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Caserta, il Tar conferma: lo scioglimento per camorra è legittimo

Caserta– Non c’è stato alcun errore nel decreto del Viminale: il Comune di Caserta doveva essere sciolto. A sancirlo è il Tar del Lazio, che con una sentenza depositata oggi, 1° aprile 2026, ha messo la parola fine alle speranze di ritorno dell’ex amministrazione guidata da Carlo Marino.

I giudici amministrativi hanno respinto con fermezza il ricorso presentato dall’ex primo cittadino, confermando la validità del provvedimento firmato nell’aprile 2025 dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Il muro del Tar contro il ricorso

La battaglia legale, che ha visto Marino affiancato dagli ex consiglieri Massimo Russo e Michele Picozzi, si è scontrata con la linea difensiva dello Stato, sostenuta dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Interno. Nonostante i tentativi della difesa di smontare l’impalcatura accusatoria, il Tribunale Amministrativo ha ritenuto che il quadro delineato dalla Prefettura di Caserta fosse coerente e privo di vizi di legittimità.

Appalti e voti: l’ombra dei clan sul Comune

Il cuore della sentenza risiede nella valutazione complessiva degli indizi raccolti dagli inquirenti. Secondo i giudici, non si è trattato di episodi isolati, ma di un sistema di “collegamenti diretti o indiretti” tra la macchina amministrativa e la criminalità organizzata.

Nella motivazione si legge chiaramente che:”Il sostegno elettorale da parte di esponenti del clan mafioso e la ricorrente presenza di soggetti legati ai clan negli affidamenti pubblici erano elementi noti agli amministratori locali.”

Una decisione “ragionevole”

Il Tar ha sottolineato come le prove non vadano analizzate singolarmente (“atomisticamente”), ma osservate nel loro insieme. Questa visione d’insieme ha permesso di confermare, in termini di “plausibilità e ragionevolezza”, che l’ente locale fosse permeabile alle influenze della camorra, giustificando così la misura straordinaria dello scioglimento per tutelare l’interesse pubblico e la legalità delle istituzioni.

Abuso edilizio nel cuore del Vomero: sequestrato maxi-manufatto in un ristorante

Napoli – Nonostante il calendario segni il primo aprile, non si è trattato di uno scherzo per il titolare di un noto ristorante nel quartiere Vomero. Gli agenti dell’Unità Operativa della Polizia Locale, a seguito di una segnalazione mirata, hanno apposto i sigilli a una imponente struttura abusiva che stava sorgendo nel giardino dell’attività commerciale.

Il blitz della Polizia Locale

L’intervento dei caschi bianchi ha portato alla luce un vero e proprio cantiere in fase di ultimazione. Gli agenti hanno scoperto una struttura di circa 170 metri quadrati, progettata per ampliare la capacità ricettiva del locale ma priva di qualsiasi autorizzazione.

Il manufatto non era una semplice installazione temporanea, bensì un’opera solida e permanente: pilastri cementati e ancorati al suolo, una pavimentazione in legno fissa e una copertura apribile in metallo.

Assenza di permessi e rischi sismici

Al momento del controllo, il responsabile della società che gestisce il ristorante non è stato in grado di esibire alcun titolo abilitativo o documentazione urbanistica. La stabilità della costruzione e la natura degli interventi avrebbero richiesto il regolare permesso di costruire, totalmente assente in questo caso.

Oltre all’abuso edilizio, la situazione è aggravata dal mancato rispetto delle normative tecniche. Il titolare è stato infatti denunciato all’Autorità Giudiziaria non solo per l’intervento illegale, ma anche per aver ignorato gli obblighi di verifica preventiva previsti per le opere strutturali in zone dichiarate a rischio sismico.

Sequestro e denuncia

L’intera area è stata sottoposta a sequestro preventivo per impedire la prosecuzione dei lavori e l’utilizzo della struttura. L’operazione si inserisce nel quadro dei controlli serrati disposti dal Comando della Polizia Locale di Napoli per il contrasto all’abusivismo edilizio, un fenomeno che continua a interessare anche le zone più prestigiose della città.

Melito, automobilista spacca il parabrezza di un bus Air Campania: autista si barrica a bordo

Melito – Momenti di paura questa mattina a Melito, in provincia di Napoli, dove un automobilista ha aggredito un bus di Air Campania arrivando a mandare in frantumi il parabrezza del mezzo. L’autista, temendo conseguenze ancora più gravi, si è barricato all’interno dell’autobus e ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.

L’episodio si è verificato lungo il percorso della linea Teverola-Napoli. Secondo quanto riferito dall’azienda, il conducente si è trovato bloccato in un restringimento di carreggiata mentre sopraggiungeva un’auto dalla direzione opposta.

La lite e l’aggressione

A quel punto l’automobilista avrebbe preteso che il bus facesse retromarcia. Una manovra che, però, non sarebbe stata possibile per la presenza di altri veicoli in coda dietro l’autobus. Ne è nato un acceso diverbio.

