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Truffe agli anziani: condanne per 85 anni di carcere al gruppo Macor

Un sistema rodato, spietato, calibrato per colpire i più fragili: gli anziani soli. È il quadro emerso dall’inchiesta avviata dai carabinieri di Genova nel febbraio scorso, dopo la denuncia di una vittima raggirata con il metodo del “finto maresciallo”.

Da lì gli investigatori hanno ricostruito un vero network criminale attivo tra aprile 2022 e marzo 2024, responsabile di 54 episodi tra truffe consumate (45) e tentate (9), per un bottino complessivo di circa 700 mila euro.

Coordinata dai pm Luca Monteverde e Luca Scorza Azzarà, l’inchiesta aveva portato a 29 misure cautelari: 21 arresti in carcere, 5 ai domiciliari e 3 obblighi di presentazione. A giudicare l’intero gruppo, con rito abbreviato, è stato il gup di Napoli Mariano Sorrentino, che ora ha inflitto un totale di quasi 85 anni di reclusione.

La struttura del gruppo

Secondo gli investigatori, al vertice c’erano Alberto Macor e la compagna Marica Mastroianni, veri “coordinatori” delle diverse batterie operative impegnate ogni giorno a mettere a segno le truffe.

Nell’elenco degli imputati compare anche Marco Macor, fratello di Alberto, conosciuto al pubblico per la sua partecipazione al film Gomorra, in cui interpretava l’amico di Ciro.
Gli inquirenti ritengono che dietro la rete delle truffe si muovesse l’influenza della camorra: i fratelli Macor sono infatti cugini di Giuseppe Macor, famiglia radicata nel quartiere di Forcella e considerata in ascesa al posto degli storici clan Giuliano e Mazzarella.

Emblematico il fatto che il clan avesse perfino occupato una chiesa del ‘500 abbandonata, da cui è stato sfrattato solo di recente.

I legami con la camorra

Le indagini genovesi avevano ipotizzato che la rete di truffatori versasse una forma di pizzo al clan. Alcune intercettazioni lo confermano: in una conversazione, uno dei Macor parla della richiesta di autorizzazione a “Peppe ’o cinese” per effettuare una “stesa bianca”, un raid dimostrativo con motorini e armi esibite per riaffermare la potenza del gruppo.

Il fascicolo investigativo è stato poi trasferito da Genova a Napoli, dove la Procura ha chiuso il cerchio con le condanne arrivate nei giorni scorsi.

Alberto Macor – 7 anni
Ruolo: coordinatore dell’organizzazione, considerato vertice operativo.
Marica Mastroianni – 5 anni e 8 mesi
Ruolo: co-organizzatrice delle batterie di truffatori.

Gli altri imputati hanno ricevuto pene inferiori e variabili

Chat di video: una nuova forma di comunicazione di base

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La videocomunicazione è una nuova forma di comunicazione di base. Che ti piaccia o no, probabilmente fa parte della tua vita. E chiaramente non sembra che venga sostituita da altri metodi di comunicazione…

Smartphone e computer sono stati a lungo componenti essenziali della comunicazione moderna. Tuttavia, negli ultimi anni, il formato “faccia allo schermo” è passato con sicurezza al “faccia a faccia”. Le persone non trovano più sufficiente comunicare solo in un ambiente confortevole. È importante per loro vedere il loro partner di chat, notare le loro emozioni, gesti e sentimenti.

Secondo recenti statistiche, almeno il 25% dei giovani in America utilizza quotidianamente le videochiamate. Quasi il 50% delle persone di età compresa tra i 35 e i 54 anni riferisce di trascorrere molto più tempo in chat video rispetto a un anno fa.

Il fenomeno della popolarità della video chat

Le chat video rappresentano sia l’intimità che la distanza. Da un lato, creano un’atmosfera di comunicazione altamente realistica. I partner di chat possono vedere le espressioni facciali degli altri, le reazioni autentiche alle varie affermazioni, i volti reali, le buone maniere, l’intero livello non verbale che si perde nelle chiamate vocali o nei messaggi di testo.

D’altra parte, c’è sempre una distanza mantenuta tra i partecipanti a una conversazione video: lo schermo e l’inquadratura della telecamera. In primo luogo, questo impedisce un completo senso di realismo nella conversazione. Al contrario, molti si sentono come se si trovassero in un ambiente artificiale, come se si esibissero di fronte a un pubblico. In secondo luogo, questa distanza consente ai partecipanti di terminare facilmente una conversazione noiosa, difficile o semplicemente infruttuosa in qualsiasi momento, ritrovando il loro comfort.

Inoltre, le videochiamate:

  • Cancellano le distanze. La comunicazione video ti permette di essere vicino, anche quando sei separato da migliaia di chilometri. Questo è particolarmente rilevante per le famiglie divise per paesi, gli imprenditori e semplicemente le persone che amano imparare cose nuove.
  • Fanno risparmiare tempo e risorse. Con la comunicazione video, non c’è più bisogno di passare ore a viaggiare per incontrare qualcuno e discutere di questioni importanti faccia a faccia. Le videochiamate accelerano la comunicazione, rendendola istantanea. Questo è estremamente vantaggioso nel mondo degli affari, dove la velocità di risposta spesso determina l’esito di un affare.
  • Connessione sociale. Secondo gli psicologi, le chat video riducono i sentimenti di solitudine in modo più efficace rispetto alle telefonate. Ciò è stato confermato durante la pandemia, quando gli incontri video sono diventati l’unico sostituto degli incontri di persona, delle feste di famiglia e delle visite agli amici.
  • Accessibilità e semplicità. Oggi le videochiamate non richiedono attrezzature speciali e nemmeno costosi smartphone. Puoi avviare una conversazione video utilizzando piattaforme come Zoom, FaceTime, WhatsApp, Telegram o altri servizi di messaggistica.

Un altro motivo per la rapida crescita della popolarità di questo formato oggi risiede nella sicurezza e nella fiducia. In un’epoca in cui gli account possono essere facilmente violati e malintenzionati possono fingere di essere parenti, è fondamentale avere la capacità di verificare personalmente che il partner di chat sia reale. Ciò è particolarmente importante negli appuntamenti online, nel lavoro a distanza e nelle vendite online. Il video conferma l’identità e crea più fiducia rispetto alle semplici foto o al testo.

Caratteristiche dell’implementazione delle videochiamate in diversi ambiti della vita

È interessante notare che le chat video oggi non riguardano solo la comunicazione con un caro amico per il suo compleanno. Sono diventate uno strumento di comunicazione a tutti gli effetti utilizzato in quasi tutti gli ambiti della vita.

Sul posto di lavoro, la comunicazione video è essenziale per condurre riunioni online per discutere varie questioni, fornire consulenze su Internet e persino per la formazione online del personale. Per questo motivo, le grandi aziende risparmiano milioni sui viaggi e gli affitti di uffici. La videoconferenza è diventata uno standard di etichetta aziendale. Secondo Statista, oltre l’80% delle aziende in tutto il mondo considera la comunicazione video uno strumento chiave per mantenere la produttività e la comunicazione di squadra.

Nella sfera educativa, i servizi video hanno aperto l’accesso a una base di conoscenze globali. I corsi online e le lezioni video consentono agli studenti di acquisire nuove conoscenze e persino di ricevere un’istruzione completa, indipendentemente dalla loro posizione attuale. Gli studenti possono frequentare le lezioni ad Harvard da remoto mentre si trovano in un altro stato.

