

La vasca abusiva demolita
Le ruspe sono entrate in azione a Boscotrecase, in via Cifelli, per cancellare una serie di manufatti realizzati senza alcun titolo edilizio a ridosso delle pendici vulcaniche. L’operazione ha interessato le pertinenze dell’ex ristorante “Paraviso al Vesuvio”, struttura affacciata sullo spettacolare panorama del golfo di Napoli ma inserita in un contesto sottoposto a vincoli di estrema delicatezza.
L’intervento è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata in esecuzione di una condanna emessa dal Tribunale oplontino ormai risalente al 2012, confermando la linea dura della magistratura locale contro il fenomeno del cemento selvaggio.
Nel mirino delle autorità giudiziarie sono finite tre strutture distinte, create a servizio dell’ex attività ristorativa. I mezzi meccanici hanno raso al suolo una vasca rifinita di circa 18 metri quadrati, un telo di copertura posizionato sopra una preesistente travatura in legno di circa cento metri quadri e una fontana monumentale circolare in pietra, ricavata all’interno di un’aiuola ornamentale.
Si tratta di opere che alteravano l’equilibrio di un luogo unico, trasformando un polmone verde vincolato in uno spazio ad uso commerciale privato privo di autorizzazioni.
L’area di via Cifelli racchiude quasi ogni tipologia di tutela prevista dall’ordinamento italiano. Il territorio è dichiarato di notevole interesse pubblico fin dal 1961 e rientra nel Piano Paesistico dei Comuni Vesuviani, oltre a essere classificato in zona sismica di seconda categoria e a rientrare nella cosiddetta “zona rossa” ad alto rischio vulcanico.
Nel dettaglio, il terreno dove sorgevano le strutture si trova all’interno del perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio ed è classificato come “zona di Protezione Integrale”, il massimo grado di salvaguardia naturalistica possibile, con profili di rischio idrogeologico certificati dall’Autorità di Bacino.
La demolizione è stata eseguita d’ufficio, senza gravare sulle casse comunali né attendere l’adempimento spontaneo dei condannati, grazie all’impiego dei fondi stanziati direttamente dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio. La sinergia fa capo a uno specifico protocollo d’intesa sottoscritto tra l’Ente e la Procura guidata dai magistrati torresi.
Per gli inquirenti, l’esecuzione coattiva delle sentenze definitive rappresenta un tassello fondamentale non solo per sanare le ferite inferte al paesaggio, ma anche per lanciare un segnale dissuasivo a tutela dell’intero comprensorio vesuviano.
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