De Laurentiis attacca il sistema: «Serve resettare il calcio italiano»

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Una critica dura e senza filtri al sistema calcio italiano. Aurelio De Laurentiis interviene dopo la mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali e chiede un cambiamento radicale, puntando il dito contro un modello che, a suo dire, non funziona più.

«Il mio sentimento è chiaro da dieci anni. A me viene solo da sorridere, ‘a pazziella mmano ‘e criature’» afferma, sottolineando come il numero eccessivo di partite stia logorando i calciatori. «Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri giocatori».

Il presidente propone una revisione profonda del campionato, a partire dal numero di squadre. «Oggi si continua a volere un torneo a 20 squadre, ma se tornassimo a 16 e abolissimo le Supercoppe giocate in Arabia Saudita, risparmieremmo i nostri giocatori e avremmo più tempo per allenare la Nazionale».

Non manca una riflessione anche sul modello tecnico del calcio italiano. «Il tatticismo di cui si bea il nostro gioco è davvero utile per competere con le altre nazioni?» si chiede, denunciando un sistema immobile. «Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e nulla si sposta, perché così tutti vivacchiano».

Nel suo intervento, De Laurentiis indica anche una possibile figura di riferimento per una rifondazione. «Nel calcio bisogna resettare e ripartire da zero. Malagò è uno che ha lavorato molto bene ed è ineccepibile dal punto di vista professionale».

Al centro del discorso anche il tema dei rapporti tra club e Nazionale. «Mi sono stancato di mettere a disposizione i miei giocatori. Lo sono se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi garantisci un’assicurazione totale in caso di infortunio. Non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri».

Infine, l’affondo sul peso politico e sociale del calcio. «La politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori. Se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, nel giro di un biennio saremmo di nuovo competitivi».

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