Nel settore dei servizi, la comunicazione video aiuta a creare fiducia con i clienti. Le consulenze online con avvocati, psicologi, stilisti, preparatori atletici o insegnanti di lingue sono diventate una parte comune del mercato. Il contatto video consente ai professionisti di mantenere una connessione personale con i clienti senza limitazioni geografiche.

Videochiamate online anonime

Le videochiamate hanno acquisito particolare importanza nel mondo degli appuntamenti. Al giorno d’oggi, le chat di testo tradizionali per trovare partner di chat o anche il vero amore sono usate raramente. Sono state sostituiti da servizi video strutturati in modo simile alla leggendaria chat video casuale Omegle. Questo cambiamento può essere attribuito al fatto che tali piattaforme:

  • Danno alle persone la sensazione di una comunicazione dal vivo;
  • Aiutano a risparmiare risorse emotive e ad identificare rapidamente la “persona giusta”;
  • Consentono conversazioni facili e coinvolgenti su qualsiasi argomento;
  • Regalano l’effetto di un incontro dal vivo, indipendentemente dalla posizione corrente dei partner di chat;
  • Aiutano a percepire l’energia di una persona e a valutare le sue caratteristiche fisiche in pochi secondi, il che consente di risparmiare una notevole quantità di tempo.

Inoltre, le chat video forniscono un senso di sicurezza e protezione. Ad esempio, nel servizio Omegle.chat, è possibile effettuare videochiamate online anonime. C’è una protezione contro i contenuti inappropriati e il linguaggio offensivo, nonché una verifica approfondita dei profili utente. Tutto ciò rende la comunicazione il più confortevole, sicura e calma possibile.

Oggi le videochiamate non sono solo una tecnologia; sono una lingua che stiamo imparando a parlare. Offrono una maggiore intimità rispetto al testo e forniscono condizioni più confortevoli rispetto alle interazioni di persona. In un mondo in cui molte relazioni romantiche, lavorative e di amicizia iniziano online, le chat video fungono sia da filtro che da ponte: accelerano il processo di presentazione, aiutano a eliminare le persone disinteressate e ti permettono di vedere qualcuno dal vivo prima di incontrarlo di persona. Pertanto, se amare o non amare la comunicazione video dipende interamente da te. Tuttavia, abbracciare questo formato come uno strumento di comunicazione nuovo e in costante via di sviluppo è qualcosa che dovrai assolutamente fare.

Gilmour operato a Londra: “Inizia la strada verso la guarigione”, rientro a febbraio

Billy Gilmour ha scelto i social per annunciare il nuovo inizio della sua stagione. Il centrocampista del Napoli, operato a Londra per mettere fine alla pubalgia che lo frenava da settimane, ha condiviso un messaggio che profuma di ripartenza: “L’inizio della strada verso la guarigione dopo un intervento chirurgico riuscito”.

Il regista scozzese non scende in campo dal 1° novembre, giorno dell’ultima gara contro il Como. Da allora, tra consulti in Italia e Inghilterra e una condizione che peggiorava, è maturata la decisione di intervenire chirurgicamente. L’operazione, eseguita ieri, ha segnato la svolta. Le tempistiche di recupero indicano un possibile ritorno a febbraio, quando Gilmour potrebbe tornare a dirigere il gioco azzurro al centro del campo.

A corredo del messaggio, una foto dal letto d’ospedale, testimonianza concreta di settimane vissute tra dolore e incertezza. “Dopo un periodo di sconforto, spinto dal dolore, abbiamo lavorato con specialisti per individuare il momento ideale per curarmi e superare questo problema”, ha raccontato. Poi uno sguardo al futuro, con un pensiero ai tifosi che non ha voluto lasciare in silenzio: “Mi mancheranno le partite e l’energia dei sostenitori dal centro del campo, ma sono già impaziente di tornare e concentrarmi sul viaggio che mi aspetta. Ci vediamo presto, restate allegri”.

Afragola, 38enne arrestato: dovrà scontare oltre 10 anni per sfruttamento e riduzione in schiavitù

Doveva scontare 10 anni e 8 mesi di reclusione per riduzione e mantenimento in schiavitù finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, ma aveva scelto di sparire. La fuga del 38enne nigeriano si è interrotta ad Afragola, all’interno di un locale abusivamente adibito alla vendita di prodotti etnici, dove la Polizia di Stato lo ha rintracciato ed arrestato.

Gli agenti della Squadra Mobile di Napoli hanno dato esecuzione al provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – Ufficio Esecuzioni Penali – lo scorso 23 ottobre. Una minuziosa attività info-investigativa sul territorio ha permesso agli investigatori di individuare il ricercato e intervenire prima che riuscisse a far perdere definitivamente le proprie tracce.

Quando i poliziotti hanno fatto irruzione, il 38enne era intento a preparare alcune valigie. Un dettaglio che, secondo gli agenti, lasciava pochi dubbi: “stava per allontanarsi al fine di far disperdere le proprie tracce”. Il tentativo è fallito nel giro di pochi istanti, chiudendo una latitanza che ora lascia spazio alla detenzione.

Napoli, 15enne morto dopo il sushi: condannato solo il ristoratore. Assolto il medico

Napoli — Una condanna e un’assoluzione che lasciano un senso di forte ingiustizia tra i familiari e gli amici di Luca Piscopo. Il quindicenne morì il 2 dicembre 2021, dopo nove giorni d’agonia provocati da una grave intossicazione alimentare contratta in un ristorante “all you can eat” del Vomero, a Napoli.

A quattro anni dalla tragedia, il giudice monocratico Giuliana Taglialatela ha inflitto 2 anni e 6 mesi di reclusione al titolare dell’esercizio, un ristoratore di nazionalità cinese, riconosciuto colpevole anche di violazioni in materia di igiene e conservazione degli alimenti. Assolto, invece, il medico che aveva preso in cura il ragazzo, a cui la Procura di Napoli contestava, insieme al ristoratore, il reato di omicidio colposo.

Il pubblico ministero, Federica Amodio, aveva chiesto 3 anni di reclusione per il ristoratore e un anno e 8 mesi per il medico, sostenendo che la morte di Luca — dovuta a una miocardite aggravata da salmonellosi — potesse essere collegata sia al consumo di sushi contaminato sia a presunte negligenze nella gestione clinica.

Per l’accusa, l’intervento medico tempestivo avrebbe potuto salvare la vita del ragazzo, circostanza però non riconosciuta dalla sentenza. Il medico si era limitato a trattare solo i sintomi, senza riuscire a evitare il tragico epilogo: la mattina del 2 dicembre, Luca fu trovato senza vita nella sua stanza.

Presenti in aula, nello stesso giorno della sentenza, i genitori della giovane vittima e tutte le amiche che avevano condiviso con lui quel pasto rivelatosi fatale.

La mamma, Maria Rosaria Borrelli, ha manifestato tutta la sua rabbia: “Il ristoratore è stato uno spregiudicato, ma ciò che mi ha fatto più male è stata l’assoluzione del medico. In dieci giorni mio figlio ha perso oltre dieci chili e il medico non mi ha mai nemmeno chiamata per sapere come stava”.