Dalle parole si è passati rapidamente ai fatti. L’uomo, dopo aver inveito contro l’autista, è sceso dall’auto, si è avvicinato al mezzo e ha colpito con violenza il parabrezza fino a romperlo.

La fuga dell’aggressore

Di fronte all’escalation, il conducente si è chiuso all’interno del bus per proteggersi e ha lanciato l’allarme. Quando sul posto sono stati richiesti i soccorsi e l’intervento delle forze dell’ordine, l’aggressore si era già allontanato, facendo perdere le proprie tracce.
Non risultano, al momento, ulteriori dettagli sull’identità dell’uomo né eventuali conseguenze per i passeggeri presenti sul mezzo.

La denuncia di Air Campania

Air Campania ha espresso “la più ferma condanna per quanto accaduto” e manifestato “piena solidarietà al lavoratore coinvolto”.
Sull’episodio è intervenuto anche l’amministratore unico Anthony Acconcia, che ha parlato di un clima ormai sempre più pesante per il personale viaggiante. “Non bastano più le parole e la vicinanza manifestata a chi, come è accaduto oggi a Giovanni, deve operare in queste condizioni di pericolo”, ha dichiarato, annunciando l’avvio delle procedure per l’impiego di vigilanti privati a supporto degli operatori, soprattutto nelle aree considerate più esposte.

Settimo caso in due mesi

L’azienda sottolinea che quello avvenuto a Melito è il settimo episodio di violenza ai danni del personale Air Campania negli ultimi due mesi. Un dato che riaccende l’allarme sicurezza per gli autisti del trasporto pubblico locale, sempre più spesso bersaglio di minacce e aggressioni durante il servizio.

Pirata della strada investe 78enne ad Afragola: la rimprovera mentre agonizza e fugge

Afragola – Dramma nel Napoletano: una donna alla guida investe una 78enne in piazza Cirillo, vicino al Comune, la rimprovera mentre è a terra e scappa senza soccorrerla.

L’incidente sotto gli occhi del Comune

L’episodio è avvenuto ieri mattina in piazza Cirillo, ad Afragola, a due passi dalla sede municipale. L’anziana, mentre attraversava, è stata travolta da un’auto che non si è fermata. La conducente, secondo testimoni, è scesa dal veicolo, ha apostrofato la vittima riversa sull’asfalto e poi si è dileguata a piedi, rendendo vana ogni ricerca immediata.

Il racconto choc del familiare

A rendere il caso ancora più agghiacciante è la testimonianza di un parente della vittima: “V. mi ha riferito che, mentre era a terra, la donna alla guida è scesa dall’auto e l’ha anche rimproverata, per poi andare via”. Un gesto di crudeltà che ha scioccato chi indaga e la famiglia.

Prognosi riservata, secondo intervento in arrivo

Trasportata d’urgenza in ospedale, l’78enne ha subito un primo intervento chirurgico ieri. Le sue condizioni restano gravi, con prognosi riservata. I medici hanno già avvisato i familiari della necessità di una seconda operazione. La Polizia Municipale di Afragola sta acquisendo le immagini della videosorveglianza della zona, che potrebbero rivelare targa e volto della pirata.

Caso Domenico: al via il confronto sul risarcimento tra legali e Azienda dei Colli

Napoli – Una data per segnare l’inizio di un percorso necessario, tra il dolore della memoria e i tempi della giustizia. La prossima settimana si terrà il primo incontro ufficiale tra i legali dell’Azienda dei Colli e gli avvocati della famiglia di Domenico Caliendo.

Al centro del colloquio, l’avvio delle trattative per la richiesta di risarcimento stragiudiziale avanzata dai familiari del piccolo.

L’annuncio è arrivato direttamente dal direttore generale dell’Azienda, Anna Iervolino, a margine di un momento di forte commozione: la piantumazione di un ulivo nel prato dell’ospedale Monaldi, simbolo di vita e memoria dedicato proprio a Domenico.

La formalizzazione delle trattative

Il passaggio dall’intenzione agli atti formali è ormai compiuto. «Sono stata informata che la settimana prossima ci sarà un incontro che darà l’avvio alle trattative», ha dichiarato Iervolino. La direttrice ha espresso ottimismo sul dialogo tra le parti, sottolineando la volontà di procedere con sensibilità: «Sono certa che il confronto si svolgerà in maniera serena e, soprattutto, nel clima di reciproco rispetto».

Le procedure, ha specificato il vertice dell’azienda sanitaria, sono ora tracciate in modo definitivo: «Da questo momento in poi le trattative sono state formalizzate per iscritto».

Tempi, modi e responsabilità civile

L’Azienda dei Colli non si sottrae alle proprie responsabilità, definendo il perimetro d’azione entro cui si muoveranno i legali. «In ogni caso, che sia all’interno o al di fuori del processo, l’Azienda è responsabile civile ed è tenuta a un risarcimento», ha ammesso con chiarezza il direttore generale.

