dopo i 23 anni non si dovrebbe più essere convocabili. Le selezioni devono servire a scoprire nuovi talenti, non a spremere giocatori di 30, 35 o 37 anni. Quando questi si infortunano, si fa un danno ai campionati locali e alle società che li pagano tutto l’anno”.

De Laurentiis ha poi criticato anche l’attuale sistema di indennizzi riconosciuto ai club per l’utilizzo dei propri calciatori nelle competizioni internazionali: “Non c’è rispetto per i campionati e neppure un adeguato compenso per il prestito dei giocatori. Noi paghiamo gli stipendi dodici mesi l’anno e ci danno solo un chip, mentre servirebbero – ha scherzato – un chip, un chop e un chap”.

Le parole del presidente azzurro riaccendono così il dibattito sul calendario internazionale, già al centro di scontri tra club, federazioni e organismi calcistici, in un contesto in cui la moltiplicazione di tornei – tra campionati, coppe, Nations League e Mondiali per club – continua a sollevare polemiche e preoccupazioni sul fronte della sostenibilità fisica ed economica del calcio moderno.

Carabiniere in pensione smaschera una truffa alla moglie 82enne: arrestato 18enne di Napoli

Bari – Un ex carabiniere ha fatto ricorso al suo fiuto d’altri tempi per sventare una truffa ai danni della moglie 82enne. L’episodio è avvenuto a Palese, frazione di Bari, dove un 18enne originario della Campania ha tentato di raggirare l’anziana donna fingendosi un nipote in gravi difficoltà.

Tutto è iniziato con una telefonata alla pensionata. Il giovane, con voce convincente, si è spacciato per un nipote della donna, affermando di trovarsi in questura per il mancato pagamento di alcune bollette e di aver urgente bisogno di 3.000 euro – tra contanti e gioielli – per evitare guai peggiori.

L’anziana, presa dalla preoccupazione, ha iniziato a cercare i soldi in casa, riuscendo a raccogliere circa 1.000 euro. Ma quello che il truffatore non poteva sapere è che ad ascoltare la conversazione c’era il marito dell’ottantaduenne, un carabiniere in pensione che non si è lasciato ingannare.

L’uomo, riconosciuto subito i classici schemi di una truffa agli anziani, ha tempestivamente allertato il 112. Mentre la moglie era ancora al telefono con il falso nipote, lui ha chiamato le forze dell’ordine, descrivendo la situazione.

Le volanti sono arrivate in pochi minuti nell’abitazione dei coniugi. Appena sceso dall’auto, un agente ha notato un giovane nelle vicinanze che, alla vista della pattuglia, è improvvisamente fuggito.

I poliziotti sono riusciti a bloccare il fuggitivo dopo un breve inseguimento. Perquisendolo, hanno trovato il cellulare che era stato utilizzato per la chiamata truffaldina alla pensionata.

Il giovane, un diciottenne campano, è stato quindi arrestato per tentata truffa aggravata – reato particolarmente grave quando commesso ai danni di anziani – e condotto in carcere in attesa del giudizio diretto.

L’episodio dimostra come l’esperienza e la prontezza di spirito possano sventare anche i raggiri più studiati, e conferma la pericolosità di un fenomeno – quello delle truffe agli anziani – che continua a mietere vittime in tutta Italia, sfruttando l’affetto e la preoccupazione dei nonni verso i nipoti.

Napoli, blitz anti-droga e armi fuori dalle scuole: la Prefettura schiera le forze dell’ordine in 25 istituti

Napoli- Un piano straordinario per strappare le scuole alla morsa di spaccio e violenza. Il Prefetto Michele di Bari ha reso noto il dispositivo di sicurezza scattato in tutta la provincia: 25 istituti scolastici, dai quartieri più difficili del centro all’area metropolitana, sono stati presidiati da forze dell’ordine con metal detector e pattugliamenti mirati.

Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, riunitosi il 17 ottobre scorso, ha messo nero su bianco una strategia che unisce repressione e prevenzione. “Si tratta di problematiche che vanno affrontate non solo sotto il profilo repressivo, considerata la complessità della tematica, bensì con un approccio sistematico e condiviso”, ha spiegato il Prefetto.