Dello stesso tenore le parole di Imma Varriale, amica di Luca: “Abbiamo atteso quattro anni che fosse fatta giustizia, ma così non è stato. Due anni e sei mesi sono una pena irrisoria, e il medico è stato assolto. È l’ennesima prova del fallimento della giustizia italiana. Ci aspettavamo il massimo della pena, siamo tutti sconvolti”.

All’Istituto Salesiano “Sacro Cuore” di Napoli-Vomero una giornata per ricordare Alessandro Barbato

NAPOLI. Si terrà martedì 3 dicembre, a partire dalle ore 10, nell’auditorium “Salvo D’Acquisto” dell’Istituto Salesiano “Sacro Cuore” di Napoli-Vomero, l’evento “Quando una luce ne accende altre: la donazione di organi e tessuti in memoria di Alessandro Barbato”. L’iniziativa è dedicata al giovane studente del liceo classico del plesso di via Scarlatti, prematuramente scomparso la scorsa estate, proprio alla vigilia del suo ultimo anno di scuola (il quinto), quello che lo avrebbe accompagnato all’esame di maturità, ed i cui organi la famiglia ha scelto di donare.

Nel corso della mattinata, in una delle sale didattiche dell’istituto collinare retto da don Franco Gallone, sarà scoperta una targa commemorativa in onore di Alessandro. A seguire, nel campetto dell’oratorio salesiano, si terrà una partita di calcio simbolica tra gli studenti delle classi IV e V del liceo classico. Un momento sportivo pensato per celebrare i valori di amicizia e solidarietà che il giovane incarnava.

L’appuntamento rientra in un più ampio progetto di Pcto (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) rivolto agli studenti delle quinte classi del liceo classico e scientifico. A coordinare l’iniziativa le docenti Caterina Lardaro (Lettere) e Chiara Allocca (Scienze).

A portare il proprio contributo saranno figure di primo piano nel campo dei trapianti e delle attività trasfusionali: dott. Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti (CRT) della Campania; dott. Saverio Misso, responsabile della Struttura Regionale di Coordinamento (SRC) per le Attività Trasfusionali presso la Direzione Generale Tutela della Salute della Regione Campania; dott. Carlo Capelli, responsabile del Coordinamento Territoriale Trapianti dell’ospedale pediatrico “Santobono-Pausilipon”.

È inoltre attesa la testimonianza della sig.ra Rosa Adamo, vicepresidente dell’Associazione Cardiotrapiantati Italiani e componente del direttivo della sezione campana dell’Acti, che porterà l’esperienza diretta di chi vive quotidianamente il valore della donazione. Un momento di riflessione e memoria, ma anche un’occasione formativa per sensibilizzare i più giovani su un tema capace di trasformare il dolore in speranza.

Salerno, gioco d’azzardo online illegale: 1 arresto, 2 misure cautelari e beni sequestrati

Salerno -Un business clandestino da almeno 25 milioni di euro in tre anni, una rete ramificata in tutta Italia e un patrimonio sequestrat che supera i 4 milioni tra società, immobili di pregio e auto di lusso.

È il quadro ricostruito dalla maxi-inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno, che questa mattina ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

In carcere sono finiti Domenico Chiavazzo e Paolo Memoli, mentre agli arresti domiciliari è stato posto Giovanni Petruzzellis. Per la procura, sulla base di intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i tre sarebbero promotori e organizzatori di un’associazione finalizzata a reati legati al gioco online abusivo, alla raccolta illegale di scommesse, al riciclaggio e all’emissione di fatture false.

L’asse con la fazione Schiavone dei Casalesi

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione avrebbe operato anche avvalendosi della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, un’aggravante che emerge con forza dagli atti dell’inchiesta. «È stato sufficientemente provato, a livello indiziario, che i nostri indagati hanno operato con una società riconducibile agli Schiavone», ha spiegato il procuratore vicario di Salerno, Rocco Alfano, durante la conferenza stampa.

L’accordo prevedeva l’installazione di totem illegali su territori controllati dal clan: gli introiti venivano poi ripartiti tra l’organizzazione e la società di riferimento dei Casalesi.

Il cuore del sistema: la piattaforma “Lireservice”

Gli investigatori hanno individuato nel sistema “Lireservice” il fulcro dell’intero meccanismo: un software di gaming collegato a una rete di totem distribuiti in numerose attività commerciali, capaci di creare un circuito parallelo a quello dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm).

Apparentemente leciti, i terminali permettevano di aggirare controlli, limiti di puntata e norme sulle vincite, generando flussi economici ingenti. «Secondo una stima approssimativa, su 25 milioni di euro di introiti, i Monopoli di Stato hanno perso circa 3,2 milioni», ha precisato Alfano.

Riciclaggio e patrimoni schermati

Il denaro raccolto attraverso la rete commerciale veniva fatto confluire nell’organizzazione in contanti o tramite carte ricaricabili, per poi essere riciclato attraverso un fitto mosaico di società: alcune considerate “cartiere”, altre intestate a prestanome, attive soprattutto nel settore immobiliare.

Il gip ha disposto il sequestro di 17 immobili, tra fabbricati aziendali, locali commerciali e appartamenti di pregio, di tre terreni, di autovetture di lusso come una Porsche Cayenne e un’Audi Q8, oltre a somme per un totale di 1,5 milioni di euro.

Napoli Rinasce con il Nuovo Museo del Real Albergo dei Poveri

A Napoli si celebra un momento storico con l’inaugurazione del Museo del Real Albergo dei Poveri, uno dei monumenti più grandi e significativi d’Europa, ideato da Carlo di Borbone e progettato dall’architetto Ferdinando Fuga. Inserito nelle celebrazioni per Napoli2500, questo luogo simbolo della storia sociale e civile della città si trasforma in un polo culturale di accoglienza e innovazione, segnando una nuova era per il patrimonio napoletano.

L’apertura del Museo è arricchita da un gesto di rilievo culturale e simbolico: Urs Rechsteiner, mecenate svizzero e fondatore della Fondazione FUR, ha donato due opere dello scultore toscano Riccardo Grazzi. Le due sculture, la “Panca con il Toro” e la “Panca dell’Aquila,” incarnano valori profondamente connessi alla storia del complesso e alla sua vocazione di rinascita sociale e dignità umana. La prima celebra la generatività e la vitalità artigiana, la seconda rappresenta dignità, libertà e riscatto sociale.

Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha sottolineato come il Real Albergo dei Poveri non sia solo un capolavoro architettonico ma un autentico manifesto identitario della città, simbolo di solidarietà e inclusione. Il suo recupero è strategico per valorizzare la memoria storica e proiettare Napoli verso il futuro con la cultura come fulcro. La direttrice artistica Laura Valente ha evidenziato come il progetto sia solo un prologo a un percorso di scoperta, memoria e racconto di una storia che continua a vivere attraverso nuovi sguardi e testimonianze materiali.

Questo museo e centro culturale nasce quindi come un luogo di aggregazione, educazione e valorizzazione del territorio che esprime la città nei suoi valori più veri, intrecciando arte e storia, impegno sociale e rigenerazione urbana, e rappresenta un passo importante nel rilancio culturale e sociale di Napoli.

Napoli, chirurgo dimentica pinze nella pancia: donna scopre l’orrore dopo 5 mesi

Napoli – Cinque mesi con delle pinze chirurgiche lunghe 14 centimetri dimenticate nella pancia. È l’incredibile disavventura capitata a Giusy Abruzzo, 42 anni di Modena, che si è sottoposta a un’addominoplastica presso una struttura ospedaliera di Napoli il 30 giugno scorso.