Tuttavia, la definizione dell’indennizzo non sarà immediata, dovendo seguire i rigidi binari della burocrazia e della giurisprudenza: «La misura, i tempi e i modi sono scanditi dalla legge, dai regolamenti e dai procedimenti amministrativi».

Il fronte penale: l’Azienda sarà parte civile

Se sul piano civile si cerca una conciliazione, su quello penale l’Azienda dei Colli intende tutelare la propria immagine e posizione istituzionale. Interpellata sulla strategia processuale, Iervolino ha confermato l’intenzione di intervenire nel dibattimento: «L’Azienda chiaramente si costituirà parte civile, ma lo farà quando inizierà il processo penale, seguendo le regole e i tempi previsti dalla procedura».

Sedicenne travolto in scooter a Mondragone: 47enne a processo per omicidio volontario

Santa Maria Capua Vetere – Nessuno sconto di pena preventivo: sarà processato con la gravissima accusa di omicidio volontario il 47enne ritenuto responsabile della morte di Luigi Daniele Petrella, il ragazzo di 16 anni investito mortalmente mentre viaggiava a bordo del suo scooter. La decisione è arrivata oggi al termine dell’udienza preliminare celebrata presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il rinvio a giudizio e l’inizio del dibattimento

Il giudice ha respinto con fermezza la richiesta, avanzata dalla difesa dell’imputato, di procedere attraverso la formula del rito abbreviato condizionato. Il rinvio a giudizio segna un punto cruciale per la famiglia della vittima, in cerca di giustizia. Il processo prenderà ufficialmente il via il prossimo 12 maggio, davanti ai giudici della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere.

La tragedia e il mancato soccorso

I drammatici fatti risalgono alla sera del 27 giugno 2025. Luigi Daniele si trovava in sella al suo motorino per le strade di Mondragone, in provincia di Caserta, quando è stato violentemente travolto da una vettura.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo il devastante impatto l’automobilista non si fermò per prestare soccorso al minorenne agonizzante. Trasportato in condizioni disperate alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, il giovane Luigi perse la vita poco dopo a causa dei traumi profondi riportati nella caduta.

La caccia al “supertestimone”

La famiglia del sedicenne è rappresentata in aula da un collegio difensivo composto dagli avvocati Sergio Pisani, Filippo Romano e Mario Daniele Marotta. Proprio i legali, nei giorni scorsi, hanno diffuso un accorato appello pubblico volto a rintracciare una figura che potrebbe rivelarsi determinante per l’esito del processo: il conducente di una Volkswagen Lupo.

Il video: Dalle indagini difensive è emerso un filmato in cui si nota chiaramente l’utilitaria transitare sul luogo della tragedia.

La tempistica: Il passaggio dell’auto coincide esattamente con i drammatici istanti in cui il 16enne veniva travolto.

L’obiettivo: Rintracciare chi era al volante significa poter contare su un testimone oculare preziosissimo, in grado di fornire dettagli decisivi sull’esatta dinamica dell’incidente e sul comportamento dell’imputato.

Bimbo ucciso a bastonate a Cardito, condannata a 30 anni la madre

Napoli – Trenta anni di reclusione per Valentina Casa, madre del piccolo Giuseppe Dorice, il bambino ucciso a bastonate nel gennaio del 2019 in un’abitazione di Cardito. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Napoli al termine del nuovo processo di secondo grado disposto dopo l’annullamento dell’ergastolo da parte della Cassazione.

La donna era stata inizialmente condannata in primo grado a sei anni di carcere. In appello la pena era stata poi aggravata fino all’ergastolo, ma la Suprema Corte aveva annullato quella decisione disponendo un nuovo giudizio.

Il delitto nella casa di Cardito

Il brutale omicidio avvenne nel gennaio del 2019 all’interno dell’abitazione in cui il bambino viveva con la madre e il nuovo compagno della donna, Tony Essobti Badre.

Secondo la ricostruzione emersa nel processo, l’uomo aggredì il piccolo Giuseppe Dorice colpendolo ripetutamente con un bastone perché infastidito dal comportamento del bambino. Le violenze provocarono la morte del piccolo.

La sorellina sopravvissuta fingendosi svenuta

Durante l’aggressione fu presa di mira anche la sorellina del bambino. La piccola riuscì però a salvarsi fingendosi svenuta mentre l’uomo la colpiva.

Tony Essobti Badre è stato già condannato in via definitiva all’ergastolo e sta scontando la pena per l’omicidio del bambino.

Il percorso giudiziario della madre

La posizione di Valentina Casa ha avuto invece un iter giudiziario più complesso. Dopo la condanna a sei anni in primo grado e l’ergastolo inflitto in appello, la Cassazione aveva annullato la sentenza ordinando un nuovo processo davanti ai giudici di secondo grado.

Il procedimento si è concluso oggi con la condanna a 30 anni di reclusione, chiudendo uno dei casi di cronaca più sconvolgenti degli ultimi anni nell’area nord di Napoli.