Le operazioni: metal detector e controlli a tappeto

Le operazioni, condotte tra il 29 ottobre 2024 e il 27 marzo 2025, hanno visto l’impiego di unità interforze che hanno setacciato le aree circostanti gli istituti. Nel mirino soprattutto i quartieri con la più alta densità di criticità:

Scampia: 4 istituti presidiati
San Giovanni a Teduccio: 4 istituti
Fuorigrotta: 3 istituti
Secondigliano e Ponticelli: 2 istituti ciascuno
Nell’hinterland, il dispositivo si è esteso a:

Giugliano: 2 istituti
Pozzuoli e Castellammare di Stabia: 3 istituti ciascuno
La lotta alle armi: sequestri e educazione

Parallelamente alla droga, prosegue l’azione contro il fenomeno delle armi tra i minori. I controlli con metal detector hanno già portato a numerosi sequestri di armi da taglio e armi improprie, con fermi e arresti. Ma la strategia include anche un capitolo educativo: le forze dell’ordine affiancano le scuole in iniziative per diffondere la cultura della non violenza.

Prevenzione: il Tavolo contro la devianza minorile

“Stiamo lavorando su un doppio binario”, spiegano dalla Prefettura. Accanto all’azione repressiva, è attivo un Tavolo dedicato contro la devianza minorile che coinvolge attori pubblici e privati. L’obiettivo: creare percorsi di inclusione per sostenere i giovani nel loro percorso di crescita.

I risultati: frequenza in aumento grazie al “Decreto Caivano”

I primi effetti positivi si vedono già. Grazie all’attuazione del “Decreto Caivano”, che impone a dirigenti scolastici e sindaci un ruolo attivo di monitoraggio, si registra un incremento della frequenza media degli studenti. Un dato cruciale, considerando che abbandono e dispersione scolastica rappresentano spesso l’anticamera per il reclutamento da parte della criminalità organizzata.

Le operazioni continueranno per tutto l’anno scolastico, con l’obiettivo di creare una “rete di protezione” permanente attorno ai ragazzi, in quella che si configura come una delle più imponenti operazioni di sicurezza mai messe in campo nelle scuole campane.

Manfredi: “Napoli è ormai una città globale”

Napoli guarda al futuro con la consapevolezza di essere diventata, a tutti gli effetti, una città globale.

Ne è convinto il sindaco Gaetano Manfredi, che in occasione dell’apertura della 77ª edizione del Prix Italia, ospitata a Palazzo Reale, ha tracciato un bilancio di un percorso di crescita che sta trasformando l’immagine della città agli occhi del mondo.

“È l’edizione con più presenze internazionali di sempre — ha dichiarato Manfredi — un segnale importante che conferma Napoli come grande città globale. Dobbiamo abituarci a ospitare eventi di respiro mondiale: significa che la nostra crescita è stabile e riconosciuta”.
Il Prix Italia, promosso dalla Rai sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica e in collaborazione con il Ministero degli Esteri e il Comitato Neapolis 2500 – Napoli Musa, è per il sindaco un tassello di una più ampia strategia di valorizzazione internazionale.
“Abbiamo cambiato la percezione globale di Napoli”

Negli ultimi anni, ha spiegato Manfredi, si è verificato un vero e proprio cambio di paradigma. “Siamo riusciti a far conoscere la vera Napoli, oltre gli stereotipi. È stato un messaggio potentissimo che ha generato una crescita turistica straordinaria e un rinnovato interesse internazionale. Oggi la città è percepita come un luogo autentico, creativo e accogliente”.

Secondo i dati citati dal primo cittadino, negli ultimi tre anni Napoli ha registrato un incremento del 45% delle presenze turistiche, con un’affluenza record di visitatori stranieri.
“Napoli piace perché è multiculturale ma capace di conservare una forte identità — ha aggiunto — è una città viva, dove si respira ancora il popolo, fatta di contraddizioni e contaminazioni, ma anche di straordinarie opportunità”.

Verso la Coppa America: “Una sfida decisiva per la città”

Il sindaco ha poi rivolto lo sguardo al futuro, indicando un obiettivo chiave: la Coppa America del 2027, che si terrà a Bagnoli.
“Sarà un evento globale — ha detto — che darà a Napoli un ritorno d’immagine e un impatto economico importantissimo. È la consacrazione del percorso di crescita che stiamo portando avanti: una sfida che stiamo affrontando con impegno e visione”.
L’appuntamento con la vela mondiale si inserisce nei festeggiamenti per i 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, un’occasione per unire memoria storica e rilancio contemporaneo.
“Guardare al futuro significa ricordarsi delle proprie radici — ha sottolineato Manfredi — ed è proprio questo che rende Napoli una città vera”.