Il dolore persistente vicino all’ombelico nei mesi seguenti l’intervento, inizialmente sottovalutato dal chirurgo che gliene attribuiva la causa a una piccola ernia, si è rivelato ben più grave. Una tac d’urgenza effettuata il 27 novembre presso l’ospedale di Pavullo ha finalmente svelato la verità scioccante: le pinze chirurgiche erano ancora lì, dimenticate sottopelle durante l’operazione.

Solo venerdì scorso, presso l’ospedale di Sassuolo, Abruzzo si è potuta sottoporre all’intervento di rimozione, eliminando così il rischio di complicazioni ancora più serie. “Non voglio che altre persone rischino quello che ho passato io,” dichiara la donna, determinata ad aprire un procedimento legale contro il chirurgo responsabile.

La scelta di operarsi a Napoli non era casuale: Abruzzo aveva già affrontato un percorso chirurgico complesso per ridurre l’obesità (intervento di riduzione dello stomaco a Bergamo, seguìto dalla perdita di 50 chili) e cercava di evitare le lunghe liste d’attesa della sanità lombarda, dove gli interventi di addominoplastica richiedono fino a 4-5 anni.

Un caso che riaccende i riflettori sulla sicurezza nelle sale operatorie e sulla responsabilità medica, soprattutto quando i pazienti si rivolgono a strutture fuori regione nella speranza di abbreviare i tempi di attesa.

Napoli sequestrate le armi della faida di Pianura

Napoli – La Polizia di Stato assesta un duro colpo alla criminalità organizzata e allo spaccio nel quartiere di Pianura. Un’ampia e mirata operazione, condotta dagli uomini della Squadra Mobile e del Commissariato di zona, ha portato al ritrovamento e al sequestro di un vero e proprio arsenale e di significativi quantitativi di sostanze stupefacenti, in quella che si configura come una mossa strategica per il controllo del territorio.

Nel corso di numerose perquisizioni, eseguite nell’ambito di un dispositivo di sicurezza rafforzato voluto dalla Questura di Napoli, gli agenti hanno rinvenuto:

Due pistole cariche: Una calibro 8, con due cartucce, e una calibro 7.65, contenente sette cartucce nel caricatore.

Un fucile a canna liscia calibro 12.

Un giubbotto antiproiettile, segno della pericolosità e della preparazione logistica del gruppo criminale colpito dall’operazione.

Droga pronta allo spaccio: Circa 80 grammi di hashish e 22 grammi di marijuana.

L’intervento si inserisce in un più vasto piano di prevenzione e repressione dei reati inerenti armi e stupefacenti.

L’obiettivo primario dell’azione è quello di rafforzare la presenza delle Forze dell’Ordine sul territorio e garantire una maggiore sicurezza ai cittadini residenti, contrastando le attività illecite che minacciano il tessuto sociale del quartiere. Le indagini sono in corso per identificare i detentori del materiale sequestrato e risalire alle piazze di spaccio rifornite.

Le armi sono state inviate alla sezione scientifica della polizia che dovrà stabilire se sono state usate in recenti fatti di sangue o stese e attentati.

Maxi sequestro di droga nell’Agro Nocerino: 37 chili di hashish e 600 grammi di cocaina nascosti in giardino

Salerno -Un vero e proprio tesoro della droga nascosto sotto terra. È quello che hanno scoperto gli agenti della Polizia di Stato e i finanzieri della Guardia di Finanza durante un’operazione antidroga nell’Agro nocerino-sarnese, che ha portato all’arresto di un quarantacinquenne già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici in materia di stupefacenti.

Il blitz è scattato nell’ambito di un servizio mirato al contrasto dello spaccio nella zona. Gli investigatori, supportati dalle unità cinofile del Gruppo di Salerno della Guardia di Finanza, hanno perquisito l’abitazione dell’uomo, ma il colpo grosso è arrivato quando i cani antidroga hanno fiutato qualcosa di sospetto nel terreno retrostante la casa.

Il tesoro sotterrato

Scavando nel giardino, i militari hanno portato alla luce un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti: oltre 37 chilogrammi di hashish, suddivisi in numerosi panetti, e più di 600 grammi di cocaina. Un arsenale che, una volta immesso sul mercato dello spaccio al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alla criminalità fino a 250mila euro.

L’uomo è stato immediatamente arrestato e condotto in carcere. Il giudice per le indagini preliminari, dopo aver convalidato l’arresto, ha disposto per l’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari, da scontare però al di fuori del territorio della Campania, probabilmente per evitare possibili contatti con eventuali complici o con il giro dello spaccio locale.

L’operazione conferma l’attenzione delle forze dell’ordine sul territorio dell’Agro nocerino-sarnese, area storicamente interessata da traffici illeciti legati agli stupefacenti. Le indagini proseguono per verificare l’eventuale esistenza di una rete di distribuzione più ampia.

Clan Licciardi, il “reggente” Abbatiello e il pizzo anche ai truffatori on‑line. I nomi dei 37 indagati

Secondo l’inchiesta della Dda di Napoli e dei carabinieri, il clan Licciardi avrebbe intercettato il fiorente mercato delle truffe informatiche, arrivando a imporre il pizzo perfino ai cosiddetti “phisher”, gli autori di raggiri on-line.

Non più soltanto commercianti, imprenditori o gestori di attività sul territorio, dunque, ma anche truffatori del web costretti a versare una quota dei guadagni illeciti.​

Il gruppo, storica articolazione dell’Alleanza di Secondigliano, avrebbe utilizzato la propria rete di clan satelliti per controllare i proventi delle frodi digitali e imporre una vera e propria “tassa mafiosa” a chi operava nelle zone di influenza del cartello.

L’operazione culminata oggi ha portato all’esecuzione di misure cautelari nei confronti di 37 indagati complessivi, di cui 21 destinatari di custodia in carcere.​

Il ruolo di vertice di Paolo Abbatiello

Al vertice dell’articolazione di Masseria Cardone gli inquirenti collocano Paolo Abbatiello, indicato come reggente e figura carismatica del clan Licciardi, con funzioni di direzione e organizzazione dell’intera area di influenza.

Secondo le ricostruzioni giudiziarie, Abbatiello avrebbe poteri decisionali sulle strategie criminali, cura dei rapporti con i gruppi camorristici satelliti, controllo delle attività illecite nel territorio e gestione della cassa comune per il mantenimento degli affiliati liberi e detenuti.​

Questa posizione apicale si inserisce nella struttura storica del clan Licciardi, componente fondativa dell’Alleanza di Secondigliano, cartello che domina nei quartieri a nord di Napoli e che coordina l’azione con famiglie come Contini e Mallardo. Proprio la regia di vertice, fondata su legami familiari e sulla capacità di mediazione interna al cartello, consente al gruppo di indirizzare anche i nuovi business, come il pizzo imposto ai truffatori on‑line.​

I quattro gruppi “madre” del clan

L’ordinanza individua quattro grandi articolazioni territoriali del clan Licciardi, tutte ricondotte alla stessa cabina di regia: Masseria Cardone, Rione Don Guanella, Rione Berlingieri e Vasto.