Napoli brilla alla Finale Green Game: scuole campane tra le stelle della sostenibilità

Roma – Quiz serrati, adrenalina alle stelle e 3mila studenti da tutta Italia: la Finale Nazionale del Green Game 2026 ha trasformato il PalaTiziano in un’arena della sostenibilità. Dopo mesi di selezioni, le classi finaliste si sono sfidate su raccolta differenziata ed economia circolare.

Un format vincente, promosso dai Consorzi BIOREPACK, CIAL, COMIECO, COREPLA, COREVE e RICREA, che parla il linguaggio dei giovani.
Vince la preparazione, la velocità e lo spirito di squadra in una gara giocata fino all’ultimo secondo.

Podio lombardo, ma Campania protagonista

Il titolo di Campione Nazionale se lo aggiudica la 1^L dell’Isis “Valceresio” di Bisuschio (VA), in una finale combattuta. Secondo posto per la 2^I del Liceo Scientifico “Tosi” di Busto Arsizio (VA), terzo la 2^S dell’ITI “E. Fermi” di Desio (MB).

Le scuole campane non sfiggono: il Liceo Scientifico Statale “G. Mercalli” di Napoli, l’ITI “E. Barsanti” di Pomigliano d’Arco e l’ISTS “G. Moscati” di Sant’Antimo si mettono in luce nelle manche, tra le realtà più brillanti della competizione. Un trampolino per l’educazione ambientale nel territorio.

“Formiamo cittadini responsabili”

“Quella di Roma è una partecipazione che supera la gara – sottolineano i Consorzi promotori –. Il Green Game insegna la sostenibilità quotidiana. L’energia dei ragazzi conferma: con strumenti interattivi formiamo cittadini consapevoli”.

Tredicesima edizione da record

Giunto al tredicesimo anno, il progetto ha coinvolto oltre 355mila studenti italiani. Merito dei formatori Peaktime, Alvin Crescini e Stefano Leva, e delle tecnologie interattive che rendono ogni tappa concreta. Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Napoli punta sul turismo, Manfredi: «Siamo sempre più all’altezza della sfida»

Napoli – «Cerchiamo sempre di migliorare e di fare in modo di poter accogliere i tanti turisti che arrivano in città, che sono sempre più numerosi». Con queste parole il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha commentato a margine della conferenza stampa di presentazione della nona edizione di Pompeii Theatrum Mundi la crescita del flusso turistico nel capoluogo campano.

Per il primo cittadino, il turismo rappresenta molto più di un fenomeno culturale: «È anche un’occasione importante di lavoro e di attività economica per la nostra città e per i napoletani», ha sottolineato Manfredi, ribadendo l’impegno dell’amministrazione a lavorare «continuamente» per «essere sempre all’altezza di una sfida che diventa sempre più grande».

Domani il bilancio del Patto per Napoli

L’agenda del sindaco non si ferma qui. Giovedì 2 aprile, alle ore 12, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, è convocata una conferenza stampa per tracciare un bilancio sui primi quattro anni del Patto per Napoli, l’accordo firmato nel marzo 2022 da Manfredi e dall’allora presidente del Consiglio Mario Draghi. All’incontro parteciperanno anche l’assessore al Bilancio Pierpaolo Baretta e il coordinatore dell’Osservatorio Economia e Società del Comune, Gaetano Vecchione.

Monaldi, il grido d’aiuto delle famiglie: «Ripristinate la cardiochirurgia pediatrica»

Napoli – Quello che un tempo era il fiore all’occhiello della sanità campana e del Sud Italia, oggi è un reparto che costringe alla fuga. I genitori dei bambini cardiopatici in cura presso l’Ospedale Monaldi di Napoli hanno rotto il silenzio con una nota congiunta, chiedendo con forza il ripristino delle attività chirurgiche complesse e un supporto concreto per le famiglie costrette a lunghi “viaggi della speranza”.

L’esodo verso la Capitale

La carenza di interventi strutturati presso il nosocomio napoletano sta spingendo decine di nuclei familiari verso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. Un trasferimento che non è solo una questione di chilometri, ma un vero e proprio dramma logistico ed economico.

«Siamo costretti a trasferimenti improvvisi, con spese di viaggio e soggiorni prolungati che gravano interamente sulle nostre spalle», spiegano le famiglie. Al momento, denunciano i genitori, non esiste alcun piano di supporto economico strutturato da parte dell’azienda sanitaria: un vuoto istituzionale che lascia i genitori soli a gestire spese insostenibili in momenti di estrema fragilità emotiva.

Fine di un’eccellenza: il “fattore Oppido”

Nella nota emerge con chiarezza il confronto con il passato. Il reparto di cardiochirurgia del Monaldi era considerato un punto di riferimento nazionale sotto la guida del dottor Guido Oppido.

