De Laurentiis e il sogno americano sfumato: “Pensai a tre club MLS, ma il sistema è una trappola per ricchi”

Aurelio De Laurentiis svela a Washington un retroscena: tentò di lanciare tre squadre negli Usa, ma il modello MLS lo fermò.
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Washington – Aurelio De Laurentiis, il re del cinema e del calcio partenopeo, ha sfoderato un retroscena esplosivo alla serata della National Italian American Foundation (NIAF): quindici anni fa, tentò di lanciare tre squadre negli Usa – a Las Vegas, Detroit e Philadelphia – ma il modello della MLS lo bloccò sul nascere.

“Intelligente per chi l’ha inventato, non per chi gioca”, ha tagliato corto il patron del Napoli durante la premiazione del NIAF/De Laurentiis Film Prize.Il problema? Nessuna retrocessione, prestiti forzati di giocatori tra club e una fee d’ingresso da 300 milioni di dollari: “La vera competizione è nelle serie B, non nella MLS, dove presti i tuoi talenti agli altri e rischi di non retrocedere mai”.

Non è nostalgia: De Laurentiis, che ha trasformato il Napoli con due scudetti vineti negli ultimi tre anni usa l’aneddoto per lanciare una stoccata al calcio di casa nostra. “È arrivato il momento di cambiare: regole del gioco e format dei campionati, in Europa e Italia”.

Parole che sanno di déjà-vu: da anni il presidente Figc in pectore spinge per una Serie A a 18 squadre (da 20), play-off scudetto e Conference europea riformata. “Basta con calendari eterni e disparità economiche – ha tuonato in interviste passate – la Superlega? Un’idea morta, ma serve evoluzione, non rivoluzione”.

Nel 2025, con la Lega che discute il nuovo format (più derby, meno viaggi folli), le sue proposte – ridotti costi, più meritocrazia – guadagnano terreno, specie dopo lo scandalo plusvalenze che ha lambito mezzo calcio italiano.La platea NIAF, 500 ospiti tra diplomatici e star italo-americane (da Lady Gaga a Cuomo), ha applaudito: l’evento, parte del 50° Gala della fondazione, celebra l’eredità italiana oltre Atlantico, con De Laurentiis ponte tra celluloide (Filmauro ha prodotto 500 film) e pallone.

“Porto Napoli qui per ispirare – ha chiosato – come ho fatto con Osimhen e Kvaratskhelia, talenti globali”. Ma sui social, reazioni miste: tifosi azzurri esaltano (“ADL visionario, MLS è noia pura”), scettici lo accusano di “chiacchiere da showman”.

Esperti come il giornalista sportivo Paolo Condò commentano: “De Laurentiis vede lontano: la MLS cresce (ricavi 1 miliardo USD nel 2025), ma senza dramma sportivo resta intrattenimento soft. In Italia, le sue riforme potrebbero salvare la Serie A dal declino”.

Guardando avanti, il messaggio è chiaro: per De Laurentiis, il calcio non è business statico, ma spettacolo vivo. Dal sogno americano accantonato alla lotta per un’Italia competitiva, il patron resta il guastafeste che il sistema ama odiare. Prossima mossa? Chissà, magari un film su quel “quasi-franchise” a Las Vegas.

Intanto, a Napoli, i sogni scudetto continuano: contro l’Inter il 25 ottobre, al Maradona blindato, servirà più che un sistema – servirà genio.

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