Scampia, da simbolo del degrado a modello di rigenerazione

Tra i temi toccati dal sindaco, anche quello della rigenerazione urbana, con un aggiornamento sul futuro delle Vele di Scampia, simbolo di riscatto e rinascita.
“Le Vele rappresentavano la Napoli di Gomorra — ha spiegato — ma oggi raccontano una storia diversa. Una è già stata abbattuta, un’altra è in demolizione e una terza sarà riqualificata per diventare un grande centro di innovazione tecnologica”.
Le operazioni di demolizione della Vela Rossa sono già iniziate con le prime fasi di stripping, cui seguiranno le ruspe nelle prossime settimane.
“Abbiamo lavorato insieme agli abitanti — ha detto ancora Manfredi — costruendo 500 nuovi appartamenti per consentire loro di restare a Scampia, ma in case dignitose e con una nuova prospettiva di vita”.

“Non esistono periferie, ma città policentriche”

Parlando più in generale delle periferie, il sindaco ha ribadito la sua visione di una Napoli policentrica, dove ogni quartiere possa sentirsi parte attiva del tessuto urbano.
“Io penso che non esistano periferie — ha affermato — dobbiamo costruire città dove tutti siano protagonisti. È quello che stiamo facendo nel centro storico, alla Sanità, ai Quartieri Spagnoli, ma anche a San Giovanni, dove è nato un importante polo tecnologico e universitario”.

Orgoglio e partecipazione

Per Manfredi, l’orgoglio dei napoletani è la chiave della rinascita:
“Essere orgogliosi della propria città significa investirci, difenderla e migliorarla. Per troppo tempo in Italia abbiamo parlato male di noi stessi, ma luoghi come Napoli dimostrano che la nostra bellezza è unica e va tutelata. È un patrimonio collettivo che appartiene a tutti”.

Sagre castagna Campania, quali visitare

Quando l’autunno avvolge colline e borghi della regione, la terra lascia cadere frutti dal profumo dolce e avvolgente: la castagna. In Campania, le sagre dedicate a questo frutto rappresentano più che una festa gastronomica — sono momenti di memoria, identità e incontro tra comunità. Le sagre castagna Campania animano paesi e vallate, offrendo ai visitatori non solo caldarroste e piatti tipici, ma anche occasioni per scoprire luoghi meno noti, tradizioni locali e storie antiche. In questo articolo ti porto alla scoperta di tre eventi imperdibili: due già passati ma ricchi di storia, e uno che si prepara a vivere momenti intensi nella stagione 2025.

Le sagre passate che hanno lasciato il segno

Negli ultimi anni, alcune feste della castagna in Campania sono diventate veri simboli dell’autunno nella regione.

  • A Summonte, in provincia di Avellino, si è tenuta la 40ª edizione della Sagra della Castagna nel weekend del 12-13 ottobre 2024. Il borgo medievale si tinse di colori autunnali tra musiche popolari, giochi e assaggi lungo le vie del centro.
  • A Montella, celebre per la sua castagna IGP, la sagra nel 2024 si è svolta in due weekend, dall’1 al 3 e dall’8 al 10 novembre: un evento ormai radicato che mescola degustazioni, spettacoli e promozione del territorio.
  • Nel 2024 anche Roccamonfina ha ospitato la Sagra della Castagna IGP e del Fungo Porcino: ogni weekend d’ottobre stand gastronomici, show cooking, mercatini e spettacoli hanno animato i boschi e le piazze.

Questi eventi, ormai passati, hanno contribuito a consolidare l’attrattiva autunnale della regione e a rafforzare il circuito delle sagre castagna Campania.

Le sagre 2025 da non perdere

Ecco tre manifestazioni in programma nel 2025 che meritano una menzione speciale:

Sagra della Castagna e della Nocciola — Avella (AV)

Si svolgerà nei weekend del 10-12 e 17-19 ottobre 2025. L’evento celebra due eccellenze locali: la castagna e la nocciola. Degustazioni tipiche, laboratori e spettacoli si integrano con il patrimonio storico del borgo, che conserva resti romani e tradizioni antiche.

Sagra della Castagna IGP e del Fungo Porcino — Roccamonfina (CE)

Dal 4 ottobre al 2 novembre 2025, ogni sabato e domenica si aprono gli stand a partire dalle 10:00, con piatti a base di castagne e funghi, musica, attività per famiglie e serate speciali.

Sagra della Castagna — Sicignano degli Alburni (SA)

La 53ª edizione si terrà dal 18 al 26 ottobre 2025 in piazza Biagio Germano, con stand gastronomici, distribuzione di caldarroste e intrattenimento per tutta la giornata. L’evento è ad accesso gratuito.