«In passato è stata garantita continuità e qualità assistenziale anche in condizioni complesse», sottolineano i genitori, ricordando la dedizione di una gestione che evitava la migrazione sanitaria. Oggi, al contrario, si percepisce un «arretramento significativo» nella capacità di risposta del reparto, che si traduce in una mancanza di chiarezza sulle tempistiche e sulle modalità di trasferimento dei piccoli pazienti.

L’appello alle istituzioni

Oltre alla chirurgia, le famiglie chiedono un accompagnamento organizzativo adeguato. Gestire il lavoro, gli altri figli e la vita quotidiana lontano da casa è una sfida che molti non possono più permettersi di affrontare senza aiuti.

La richiesta finale è un appello alla dignità: restituire al Monaldi la sua funzione primaria e non abbandonare chi, oltre a combattere contro la malattia di un figlio, si ritrova a dover lottare contro la burocrazia e l’assenza di servizi essenziali.

Miriam Caroccia ai pm: «I soldi per l’acquisto arrivavano da Delmastro»

Roma – “Il denaro utilizzato per l’acquisto delle attrezzature proveniva dall’allora sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove”. È quanto avrebbe riferito Miriam Caroccia, 19 anni, nel corso dell’interrogatorio durato circa due ore davanti ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma.

A riferirlo è il suo difensore, l’avvocato Fabrizio Gallo, al termine dell’audizione in Procura. La giovane è indagata, insieme al padre Mauro, nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione della “Bisteccheria Italia”, locale di via Tuscolana finito sotto la lente degli investigatori per le ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Il fascicolo è coordinato dal sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice. Nella vicenda viene citato anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, che al momento non risulta indagato.

La versione della difesa

Secondo quanto spiegato dal legale, la ragazza avrebbe chiarito la provenienza del denaro utilizzato per alcune spese legate all’attività del ristorante.

“La mia assistita è molto provata da tutta questa vicenda”, ha dichiarato l’avvocato Gallo. “Nella bisteccheria lavorava anche come cameriera e ha spiegato ai magistrati la sua posizione, chiarendo da dove provenivano i soldi utilizzati per alcune forniture dell’azienda”.

“Questa storia mi sta rovinando la vita”

Durante l’interrogatorio la giovane avrebbe anche manifestato un forte stato di tensione per le conseguenze mediatiche della vicenda.

“Questa storia mi sta rovinando la vita. Ricevo minacce sui social, mi danno della mafiosa, sono distrutta. Io non ho fatto nulla di male. Ora cosa farò?”, avrebbe dichiarato ai magistrati, secondo quanto riferito dal difensore.

Il lavoro nel ristorante

Parlando della Bisteccheria Italia, locale al centro dell’indagine, la 19enne avrebbe inoltre spiegato di lavorare all’interno del ristorante come cameriera, occupandosi anche delle pulizie del locale.

L’inchiesta della Dda romana prosegue ora con ulteriori accertamenti per chiarire i flussi di denaro legati alla gestione dell’attività commerciale. Anche in questo caso, come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

Spari in piazza Carolina: il Prefetto potenzia la sicurezza in vista di Pasqua

Napoli – La notte di paura a Piazza Carolina, nel cuore del quartiere Chiaia, tiene alta l’attenzione delle istituzioni. Un ragazzo di 16 anni è stato ferito da colpi d’arma da fuoco a una gamba. Trasportato all’Ospedale Vecchio Pellegrini, la vittima non è in pericolo di vita. Sul posto, immediato l’intervento della Polizia di Stato, con le Volanti del Commissariato “San Ferdinando” che hanno soccorso il giovane e avviato le prime ricerche.

Indagini e videosorveglianza

Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, segue personalmente l’evolversi delle indagini. Gli investigatori stanno ora analizzando le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area per risalire ai responsabili del gesto. L’attenzione resta massima su una delle piazze più frequentate della movida partenopea.

Rafforzamento del dispositivo di sicurezza

In risposta all’episodio, è stato immediatamente disposto un potenziamento dei servizi di prevenzione e controllo. Nel Piano coordinato del territorio, viene istituito un posto di vigilanza fissa in Piazza Carolina, operativo nelle fasce serali e notturne, congiuntamente gestito da Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri. A supporto, resta operativa h24 una pattuglia dell’Esercito Italiano – Operazione Strade Sicure – già in servizio in Piazza Trieste e Trento.

Verso le festività pasquali

In vista dell’aumento di presenze di cittadini e turisti previsto per le prossime festività pasquali, il prefetto ha assicurato un’ulteriore intensificazione delle misure di sicurezza in tutte le zone centrali della città. Il dispositivo attuale si aggiunge alla pianificazione già deliberata in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

“Pronta risposta” delle forze dell’ordine

Un ringraziamento particolare è stato espresso dal prefetto agli agenti del Commissariato “San Ferdinando” per la tempestività dell’intervento, la professionalità nell’assistenza al ferito e la rapidità nell’avvio delle indagini. “Una risposta concreta ed efficace alle esigenze di sicurezza dei cittadini”, si legge nella nota della Prefettura.