Ciascun gruppo presidia il proprio quartiere con referenti dedicati, che raccolgono informazioni, controllano le attività illecite locali (in particolare droga, estorsioni, gioco e scommesse) e veicolano verso il vertice i proventi per la successiva ripartizione.​

La Masseria Cardone viene descritta come una roccaforte storica, punto nevralgico per le piazze di spaccio e per i rapporti con altri clan dell’area nord. Il Rione Don Guanella e il Rione Berlingieri costituiscono le altre due colonne del sistema a Secondigliano, mentre il Vasto rappresenta la proiezione del cartello nella zona ad alta densità commerciale e logistica a ridosso della stazione.​

Clan satelliti collegati e aree di influenza

Intorno al nucleo dei Licciardi e degli alleati dell’Alleanza di Secondigliano ruota una fitta galassia di clan satelliti, che operano in regime di subordinazione o cooperazione in diversi quartieri di Napoli e nell’hinterland.

Tra questi i Cesarano al Rione Kennedy di Secondigliano, i Sacco‑Bocchetti e poi i Grimaldi a San Pietro a Patierno, i Caiazzo‑Alfano‑Cimmino tra Vomero e Arenella, i Piccirillo e i Panzuto‑Frizziero nella zona di Chiaia‑Mergellina, i Calone a Posillipo, i Vastarella al Rione Sanità.​

Altri gruppi satelliti o contigui sono indicati nella zona occidentale (Sorianello e Baratto‑Esposito tra Fuorigrotta, Bagnoli e Rione Traiano), nel Rione Cavalleggeri con il gruppo Giannelli, a San Giovanni a Teduccio con i Rinaldi, a Barra con gli Aprea‑Cuccaro, nell’area di Ponticelli‑Volla‑Cercola con i De Luca Bossa‑Minichini.

A livello più ampio, la relazione antimafia segnala rapporti di alleanza o cooperazione con consorterie come Amato‑Pagano, Nuvoletta‑Polverino, Moccia, Casalesi e con famiglie come i Lo Russo, i Di Lauro e i Sautto‑Ciccarelli, che fungono da garanti o mediatori in fasi di tensione.

L’“imbasciata” dal carcere e la tangente da 50mila euro

Il cuore dell’indagine ruota intorno alle intercettazioni in carcere di Alessandro Giannelli, ritenuto referente del gruppo nella zona di Cavalleggeri, tra Fuorigrotta e Bagnoli. In una comunicazione del 26 aprile 2022, gli investigatori lo ascoltano mentre affida un’“imbasciata” ai truffatori on-line della sua area, pretendendo una tangente di 50mila euro sui profitti delle truffe telematiche.​

La pressione estorsiva sarebbe stata così forte da spingere uno dei presunti truffatori a fuggire in Spagna pur di sottrarsi alle richieste del clan. L’episodio, ricostruito nell’ordinanza cautelare, viene considerato emblematico della capacità della camorra di piegare a proprio vantaggio anche attività criminali formalmente autonome, obbligandole a riconoscere una quota stabile di introiti.​

Il “web patrolling” su TikTok: così il clan individua le vittime

Gli inquirenti attribuiscono proprio a Giannelli l’intuizione del nuovo filone di affari attraverso un rudimentale ma efficace “web patrolling” sui social. Monitorando TikTok, l’uomo avrebbe notato un video in cui un giovane si mostrava in modo spavaldo con tremila euro in contanti, esibendo il denaro come trofeo.​

Quel filmato avrebbe insospettito il referente del clan, che avrebbe collegato quella disponibilità di contante a possibili truffe on-line messe a segno nella zona di Cavalleggeri. Da lì sarebbe partito il lavoro di individuazione del soggetto ripreso nel video e, una volta rintracciato, la formulazione della richiesta estorsiva, con l’imposizione del pagamento di una quota dei guadagni al gruppo camorristico.​

L’ordinanza attribuisce al sodalizio ruoli e funzioni diversificate: dal controllo capillare degli affari illeciti sul territorio all’investimento in attività economiche e immobiliari, fino al condizionamento della pubblica amministrazione, anche attraverso corruzione, per l’acquisizione di appalti e servizi pubblici. A ciò si aggiunge la gestione della “cassa comune” per il mantenimento delle famiglie degli affiliati detenuti e il sostegno economico agli uomini del clan, strumento ritenuto essenziale per consolidare vincoli di omertà e fedeltà interna.​

Estorsioni, traffico di droga e truffe: il ventaglio degli affari illeciti

Secondo l’impianto accusatorio, l’associazione non si sarebbe limitata alle estorsioni in senso tradizionale, ma avrebbe continuato a investire in diversi settori criminali ad alta redditività. Tra questi figurano estorsioni a imprese impegnate in appalti pubblici e privati, usura, truffe e soprattutto il traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, anche con ramificazioni transnazionali.​

I 37 indagati:
:

ABBATIELLO Paolo, nato a Napoli l’8.5.1966. CARCERE

ATTRATTIVO Maurizio, nato a Napoli il 06.06.1967 CARCERE

CAFARELLI Gianluca, nato a Napoli il 29.10.1975 CARCERE

CAIAZZO Vincenzo, nato a Napoli il 14.9.1977 INDAGATO

CANNAVACCIUOLO Gennaro, nato a Napoli il 26.04.1982 CARCERE

CARDAMONE Raffaele, nato a Napoli il 24.3.1970 CARCERE

CARELLA Luigi, nato a Napoli il 30.07.1972 INDAGATO

CAPEZZUTO Ilaria, nata a Napoli il 6.12.1990 INDAGATA

CELENTANO Giuseppe, nato a Napoli il 29.11.1975 INDAGATO

CELLA Maurizio, nato a Napoli il 20.12.1975 INDAGATO

CIORFITO Armando, nato a Napoli l’11.11.1949 INDAGATO

DAMASCO Luigi, nato a Napoli l’11.06.1971 CARCERE

DI MARTINO Giuseppe, nato a Napoli il 27.12.1981 INDAGATO

ESPOSITO Carmine, nato a Napoli il 10.04.1997 CARCERE

ESPOSITO Gennaro, nato a Napoli il 02.02.2000 CARCERE

ESPOSITO Luigi, nato a Napoli il 02.12.1973 CARCERE

ESPOSITO Massimiliano, nato a Napoli il 15.7.1971 INDAGATO

ESPOSITO Raffaele, nato a Napoli il 14.08.1962 CARCERE

ESPOSITO Rosa, nata a Napoli il 14.1.1969 INDAGATA

ESPOSITO Salvatore, nato a Napoli il 06.08.1966 INDAGATO

FASANO Gianfranco, nato a Napoli il 31.8.1975 INDAGATO

FERRARA Martina, nata a Napoli il 23.08.1999. ARRESTI DOMICILIARI

FIORE Raffaele, nato a Napoli il 21.11.1989. INDAGATO

GELSOMINO Luca, nato a Napoli il 25.04.1993. CARCERE

GIANNELLI Alessandro, nato a Napoli il 1.3.1978 CARCERE

LUCARELLI Giuseppe, nato a Napoli il 16.12.1969 CARCERE

MALENA Filomena, nata a Cariati (CS) il 27.1.1984 INDAGATA

MARINO Teresa, nata a Napoli il 6.6.1943 ARRESTI DOMICILIARI

MARZANO Francesco, nato a Napoli il 19.8.1963 INDAGATO

MONTANINO Salvatore, nato a Napoli il 24.9.1983 CARCERE

PELLEGRINO Giuseppe, nato a Napoli il 24.2.1982 CARCERE

RUSSO Vincenza, nata a Napoli il 17.6.1984 ARRESTI DOMICILIARI

SAPIO Salvatore, nato a Napoli il 17.12.1978 CARCERE

SAVARESE Salvatore, nato a Napoli il 12.12.1974 INDAGATO

SAVIO Pasquale, nato a Napoli il 29.5.1971 INDAGATO

STRAZZULLO Daniela, nata a Napoli l’8.4.1994 INDAGATA

STRAZZULLO Giovanni, nato a Napoli il 10.11.1987 CARCERE

 

Benevento, la Guardia di Finanza smantella l’impero delle aziende ‘usa e getta'”

Benevento – Un’operazione chirurgica della Guardia di Finanza ha fatto luce su un fenomeno sempre più diffuso nel territorio sannita: le società “apri e chiudi”, aziende fantasma create con un unico obiettivo — evadere le tasse e sparire dai debiti con i fornitori.