Altri eventi interessanti segnalati per il 2025 nella regione:

  • Calvanico (SA): la 40ª Sagra della Castagna si terrà il 5 ottobre 2025.
  • Cassano Irpino: Sagra della Castagna prevista l’11-12 ottobre 2025.
  • Arpaise (BN): XXIV edizione della Sagra della Castagna, in programma l’11-12 ottobre 2025 (con specialità gastronomiche e artigianato locale).

Queste manifestazioni rafforzano il panorama delle feste della castagna in Campania, offrendo varietà geografica e programmi ricchi.

Consigli pratici per scegliere e vivere le sagre castagna Campania

Quando decidi quale manifestazione visitare, tieni a mente alcuni criteri che arricchiscono l’esperienza:

  1. Periodo e clima: le sagre si concentrano tra metà ottobre e novembre. Verifica sempre il calendario ufficiale locale e considera le previsioni meteo, perché molte attività si svolgono all’aperto.
  2. Varietà dell’offerta gastronomica: alcune sagre offrono solo caldarroste, altre inseriscono piatti innovativi con castagne (dolci, zuppe, birra alla castagna, ecc.).
  3. Programmi collaterali: sagre che propongono musica, esposizioni, laboratori o passeggiate nei boschi permettono di arricchire la visita con aspetti culturali e turistici.
  4. Accessibilità e logistica: controlla orari di apertura, parcheggi (potrebbero esserci tariffe speciali), strutture ricettive nei dintorni e modalità di pagamento agli stand.
  5. Radicamento locale e autenticità: scegli feste che nascono dal territorio e dalla comunità: spesso queste offrono un’esperienza più autentica, lontana da format troppo “commerciali”.

Scampia, i carabinieri scoprono pescheria abusiva

Napoli – Un’operazione a tenaglia contro l’illegalità diffusa: i Carabinieri della stazione di Scampia piombano nel cuore del quartiere delle Vele e mettono sotto torchio un’attività commerciale fantasma, trasformando una pescheria abusiva in un caso emblematico di degrado urbano.

Denunciato il titolare, un 57enne napoletano, per esercizio abusivo e violazioni strutturali gravi. L’intervento, parte di un servizio di controllo straordinario nel rione simbolo della camorra e della rinascita incerta, ha portato al sequestro di 100 chili di merce non tracciabile e a sanzioni complessive per 70mila euro.

La pescheria di via Marrazzo, un vicolo stretto tra i palazzoni grigi, è stata chiusa d’ufficio: un colpo al ventre molle dell’economia sommersa che ancora infesta Scampia.

L’ispezione, condotta nella mattinata di oggi dai militari guidati dal capitano Angelo Esposito, ha svelato un vero e proprio “mostro” urbano. L’attività, priva di autorizzazioni comunali e sanitarie, ospitava opere edili abusive: pareti tirate su alla meno peggio, pavimenti irregolari e un impianto elettrico allacciato direttamente alla rete pubblica, senza contatori né protezioni.

La ASL Napoli 1 Centro, allertata sul posto, ha certificato l’inidoneità dei locali: umidità alle stelle, assenza di ventilazione e un frigo arrugginito che custodiva i 100 chili di pesce e molluschi sotto sigillo. Prodotti privi di etichettatura, potenzialmente tossici per il consumo umano.

L’operazione rientra nel piano “Vele Sicure”, varato lo scorso giugno dalla Prefettura di Napoli, che ha già portato a 150 denunce e 50 chiusure di attività irregolari nell’area.La rete si allarga: da targhe false a denunce “fantasma”, il rione sotto scaccoIl servizio non si è fermato alla pescheria.

I Carabinieri hanno esteso i controlli a un raggio di due chilometri, colpendo altre piaghe del territorio. Denunciato un 57enne del quartiere per uso di targhe contraffatte su un furgone da carico: “Un escamotage per evadere bollo e assicurazione, ma anche per spostare merce illecita”, ipotizzano gli investigatori, che non escludono legami con il riciclaggio.

Poco distante, un 40enne è finito nei guai per simulazione di reato: aveva denunciato un furto d’auto inesistente per incassare l’assicurazione, un trucco vecchio come il cucco ma sempre efficace nei quartieri a basso reddito.

Sul fronte della tossicodipendenza, due giovani – entrambi under 25, uno studente e l’altro disoccupato – sono stati segnalati alla Prefettura come assuntori di stupefacenti. Fermati con dosi di hashish e marijuana nei giardinetti delle Vele, rischiano ora la sospensione della patente e dei documenti.

Suicidio in carcere ad Ariano Irpino: detenuto nigeriano trovato morto nella sua cella

Un’altra tragedia dietro le sbarre. Nella notte tra sabato 19 e domenica 20 ottobre, Joseph Luki, cittadino nigeriano di circa quarant’anni, è stato trovato senza vita all’interno della sua cella nel carcere di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si sarebbe tolto la vita.