Monitoraggio costante

La Prefettura assicura che il coordinamento tra tutte le componenti istituzionali coinvolte resta massimo, con un monitoraggio costante dell’intera area urbana. Sul territorio, infine, sono già attivi ulteriori dispositivi di rafforzamento anche in altre zone strategiche della città.

Sicignano degli Alburni: operaio muore in cantiere

Un incidente sul lavoro dall’esito tragico si è verificato nel primo pomeriggio di oggi nell’area dei Monti Alburni, nel territorio di Sicignano degli Alburni, in provincia di Salerno. A perdere la vita è stato un operaio di 38 anni, originario di Vibonati.

Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio degli inquirenti, l’uomo sarebbe stato colpito al collo da una lastra d’acciaio durante le attività in cantiere. L’impatto si è rivelato fatale.

Immediato l’intervento dei sanitari del 118 e dei volontari della Croce Rossa, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile. Il 38enne è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Eboli, dove è giunto già privo di vita.

Sulla vicenda indagano i Carabinieri della compagnia di Eboli, impegnati a ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e a verificare il rispetto delle norme di sicurezza all’interno del cantiere. La salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli accertamenti del caso.

Salerno, ubriaco aggredisce due vigilantes con un coccio di bottiglia al pronto soccorso

Salerno – Un uomo ubriaco ha seminato il panico nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, aggredendo con un coccio di bottiglia di vetro due guardie giurate in servizio e ferendole. Subito dopo si è dato alla fuga a bordo della sua auto, ma è stato rintracciato e arrestato poco più tardi dagli agenti della Polizia di Stato.

L’episodio è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì al nosocomio di via San Leonardo. La vittima dell’aggressione sono due vigilantes che prestavano servizio all’interno del pronto soccorso. L’uomo, identificato con le iniziali M.L., di nazionalità straniera, si è presentato in evidente stato di alterazione alcolica.

Secondo la ricostruzione degli investigatori dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura, l’indagato ha improvvisamente afferrato un frammento di bottiglia di vetro e ha aggredito i due addetti alla sicurezza, provocandogli lesioni giudicate guaribili rispettivamente in 10 e 7 giorni.Dopo l’aggressione, l’uomo si è dato alla fuga a bordo della propria vettura.

I poliziotti, però, sono riusciti a individuarlo rapidamente e a bloccarlo. Per lui è scattato l’arresto per lesioni personali aggravate. Inoltre è stato denunciato per guida in stato di ebbrezza.L’uomo è ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

De Laurentiis attacca il sistema: «Serve resettare il calcio italiano»

Una critica dura e senza filtri al sistema calcio italiano. Aurelio De Laurentiis interviene dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali e chiede un cambiamento radicale, puntando il dito contro un modello che, a suo dire, non funziona più.

«Il mio sentimento è chiaro da dieci anni. A me viene solo da sorridere, ‘a pazziella mmano ‘e criature’» afferma, sottolineando come il numero eccessivo di partite stia logorando i calciatori. «Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri giocatori».

Il presidente propone una revisione profonda del campionato, a partire dal numero di squadre. «Oggi si continua a volere un torneo a 20 squadre, ma se tornassimo a 16 e abolissimo le Supercoppe giocate in Arabia Saudita, risparmieremmo i nostri giocatori e avremmo più tempo per allenare la Nazionale».

Non manca una riflessione anche sul modello tecnico del calcio italiano. «Il tatticismo di cui si bea il nostro gioco è davvero utile per competere con le altre nazioni?» si chiede, denunciando un sistema immobile. «Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e nulla si sposta, perché così tutti vivacchiano».

Nel suo intervento, De Laurentiis indica anche una possibile figura di riferimento per una rifondazione. «Nel calcio bisogna resettare e ripartire da zero. Malagò è uno che ha lavorato molto bene ed è ineccepibile dal punto di vista professionale».

Al centro del discorso anche il tema dei rapporti tra club e Nazionale. «Mi sono stancato di mettere a disposizione i miei giocatori. Lo sono se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi garantisci un’assicurazione totale in caso di infortunio. Non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri».

Infine, l’affondo sul peso politico e sociale del calcio. «La politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori. Se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, nel giro di un biennio saremmo di nuovo competitivi».

Calo vendite di cozze e vongole in Campania, Unci: «Timori infondati»

Vendite in picchiata per cozze, vongole e prodotti ittici in Campania, colpiti da un’ondata di timori ritenuti infondati dagli operatori del settore. A lanciare l’allarme è l’Unci AgroAlimentare, che segnala un drastico calo dei consumi legato alla diffusione di preoccupazioni sulla sicurezza alimentare.

«Le vendite di cozze e vongole e di tutti i prodotti ittici in Campania sono crollate, a causa di infondati timori» sottolinea l’associazione, evidenziando come la situazione stia mettendo in difficoltà l’intera filiera, dalla pesca all’acquacoltura. Un fenomeno che, secondo l’Unci, sta coinvolgendo anche il comparto ortofrutticolo.