Sette imprese, principalmente nella Valle Caudina, sono state scoperte e smaschere dalle Fiamme Gialle durante mirati controlli ispettivi. Il modus operandi era collaudato: avviare un’attività commerciale, farla apparire legittima per pochi mesi, poi dissolversi nel nulla lasciando creditori e lo Stato con le mani vuote.

Le indagini hanno rivelato che si trattava di attività completamente fittizie, prive di effettivo esercizio economico. La Guardia di Finanza ha documentato ogni elemento di rischio legato all’assegnazione del numero di partita IVA, fornendo alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Benevento tutta la documentazione necessaria per procedere con la cessazione dei codici fiscali.

L’operazione rappresenta un segnale importante nella lotta all’evasione fiscale in provincia di Benevento, un territorio dove il fenomeno delle aziende fantasma continua a rappresentare una sfida significativa per le autorità competenti.

Santa Maria capua Vetere, scoppia il caos al processo per le violenze in carcere

Santa Maria Capua Vetere – Il maxi-processo sulle brutali violenze subite dai detenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 è di nuovo nel caos. L’udienza, riprogrammata per ieri, è stata immediatamente rinviata, mentre si acuisce la protesta dei difensori degli imputati contro la sostituzione del giudice alla guida del collegio. La tensione è culminata nella richiesta formale al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per un’ispezione ministeriale che faccia chiarezza sulla gestione del dibattimento.

Rinvio a Sorpresa: Sparite le Videoregistrazioni

Il rinvio è stato disposto dalla nuova presidente del collegio della Corte d’Assise, Claudia Picciotti, che subentra al presidente Roberto Donatiello. Dopo aver completato l’appello dei ben 105 imputati – tra poliziotti penitenziari, funzionari del DAP e medici dell’Asl – il giudice ha constatato una grave anomalia: mancano agli atti le videoregistrazioni di due cruciali udienze dibattimentali, quelle del 5 luglio e del 18 settembre 2023.

Un’assenza incomprensibile che ha imposto un rinvio lampo all’udienza di mercoledì 3 dicembre, allungando ulteriormente i tempi di un processo già di per sé mastodontico e carico di polemiche.

Protesta Massiccia: “Ispezione Ministeriale Subito”

Il vero fulcro della crisi, tuttavia, è l’avvicendamento del presidente del collegio. Il trasferimento di Donatiello, che aveva seguito il processo sin dall’inizio (novembre 2022), e la sua sostituzione con la dottoressa Picciotti, sono stati fortemente contestati dai difensori, convinti che il cambio miri a rallentare o a stravolgere l’imminente fase conclusiva.

I legali hanno firmato e depositato un documento che non lascia spazio a interpretazioni, chiedendo l’intervento diretto del Ministero della Giustizia.

“Si è lasciato intendere – scrivono i difensori – che le ragioni della sostituzione del Presidente siano di natura sanitaria, elemento che impone chiarimenti ufficiali non solo per valutare la regolarità dell’atto, ma anche e soprattutto per escludere ogni possibile ripercussione del presunto stato di salute sulle attività espletate fino a pochi giorni prima della sostituzione.”

Questione di Legittimità e Richieste a Catena

La protesta è iniziata il 24 novembre con una proclamazione di astensione che aveva già fatto saltare un’udienza. I legali hanno poi formalmente richiesto alla Corte di Appello di Napoli il provvedimento ufficiale di revoca dell’applicazione di Donatiello.

Nella successiva udienza del 26 novembre, i difensori hanno alzato il tiro:

Nuove Richieste Probatorie: Presentazione di elementi che, se accolti, rischiano di prolungare in modo indefinito un processo che sembrava in dirittura d’arrivo.

Questione di Legittimità Costituzionale: L’avvocato Giuseppe Stellato ha sollevato dubbi di legittimità sulle norme che regolano il cambio di un giudice a processo in corso, tema su cui il presidente Picciotti si è riservata la decisione.

La battaglia legale ha superato i confini della singola aula: la Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere, spalleggiata da tutte le Camere Penali del Distretto di Napoli e dall’Unione delle Camere Penali Italiane, ha inviato una lettera congiunta al Guardasigilli Nordio.

L’ultimo atto di una protesta senza precedenti si è consumato oggi, con i legali che continuano a non placarsi, trasformando il dibattimento sulle violenze in carcere in un acceso scontro sulla regolarità e la trasparenza della giustizia italiana.

Ariano Irpino, anziana derubata di 7mila euro, arrestato 27enne napoletano

Ariano Irpino – Una truffa orchestrata con meticolosa precisione, interpretando più ruoli in sequenza: prima il nipote in difficoltà, poi il dipendente dell’Agenzia delle Entrate.

Ma il copione si è interrotto bruscamente quando i carabinieri della Compagnia di Ariano Irpino hanno bloccato il truffatore, un 27enne della provincia di Napoli già noto alle forze dell’ordine per precedenti analoghi.

L’operazione criminale è scattata con una telefonata. L’uomo, spacciandosi per il nipote della vittima, ha contattato un’anziana residente nella vicina provincia di Foggia tessendo una storia drammatica: sua moglie era trattenuta in una caserma dei carabinieri per un debito fiscale. Servivano settemila euro con urgenza per risolvere la situazione.

La donna, in preda all’ansia per quello che credeva essere un parente in difficoltà, non ha esitato. Poco dopo, lo stesso truffatore si è presentato alla porta nelle vesti di un fantomatico funzionario dell’Agenzia delle Entrate, incaricato di ritirare la somma. Il denaro è stato consegnato senza sospetti.

La svolta è arrivata quando l’uomo ha tentato il bis. Sempre ad Ariano Irpino, il 27enne ha provato a replicare lo schema truffaldino contattando un’altra persona anziana, questa volta presentandosi come maresciallo dei carabinieri. Un errore fatale: i militari, già allertati, lo hanno intercettato in auto e bloccato.

Durante il fermo, oltre ai settemila euro sottratti alla prima vittima, è stata rinvenuta anche una quantità di sostanza stupefacente in possesso del truffatore. Il denaro è stato immediatamente restituito all’anziana donna, mentre per il 27enne sono scattate le manette.

Napoli, morte dell’agente Scarpati: confermato il carcere per Severino

Torre del Greco – Il carcere resta l’unica misura possibile per Tommaso Severino, il 28enne imprenditore di Ercolano che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre ha travolto con il suo Suv una volante della Polizia sulla litoranea di Torre del Greco, uccidendo l’agente Aniello Scarpati e ferendo gravemente il collega Ciro Cozzolino.