A nulla sono valsi i tentativi di soccorso da parte del personale penitenziario. Luki lascia una moglie e due figli piccoli.

La Procura della Repubblica di Benevento, informata dell’accaduto, ha disposto l’autopsia per chiarire le cause della morte. La salma è stata trasferita all’ospedale “San Pio” di Benevento, dove sarà eseguito l’esame medico-legale nei prossimi giorni.

Con il caso di Ariano Irpino, salgono a sessantotto i suicidi registrati quest’anno nelle carceri italiane: un dato drammatico, che conferma un trend in costante crescita e che, solo in Campania, conta già sei vittime. Dall’inizio del 2025, infatti, due detenuti si sono tolti la vita nel carcere di Poggioreale, due a Secondigliano, uno a Benevento e uno a Santa Maria Capua Vetere.

«L’emergenza, l’epidemia dei suicidi sembra non arrestarsi. È un pugno nello stomaco che colpisce nell’indifferenza della politica e della società civile – ha dichiarato il garante campano delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello –. Il governo, da parte sua, nega persino che esista un allarme legato ai suicidi. Eppure i numeri parlano da soli».

Ciambriello ha richiamato le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che in più occasioni ha sollecitato il rispetto della dignità di ogni persona, anche di chi è detenuto: «L’alto indice di suicidi è la prova di condizioni inammissibili, tra cui il sovraffollamento e la carenza di personale. È una realtà che non possiamo più ignorare».

Secondo il garante, le motivazioni che spingono molti detenuti al gesto estremo sono diverse – isolamento, disagio psicologico, mancanza di prospettive, abbandono familiare – ma il risultato è uno solo: “nelle carceri si continua a morire”.

A questi numeri, denuncia Ciambriello, vanno aggiunti anche i 36 decessi per cause ancora da accertare avvenuti dall’inizio dell’anno: «Un interminabile supplizio che interroga le coscienze».

Infine, un appello alla politica: «Serve un intervento strutturale sul sistema penitenziario. Non bastano annunci sulla costruzione di nuove carceri o sull’aumento dei posti disponibili. Occorre potenziare il personale educativo, gli psicologi, i mediatori linguistici e, soprattutto, ampliare le misure alternative alla detenzione. Solo così potremo spezzare questa catena di morte e restituire dignità a un sistema che oggi è al collasso».

Il cuore sportivo di Napoli corre più forte: grande partecipazione alla Neapolis Marathon

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“Napule è mille culure”, uno dei versi più celebri della canzone di Pino Daniele, ha risuonato idealmente ieri tra le strade di Napoli, grazie al fiume di runner che, sfoggiando i colori delle canotte societarie, hanno animato la quinta edizione della Union Gas e Luce Neapolis Marathon.

Un evento tanto atteso quanto perfettamente orchestrato, a giudicare dalle reazioni entusiaste dei partecipanti e dall’atmosfera festosa che ha acceso la splendida piazza del Plebiscito, storico e suggestivo scenario di partenza e arrivo. Un successo che testimonia la crescente efficienza e l’attenzione ai dettagli messi in campo dall’apparato organizzativo della SSD Neapolis Marathon, guidato da Maurizio Marino.

Già sabato 18 ottobre, in occasione dell’apertura ufficiale del villaggio maratona, le due camminate ludico-motorie da 6 km della Neapolis Magic Walk — snodatesi tra i luoghi più belli e caratteristici del centro storico — avevano fatto registrare numeri ed entusiasmo tali da preannunciare il successo poi pienamente confermato il giorno della gara. A conferma della crescita dell’evento, quest’anno, la Union Gas e Luce Neapolis Marathon  ha registrato una partecipazione raddoppiata rispetto all’edizione precedente, con una sorprendente presenza internazionale: circa il 40% degli iscritti proveniva dall’estero. Francia e Regno Unito hanno fatto registrare il maggior numero di partecipanti, ma non sono mancati runner giunti dagli Stati Uniti.

Domenica 19 ottobre, tra strade interdette al traffico fin dalle prime luci del mattino, sensi unici di circolazione ed un clima conciliante, Napoli ha potuto sfoggiare tutta la sua naturale bellezza per la gioia degli oltre 5.000 runner che l’hanno pacificamente invasa, assecondando la propria passione e sfidando sé stessi. A rendere ancora più significativa questa edizione, anche la presenza di volti noti e simboli di inclusione. Tra loro, la campionessa italiana di atletica leggera in carrozzina Sara Vargetto, membro onorario di Athletica Vaticana dal 2019 ed il napoletano Massimiliano Ossini, conduttore televisivo, attore e scrittore, che promuove attivamente inclusione e solidarietà mediante eventi sportivi, presente per la gara  non competitiva.