Dal mondo cooperativistico arriva però un messaggio chiaro sulla sicurezza dei prodotti. «Non soltanto la vendita è consentita, ma il consumo è sicuro rispettando le consuete norme igieniche e acquistando presso rivendite autorizzate», viene ribadito, con l’invito a privilegiare prodotti tracciati e a consumare i frutti di mare previa cottura.

L’associazione punta il dito contro un clima di allarmismo ritenuto ingiustificato, alimentato anche da una comunicazione iniziale definita imprecisa. «Non c’è alcuna ragione per privarsi di prodotti ittici italiani che offrono alti standard di qualità e sono sottoposti a controlli lungo tutta la filiera», viene spiegato, ricordando anche il valore della tradizione gastronomica campana, in particolare nei giorni delle festività pasquali.

Di fronte a una crisi che si somma al caro carburante, l’Unci chiede un intervento concreto delle istituzioni regionali. «Auspichiamo che la Regione supporti gli operatori in questa fase critica, non solo con aiuti economici ma anche con campagne di informazione ed educazione alimentare» afferma il presidente Gennaro Scognamiglio, sottolineando la necessità di ristabilire fiducia tra i consumatori.

Baia di Ieranto, stop a balneazione e accessi alla piattaforma

Scatta il divieto di balneazione e navigazione nello specchio d’acqua antistante la piattaforma della Baia di Ieranto, nel territorio di Massa Lubrense. A disporlo è un’ordinanza della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, che ha rilevato il grave stato di deterioramento della struttura, oggi appartenente al Demanio marittimo e un tempo parte del sito industriale Italsider.

A seguito del provvedimento, anche il Fai ha deciso di intervenire chiudendo l’accesso alla piattaforma e alle discese a mare collegate alla propria area. «Per garantire l’assoluta incolumità dei visitatori, chiuderemo l’accesso alla piattaforma e alle altre discese a mare accessibili dalla nostra proprietà» fanno sapere dalla Fondazione, sottolineando l’aumento delle presenze proprio in queste settimane.

Nonostante le restrizioni, la Baia di Ieranto resterà comunque accessibile attraverso il sentiero comunale che parte dal borgo di Nerano. La balneazione sarà consentita nella zona centrale della spiaggia, mentre continueranno regolarmente le attività di accoglienza e le visite guidate organizzate dal Fai.

La Fondazione precisa di non poter intervenire direttamente sulla struttura per motivi di competenza. «Non possiamo agire sulla piattaforma a rischio di cedimento e crollo, non essendo di nostra proprietà», evidenziando di aver già segnalato la situazione alle autorità competenti.

Area di grande valore naturalistico e sito di interesse comunitario, la Baia di Ieranto è tutelata anche dall’Area marina protetta di Punta Campanella ed è stata recentemente inserita dalla BBC tra le mete marine da visitare nel 2026. Proprio per questo, il Fai ha offerto collaborazione al Comune di Massa Lubrense e all’Agenzia del Demanio per accelerare gli interventi di messa in sicurezza. Infine, la Fondazione ha chiesto una chiara delimitazione dell’area interdetta, sia a terra che in mare, per evitare rischi ai visitatori.

Maltempo, prorogata l’allerta in Campania: piogge e vento fino a domani

Il maltempo non dà tregua alla Campania. La Protezione Civile regionale ha deciso di prorogare di altre 24 ore l’allerta meteo, alla luce dell’evoluzione delle condizioni atmosferiche e delle valutazioni del Centro Funzionale.

Fino alle 14 di domani continueranno piogge e temporali anche di forte intensità, accompagnati da raffiche di vento provenienti da Nord-Nord-Est. Lo scenario riguarda l’intero territorio regionale, anche se con livelli di criticità differenti a seconda delle aree. Dalle 14 di oggi l’allerta con livello Giallo resterà attiva in alcune zone interne e montane, dove il rischio principale è legato a fenomeni di dissesto idrogeologico. Possibili allagamenti, esondazioni, frane e caduta massi, con conseguenze sulla viabilità e sulla sicurezza dei centri abitati.

Resta invece esteso a tutta la regione il rischio legato al vento forte e al moto ondoso, con mare agitato e possibili mareggiate lungo le coste. La Protezione Civile invita le autorità locali a mantenere alta l’attenzione e ad attivare tutte le misure necessarie per prevenire danni, monitorando in particolare la stabilità del verde pubblico e delle strutture più esposte.

Napoli, agguato fuori alla discoteca di Agnano: 3 arresti

Napoli – Un agguato consumato nel cuore della notte, all’uscita di una discoteca di Agnano, al termine di una lite scoppiata all’interno del locale. È questo lo scenario ricostruito dagli investigatori della Polizia di Stato che, nella serata di ieri, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tre persone — due maggiorenni e un minorenne — ritenute gravemente indiziate di tentato omicidio e porto abusivo di arma da fuoco in luogo pubblico, reati aggravati dalle modalità mafiose.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea e della Procura per i Minorenni.