Nella giornata di oggi, il Tribunale di Napoli – Sezione Riesame – ha confermato l’impianto accusatorio e la custodia cautelare in carcere nei confronti del giovane, arrestato per omicidio stradale aggravato e omissione di soccorso.

Una decisione che arriva mentre la città piange ancora la morte di Scarpati, i cui funerali si sono celebrati proprio mentre emergevano nuovi agghiaccianti dettagli sulla tragica notte.

“Disperato e costernato”, ma il giudice è stato netto

Assistito dall’avvocato Domenico Dello Iacono, Severino si era presentato davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata per l’udienza di convalida. “Sono disperato e costernato per quanto accaduto”, avrebbe dichiarato al magistrato, ammettendo di essersi messo alla guida nonostante l’assunzione di alcol e riconoscendo il proprio stato di alterazione.

Parole che non sono bastate ne a convincere il gip il mese socrso, che aveva accolto la richiesta della Procura di Torre Annunziata rigettando la proposta della difesa di applicare gli arresti domiciliari. E tantomeno hanno convinto i giudici del Riesame.

Severino guidava sotto l’effetto combinato di alcol e cocaina. Le analisi tossicologiche hanno confermato la presenza di cocaina nel sangue e un tasso alcolemico ben oltre i limiti consentiti.

Velocità folle nonostante gli appelli dei passeggeri

Il quadro che era emerso dalle indagini  è di un comportamento “caratterizzato da un livello di colpa elevatissima”. Severino viaggiava “a velocità elevatissima nonostante alcuni passeggeri, tra cui tre ragazze minorenni, lo avessero più volte invitato a rallentare”. Un dettaglio che rende ancora più drammatica la ricostruzione di quella notte maledetta.

Ma è quanto accaduto dopo lo schianto a lasciare senza parole. Invece di soccorrere gli agenti feriti e i suoi stessi passeggeri, il 28enne avrebbe acceso una sigaretta sul luogo dell’incidente per poi allontanarsi, senza prestare aiuto a nessuno. Una condotta che il gip ha definito di “quasi flagranza”, ritenendo l’arresto “obbligatorio e giustificato dalla gravità dei fatti e dalla personalità dell’indagato”.

Rinforzi in Procura: Napoli si arma contro la camorra

Napoli  – La Procura di Napoli si prepara a una nuova stagione di battaglie contro la criminalità organizzata: oggi sono entrati in servizio nove nuovi magistrati, mentre altri cinque arriveranno nei prossimi giorni.

Un vero e proprio “pacco regalo” per il procuratore capo Nicola Gratteri, che ha annunciato l’arrivo di 14 nuovi sostituti e aggiunti, fondamentali per rafforzare l’azione investigativa e giudiziaria nella città più esposta al fenomeno camorristico.

Nuovi volti, vecchie battaglie

Durante la conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’ultima operazione anticamorra dei carabinieri contro il clan Licciardi, Gratteri ha sottolineato l’importanza del potenziamento dell’ufficio inquirente. “Oggi abbiamo giurato nove nuovi magistrati – ha dichiarato – e nei prossimi giorni ne arriveranno altri cinque. Questo ci consentirà di affrontare con maggiore efficacia le indagini più complesse e di garantire una risposta più rapida alle esigenze della città.”

Tra i nuovi ingressi, spiccano tre nomi già noti per il loro impegno nella lotta alla criminalità: Enrica Parascandolo, Giulio Vanacore e Alfredo Gagliardi, che passano direttamente alla Direzione Distrettuale Antimafia. Una scelta strategica che punta a rafforzare proprio il settore più delicato e impegnativo della Procura.

Numeri e prospettive

Con l’arrivo dei nuovi magistrati, la Procura di Napoli si avvicina alla piena dotazione organica: ora mancano all’appello solo sette sostituti e un procuratore aggiunto. L’obiettivo è raggiungere la quota di 102 sostituti procuratori e 9 aggiunti, una struttura che consentirà di gestire al meglio il carico di lavoro e di affrontare con maggiore determinazione le indagini più complesse.

Napoli,  garage con dentro la casa abusiva: scovato a Soccavo un alloggio clandestino

Napoli– Un intero alloggio “fantasma”, completo di tutto, nascosto dietro l’apparenza di un semplice garage. È quanto scoperto e sequestrato ieri dalla Polizia Locale di Napoli, Nucleo Operativo di Soccavo, nel Rione Traiano, in via Catone.

L’azione è scattata a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini, che avevano notato movimenti insoliti e lavori sospetti. Arrivati sul posto, gli agenti si sono trovati di fronte non a una semplice tettoia o a un deposito, ma a un vero e proprio manufatto abusivo di circa 150 metri quadrati, eretto illegalmente su suolo di proprietà comunale.

La struttura, che all’esterno poteva ingannare, era divisa in due aree ben definite. Una parte era adibita a box auto, mentre l’altra nascondeva un’abitazione a tutti gli effetti: due camere da letto, cucina e servizi igienici, in uno spazio realizzato senza alcuna autorizzazione e in piena violazione della normativa urbanistica.

Gli accertamenti hanno portato all’identificazione della presunta responsabile: una donna di 47 anni, residente nella zona, ora deferita all’Autorità Giudiziaria per abusivismo edilizio. Oltre a dover rispondere del reato, la donna si vedrà l’immobile – costruito su terreno pubblico – sottoposto a sequestro preventivo.

L’episodio riaccende i riflettori sul fenomeno dell’occupazione illegale di suolo pubblico e sugli abusi edilizi diffusi in diverse periferie cittadine. L’intervento della Polizia Locale dimostra, secondo gli ufficiali, l’importanza della collaborazione con i residenti, primi sentinelli del territorio.

«La vigilanza sul territorio e il contrasto agli illeciti edilizi sono una nostra priorità», hanno commentato fonti del comando. «Questo caso, con la sua entità, mostra come a volte l’abusivismo non sia solo una “piccola variazione”, ma una vera e propria appropriazione indebita di spazio della collettività, con evidenti rischi anche sotto il profilo della sicurezza e del decoro urbano».

L’area è ora transennata e posta sotto sigillo, in attesa delle decisioni del tribunale, che potrebbero ordinare la demolizione della struttura abusiva.

Napoli, incubo furti a Scampia: parchi sotto assedio

La spirale di microcriminalità a Napoli tocca un livello di guardia senza precedenti. Scampia è nuovamente al centro dell’emergenza, con i residenti dei parchi privati di Viale della Resistenza e Via Ghisleri che denunciano una serie di furti in abitazione avvenuti lo scorso sabato 29 novembre tra le 18:00 e le 19:00, una fascia oraria in cui le case sono abitate e frequentate da famiglie, anziani e bambini.

I parchi Iride e Fulgida sono stati il bersaglio principale di quest’ultima ondata di assalti. La gravità degli episodi è stata documentata e raccolta dal deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto dai residenti un corposo fascicolo di materiale fotografico e video.

Ladri a volto scoperto e violenza sugli infissi

Le prove raccolte sono schiaccianti e rendono drammatico il quadro della sicurezza domestica. Le immagini fornite mostrano chiaramente i segni della violenza utilizzata dai malviventi: telai di finestre e porte finestre sono stati forzati e scassinati per accedere con la forza agli appartamenti.