Tre le distanze proposte, che ciascun partecipante ha potuto scegliere in base alla propria condizione: la maratona da 42,195 km, la mezza maratona da 21,097 km e la non competitiva Neapolis Sea Run da 11 km.

Il podio maschile ha visto il trionfo di un atleta keniano. A imporsi è stato Gilbert Masai, che ha completato i 42,195 km in 2h14’52”. Al traguardo, il vincitore ha definito il percorso “molto bello e favorevole”, sottolineando come il calore del pubblico napoletano abbia contribuito positivamente alla sua prestazione. Alle sue spalle, il romeno Stefan Iulius Gavril ha chiuso in 2h26’14”, seguito dall’italiano Fabrizio Meoli, terzo con un tempo di 2h35’41”.

In campo femminile, il successo è andato alla keniana Vivian Jelagat Jeptepkeny, 33 anni, che ha tagliato il traguardo in 2h43’35”. A completare il podio, la ceca Petra Pastorova, seconda con 2h46’24”, e l’italiana Giovanna Ungania, terza in 3h09’21”.

Il trionfo del Kenya si è esteso anche alla mezza maratona, la Union Gas e Luce Neapolis Half, dove Simon Dudi Ekidor ha dominato tra gli uomini con un tempo di 1h04’45”, mentre Mercy Jebichii ha conquistato la gara femminile in 1h17’10”.

Tra i protagonisti fondamentali di ogni gara ci sono loro: i pacer. Con entusiasmo, precisione e grande vitalità, accompagnano gli atleti fino al traguardo, offrendo supporto e motivazione lungo tutto il percorso. Anche quest’anno, la Neapolis Marathon ha potuto contare sull’attiva collaborazione di un gruppo unito ed affiatato, guidato dalla consolidata esperienza di Rocco Cilla, un napoletano “prestato al nord”, che da tre edizioni coordina il team con passione e competenza. Un ruolo che gli consente di coniugare l’amore per la corsa con quello per le sue radici, contribuendo in modo significativo al successo della manifestazione.

Lo abbiamo intervistato per ripercorrere la storia della Neapolis Marathon attraverso lo sguardo di chi l’ha vissuta da dentro, percependo tutta l’emozione di un runner che si è avvicinato a questa disciplina passo dopo passo, fino a lasciarsene conquistare completamente. Oggi è istruttore FIDAL, pacer e maratoneta con decine di gare alle spalle — tra maratone e mezze — al punto da non contarle più. Una testimonianza autentica, fatta di passione, dedizione e amore per la corsa e per Napoli.

Come coordinatore dei pacer da almeno tre edizioni, come hai visto evolvere la Neapolis Marathon?

«Siamo cresciuti molto sul piano organizzativo, soprattutto nella cura dei dettagli. C’è una mentalità diversa: ogni anno cerchiamo di alzare il livello della gara. Con i pacer stiamo facendo un lavoro importante, cercando di creare un mix tra runner locali e pacer da tutta Italia e anche dall’estero. Mi piace che vengano a scoprire Napoli, perché questa città merita una maratona internazionale.»

Qual è l’atmosfera che si respira tra i pacer prima della partenza? C’è un momento simbolico che condividete?

«Il momento più bello è sempre il briefing. Ci ritroviamo alle 7:15, ci si saluta, si scherza, si crea sintonia. È lì che nasce il gruppo. E poi c’è la foto finale, che è la vera soddisfazione: vedere il gruppo unito, al di là dei tempi.»

Quali sono le sfide principali nel mantenere alta la qualità del servizio pacer edizione dopo edizione?

«Ci penso già da ora alla prossima edizione. Ogni anno, appena finisce la gara, già penso a cosa fare per migliorare. Ieri sera ci siamo ritrovati a cena con Enzo Maiorano, il vicepresidente, e già analizzavamo quali sono stati i problemi dell’expo, le cose belle e le cose brutte. Dal lato pacer invece, li osservo durante l’anno, scelgo chi ha esperienza e chi ha voglia di imparare. Tante volte mi piace battezzare i nuovi pacer ed “insegnare” un po’ ill mestiere a chi noto in gara e ritengo idoneo a questo ruolo.”

Cosa significa per te partecipare a un evento che ha raddoppiato le iscrizioni rispetto all’anno scorso?