Il raid armato all’esterno del locale

L’episodio risale alla notte del 2 novembre scorso, quando un minorenne venne raggiunto da diversi colpi di pistola all’esterno della discoteca. Il ragazzo fu centrato da due proiettili al torace e da altri due alla gamba, rimanendo gravemente ferito.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, il ferimento sarebbe maturato al termine di una lite scoppiata all’interno del locale e degenerata pochi istanti dopo all’esterno.

La fuga in auto dopo gli spari

Determinante per la ricostruzione della dinamica è stata l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona e lungo il percorso di fuga.

Le telecamere avrebbero documentato il momento dell’agguato: uno degli indagati avrebbe esploso diversi colpi di arma da fuoco contro la vittima prima di darsi alla fuga.

Ad attenderlo c’era un’auto a noleggio, guidata dal secondo maggiorenne coinvolto. Nelle concitate fasi successive alla sparatoria sarebbe entrato in azione anche il terzo indagato, un minorenne, che avrebbe aperto la portiera dell’auto per consentire al complice di salire rapidamente e scappare.

Le indagini e le misure cautelari

Le ordinanze eseguite rappresentano l’esito delle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Procura per i Minorenni, che hanno ricostruito l’intera sequenza dell’agguato.

Come previsto dalla legge, si tratta di misure cautelari disposte nella fase delle indagini preliminari. I destinatari dei provvedimenti restano pertanto presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e possono presentare ricorso contro le ordinanze.

Femminicidio di Martina Carbonaro, l’ex assassino domani davanti al gup

Si apriranno domani, presso le aule del Tribunale Penale di Napoli Nord ad Aversa, le porte della camera di consiglio per l’udienza preliminare a carico di Alessio Tucci. Il diciannovenne è chiamato a rispondere di accuse pesantissime: omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere ai danni dell’ex fidanzata, Martina Carbonaro, di soli 14 anni.

Un delitto brutale che ha scosso profondamente la comunità di Afragola e l’intera provincia di Napoli nel maggio dello scorso anno.

La trappola dell’ultimo incontro

Secondo le ricostruzioni, l’omicidio si è consumato il 26 maggio all’interno di un casolare abbandonato, un’area in disuso di pertinenza dello Stadio Moccia di Afragola. Un luogo scelto non a caso: isolato, privo di illuminazione pubblica e senza telecamere di videosorveglianza.

Tucci aveva convinto Martina a recarsi in quella zona desolata con la scusa di un “incontro chiarificatore”. È lì che la quattordicenne ha trovato la morte, colpita ripetutamente e violentemente alla testa con una pietra.

Il rifiuto e le minacce

Alla base del gesto, secondo gli inquirenti, l’incapacità del diciannovenne di accettare la fine della relazione. Martina si era allontanata da lui e aveva iniziato a frequentare un altro ragazzo, cercando di voltare pagina. Una scelta che Tucci non aveva tollerato, arrivando a minacciare entrambi i giovani prima di pianificare e mettere in atto l’agguato fatale.

Il cinismo durante le ricerche

Un ulteriore dettaglio inquietante emerge dalle ore successive al delitto. Quando i genitori di Martina, non vedendola rientrare a casa, diedero l’allarme facendo scattare la macchina dei soccorsi, Tucci prese parte attivamente alle ricerche della ragazza, fingendo di ignorare il tragico destino a cui lui stesso l’aveva condannata.

Oggi Tucci si trova rinchiuso nel carcere di Napoli-Secondigliano, difeso dall’avvocato Mario Mangazzo. Domani, il giudice per le udienze preliminari dovrà decidere sul rinvio a giudizio del giovane. A rappresentare la famiglia di Martina, distrutta da una perdita incolmabile, ci sarà l’avvocato Sergio Pisani.

Riepilogo della vicenda

La vittima: Martina Carbonaro, 14 anni.

L’imputato: Alessio Tucci, 19 anni, ex fidanzato della vittima (attualmente detenuto nel carcere di Secondigliano).

Data e luogo del delitto: 26 maggio dell’anno scorso, Afragola (Napoli), presso un casolare abbandonato vicino allo Stadio Moccia.

Il movente: La ragazza aveva interrotto la relazione e iniziato a frequentare un’altra persona. Tucci aveva precedentemente minacciato la nuova coppia.

La dinamica: Attratta con la scusa di un “ultimo appuntamento” chiarificatore in un luogo isolato e buio, Martina è stata uccisa a colpi di pietra alla testa. L’imputato ha poi nascosto il corpo e partecipato cinicamente alle ricerche avviate dai genitori.

I capi d’accusa: Omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere.

Prossimo step legale: Udienza preliminare fissata per domani presso il Tribunale Penale di Napoli Nord (Aversa).