Ancora più allarmanti sono le riprese dei sistemi di videosorveglianza condominiale. Un video, datato 29-11-2025 alle 18:02:27, ha immortalato due o più individui all’interno del parcheggio condominiale. Pochi minuti dopo (ore 18:13:57), un’altra telecamera interna ha ripreso uno degli intrusi nell’androne di un appartamento, confermando che i colpi sono stati messi a segno in piena fascia serale.

“Questi elementi visivi rendono ancora più drammatica la situazione. Abbiamo le prove: i ladri agiscono a volto scoperto, in orari in cui i parchi sono frequentati e le case abitate. Siamo di fronte a una vera e propria aggressione alla sicurezza domestica che non può essere ignorata,” ha dichiarato il deputato Borrelli.

Richiesta urgente al Governo: “Percezione di impunità altissima”

Il materiale raccolto è stato immediatamente messo a disposizione delle autorità competenti per l’identificazione e l’arresto dei responsabili. Tuttavia, Borrelli rilancia con forza la sua richiesta urgente al Governo e alle Prefetture di Napoli.

“Siamo di fronte a un’emergenza inaccettabile,” incalza Borrelli. “Se non si è più al sicuro neanche in casa propria e i ladri entrano indisturbati nei parchi privati, significa che la percezione di impunità è altissima. Chiediamo un piano straordinario di controllo del territorio per Scampia e per tutti i quartieri che quotidianamente subiscono ondate di criminalità. Servono più agenti, meno burocrazia e tolleranza zero verso chi terrorizza i cittadini.”

I residenti, nel frattempo, ribadiscono l’importanza della diffusione delle immagini dei ladri sui social per sensibilizzare la cittadinanza e raccogliere ulteriori testimonianze che possano aiutare le indagini.

Clan Licciardi: estorsioni su case popolari e crediti, blitz smaschera il potere camorristico sul voto

Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 2025, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal Gip del Tribunale partenopeo su richiesta della Dda, colpendo 21 persone legate al clan Licciardi.

Tra queste, 19 finiscono in carcere – di cui 5 già detenuti per altri reati, inclusi i vertici – mentre 2 sono posti ai domiciliari. L’operazione, coordinata dai pm Carrano, Loreto e Sepe sotto l’aggiunto Sergio Amato, scaturisce da indagini tra il 2022 e il 2023 basate su intercettazioni, pedinamenti e ambientali, che hanno svelato la perdurante vitalità del cartello camorristico Alleanza di Secondigliano.

Contestualmente, sono state perquisite abitazioni e locali di indagati a piede libero, con accuse che spaziano dall’associazione mafiosa aggravata a estorsioni, ricettazione, evasione e accesso abusivo a comunicazioni da carcere, tutti metodi tipici della camorra.​

La struttura del clan dopo gli arresti

L’inchiesta, denominata “Malachim”, ritrae il clan Licciardi come egemone nel nord di Napoli e provincia dopo l’arresto della storica leader Maria Licciardi, catturata l’8 agosto 2021.

Da allora, la reggenza passa a Paolo Abbatiello, luogotenente uscito dal carcere il 10 luglio 2021, che orchestra una struttura verticistica con affiliati come Luigi Esposito, Salvatore Sapio (suo nipote e uomo di fiducia), Giuseppe Lucarelli, Raffaele Cardamone e altri, tra cui Gennaro Cannavacciuolo e Luigi Damasco.

Esposito, monitorato da marzo 2022, emerge come figura operativa chiave, legato ad Abbatiello e supportato dalla compagna Martina Ferrara, mentre Sapio agisce con Vincenza Russo per eseguire estorsioni su commissione.

Il clan intrattiene alleanze con gruppi satelliti come Sorianiello e Baratto-Esposito a Fuorigrotta, Bagnoli e Rione Traiano, confermati da una conversazione ambientale del 26 marzo 2021 tra Simone Sorianiello, Raffaele Caprio e Alfonso Sorrentino, in cui Esposito funge da portavoce per un’aggressione a un parente di Ciro Trambarlo.​

Estorsioni e controllo del territorio

Il clan Licciardi impone la propria “tassa” su attività lecite e illecite, estorcendo commercianti, imprenditori e persino autori di truffe telematiche, da cui pretende una quota dei proventi illeciti.

Un caso emblematico è quello di un’occupante abusiva di un alloggio popolare, costretta a versare 16.000 euro per mantenere la casa assegnata, evidenziando come il controllo degli alloggi pubblici serva a “pilotare pacchetti di voti” durante le elezioni.

Abbatiello delega a Esposito e Sapio il recupero crediti per terzi, anche estranei alla criminalità, come Maurizio Attrattivo e Gianluca Cafarelli, usando l’intimidazione mafiosa per risolvere diatribe tra imprenditori. Le indagini documentano egemonia su quartieri come Bagnoli (gruppi Esposito e Giannelli), Posillipo (con Ciro Mendoza come capo zona) e relazioni con clan rivali ma pacificati, come Mazzarella, Amato-Pagano, Balzano (“abbasc Miano”) e famiglie nolane come Russo-Sangermano, Fabbrocino e Cava.​

Le parole di Gratteri e le relazioni criminali

Durante la conferenza stampa in Procura, con il procuratore aggiunto Sergio Amato, il generale Biagio Storniolo e il tenente colonnello Antonio Bagarolo, Nicola Gratteri ha definito i Licciardi “ospiti paganti” nel loro territorio, dove ogni attività – lecita o illecita – richiede il loro consenso.

“Gestire le case popolari è un’esternazione di potere mafioso: assegnarle a famiglie fedeli significa controllare voti alle urne, più redditizio delle estorsioni pure”, ha sottolineato Gratteri, paragonandoli ai Mazzarella per il dominio su Napoli. L’inchiesta rivela anche l’uso di cellulari in carcere per mantenere contatti, come per Alessandro Giannelli (ergastolano e referente occidentale), e un episodio del 2022-2023 in cui debitori si rivolgono ai Mazzarella per aiuto contro i Licciardi, ricevendo solo un riconoscimento della “pax camorristica”.

Attraverso il nipote di Esposito, Giovanni Strazzullo, emergono dinamiche con “abbasc Miano” di Matteo Balzano, delineando equilibri di forza nel Rione Don Guanella.

Durante la conferenza stampa sull’operazione contro il clan Licciardi, il procuratore Nicola Gratteri ha dichiarato: “I Licciardi hanno un territorio determinato, come i Mazzarella, in cui i cittadini sono ospiti. In ogni attività – lecita o illecita – devono metterci il becco.

Gestire le case popolari è una manifestazione di potere mafioso: stabilire a chi vadano, significa gestire il potere. Ed è tipico del comportamento camorristico. Le famiglie favorite dal clan, quando arriva il momento del voto, scelgono chi indica la camorra. Gestire il territorio è più importante dei soldi dell’estorsione, perché permette di controllare pacchetti di voti”.​

Il procuratore aggiunto Sergio Amato ha rimarcato la pervasività del sistema: “Le articolazioni del clan sono rimaste operative nonostante i ripetuti arresti dei vertici, segno di una struttura criminale radicata e pronta a riorganizzarsi”.​

Il generale Biagio Storniolo, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, ha sottolineato: “L’inchiesta ha confermato un condizionamento mafioso che va ben oltre la gestione delle attività illecite, estendendosi al controllo sociale sul territorio e sulle dinamiche abitative”

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