«È una soddisfazione enorme. Passare da 700 a 1.400 iscritti solo nella maratona è incredibile. E quando i pacer stessi vogliono tornare, proporre, creare… significa che stai seminando bene.»

Lo scorso anno hai detto che quella di Napoli è “l’alba più bella del mondo”. Quest’anno, sotto le luci di un evento ancora più grande, quale pensiero vorresti dedicarle?

«Lo confermo: è ancora l’alba più bella del mondo. Napoli merita diecimila persone che corrono. È una città bellissima, e la maratona deve diventare una festa per tutti. La nostra missione è farlo capire alla città. Ritengo che Napoli meriti un evento podistico internazionale al pari delle altre grandi città italiane. Ieri mattina ho corso sul lungomare con un ragazzo di Napoli, alla sua prima esperienza come pacer nella sua città. Gli ho detto: “Voi che vivete qui non vi godete abbastanza questo posto”. È come se, vedendolo ogni giorno, non ci si rendesse conto della bellezza che si ha sotto gli occhi. Io vengo da zone dove la mattina c’è nebbia… correre qui è un privilegio.»

E con quest’ultima risposta, Rocco Cilla ci ha accolto nella sua visibile emozione, immergendoci in un mondo fatto di passione autentica — da sportivo, ma anche da figlio di questa città. Uno sguardo già rivolto al futuro, verso una sesta edizione ancora più entusiasmante, capace di affascinare con un carisma sempre più travolgente e contagioso.

Napoli, pregiudicato devasta vetrina di un locale in via Caracciolo

Napoli- Un raid vandalico nella notte ha preso di mira uno dei luoghi simbolo del lungomare di Napoli.

Un 31enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato dalla Polizia di Stato per aver danneggiato la vetrina di un esercizio commerciale in via Caracciolo, in quello che potrebbe essere solo l’ultimo episodio di una serie di atti criminali che stanno colpendo le attività della zona.

L’allarme è scattato nella notte, quando la Sala Operativa del Commissariato San Ferdinando ha ricevuto una segnalazione urgente: un uomo stava devastando l’ingresso di un locale nel cuore della zona turistica. Gli agenti, già impegnati nel servizio di controllo del territorio, sono intervenuti immediatamente.

Il tempestivo intervento delle volanti

Sul posto, i poliziotti hanno trovato la porta d’ingresso del locale commerciale seriamente danneggiata. Grazie alle descrizioni fornite dai testimoni, le volanti hanno setacciato l’area circostante e in pochi minuti hanno rintracciato e bloccato il sospettato in via Riviera di Chiaia, a poche centinaia di metri dal luogo del danneggiamento.

Il 31enne, che vanta già precedenti di polizia, è stato quindi identificato e denunciato per il reato di danneggiamento.

Il sospetto: potrebbe non essere un caso isolato

Quello di via Caracciolo potrebbe essere solo l’ultimo di una serie di episodi criminali che stanno colpendo le attività commerciali della zona. La Polizia di Stato ha avviato verifiche approfondite per accertare eventuali collegamenti con altri fatti analoghi registrati recentemente nello stesso quartiere.

Le indagini si stanno concentrando sulla ricostruzione dell’esatta dinamica degli eventi e sulla possibile responsabilità del 31enne in altri episodi di furto e danneggiamento avvenuti con modalità simili nelle vie limitrofe.

Il tempestivo intervento degli agenti del Commissariato San Ferdinando ha evitato che il gesto vandalico potesse ripetersi, ma l’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza nel centro cittadino, particolarmente frequentato sia da napoletani che da turisti.

Pompei, scoperta una domus con torre: l’archeologia digitale svela nuovi segreti

Non solo affreschi, mosaici e rovine: Pompei torna a raccontare se stessa anche attraverso la ricostruzione digitale. È l’obiettivo del progetto “POMPEII RESET”, promosso dal Parco Archeologico di Pompei insieme all’Università Humboldt di Berlino, che oggi presenta un nuovo studio sull’e-journal ufficiale degli scavi.

Al centro della ricerca c’è la Casa del Tiaso, dove una scala monumentale, apparentemente senza sbocco, ha acceso la curiosità degli archeologi. Da quell’enigma nasce l’ipotesi di una domus dotata di torre, una struttura alta e simbolica, forse usata per osservare la città, il golfo e persino il cielo stellato. Una soluzione architettonica che, spiegano gli studiosi, ricorderebbe le ville dei patrizi romani, in cui le torri rappresentavano potere e prestigio.

“Pompei è un laboratorio complesso”, spiega Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco. “Accanto alla ricerca sul campo, oggi esiste un’archeologia non invasiva, fatta di studio e di ipotesi che ci aiutano a ricostruire ciò che il tempo ha cancellato”. Attraverso modelli 3D e tecniche di gemello digitale, il progetto intende documentare gli edifici ancora conservati e ricostruire virtualmente quelli perduti.

“La Pompei che non vediamo – aggiunge Zuchtriegel – è quella dei piani superiori, fondamentali per comprendere davvero la vita e la società dell’epoca. Grazie alla tecnologia possiamo restituire forma e senso a quegli spazi dimenticati.” I risultati, presentati oggi, mostrano come la fusione tra archeologia e tecnologia possa riscrivere la storia della città sepolta dal Vesuvio, restituendo una Pompei più viva, più alta e – forse – più vicina alle stelle.

Strage familiare di Paupisi: si è svegliata dal coma la piccola Antonia

Paupisi – Arrivano finalmente segnali di speranza dalla clinica Neuromed di Pozzilli, dove è ricoverata Antonia la ragazza di 16 anni ferita alla testa dal padre Salvatore Ocone durante la strage familiare di Paupisi, avvenuta lo scorso 30 settembre.

Secondo l’ultimo bollettino medico diffuso nella mattinata di oggi, le sue condizioni mostrano un lieve ma significativo miglioramento: la giovane “allo stato attuale è tracheostomizzata, in respiro spontaneo, con parametri vitali stabili e iniziali segni di risveglio”.

Restano però i deficit motori all’emilato destro, e i medici attendono l’esito di una risonanza di controllo per monitorare l’evoluzione del quadro neurologico.

La tragedia di Paupisi

Il 30 settembre la Campania e l’intero Paese furono sconvolti da una terribile strage familiare: nelle campagne tra Mirabello e Ferrazzano, in provincia di Campobasso, i carabinieri trovarono agonizzante la 16enne accanto al corpo senza vita del fratellino Cosimo, di 15 anni, e del padre, poi rianimato e tratto in arresto.

L’uomo, Salvatore Ocone, 50 anni, è accusato di aver ucciso la moglie Elisabetta Polcino e lo stesso figlio Cosimo, prima di tentare di togliersi la vita. La 16enne, in condizioni gravissime, era stata trasportata in elicottero al Neuromed, dove da allora è sottoposta a cure intensive.

L’attesa e la speranza

Dopo giorni di silenzio da parte dell’ospedale, l’aggiornamento odierno riaccende la speranza per la giovane sopravvissuta, che respira autonomamente e mostra segnali di ripresa neurologica. Le sue condizioni restano comunque delicate, e la prognosi non è ancora sciolta.

Nel frattempo, il padre è detenuto nel carcere di Benevento, dove è sottoposto a perizia psichiatrica nell’ambito del procedimento per duplice omicidio aggravato.

La comunità di Paupisi e l’intero Sannio restano in attesa, sospesi tra dolore e speranza: quella di una ragazza che, contro ogni previsione, sta lottando per tornare alla vita dopo una delle pagine più drammatiche della cronaca familiare campana degli ultimi anni.

Ciambriello: “Suicidi in carcere, un’epidemia ignorata dallo Stato”

È un grido d’allarme, quello lanciato dal garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello, dopo l’ennesima tragedia avvenuta la scorsa notte nel carcere di Ariano Irpino, dove un detenuto nigeriano, padre di due figli, si è tolto la vita: “La vera emergenza nelle carceri italiane si chiama suicidio.” 

“L’epidemia dei suicidi – scrive Ciambriello in una nota – sembra non arrestarsi. È un pugno nello stomaco che passa nell’indifferenza della politica e della società civile. E ciò che è ancora più grave è che il governo nega persino che esista un allarme”. Il garante richiama le parole del presidente Sergio Mattarella, che aveva invitato al “rispetto della dignità di ogni persona, anche di chi si trova in carcere”, sottolineando come “l’alto numero di suicidi sia la prova di condizioni inammissibili, tra cui il sovraffollamento”.

“Parliamo di numeri che raccontano un supplizio infinito – aggiunge Ciambriello –. E se sommiamo ai suicidi le 36 morti in carcere ancora da chiarire, la dimensione della tragedia è evidente. Si continua a morire dietro le sbarre, spesso nel silenzio.” Il garante chiama in causa direttamente la politica, chiedendo un cambio di rotta profondo: “Servono più educatori, psicologi e mediatori linguistici. Non basta costruire nuove carceri o vantarsi di qualche ristrutturazione. È urgente investire nelle misure alternative alla detenzione e nel sostegno umano e psicologico ai detenuti. Solo così si può fermare questa strage silenziosa.”

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