

ietro Mele prosciolto per incapacità di intendere ma ritenuto socialmente pericoloso: tre anni in REMS
Si è concluso dinanzi alla IX Sezione Penale (Collegio C) del Tribunale di Napoli il processo a carico di Pietro Mele, imputato per i reati di atti persecutori, pornografia minorile e diffamazione aggravata a mezzo social network ai danni del giornalista Pino Grazioli e della figlia, minorenne all’epoca dei fatti.
I giudici hanno emesso sentenza di proscioglimento ai sensi dell’articolo 88 del codice penale per vizio totale di mente, applicando contestualmente nei confronti dell’uomo la misura di sicurezza detentiva dell’assegnazione a una Rems (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza) per la durata di tre anni, unitamente a controlli perpetui sulla sua pericolosità.
La vicenda giudiziaria, sviluppatasi nell’arco di un quinquennio, trae origine dalle condotte persecutorie messe in atto dall’imputato a seguito di un’intervista giornalistica realizzata da Grazioli a una donna che muoveva accuse nei confronti dello stesso Mele. Secondo la ricostruzione dibattimentale, l’imputato avrebbe avviato una violenta campagna diffamatoria e denigratoria online, definendo la persona offesa «non giornalista» e «fallito».
Il quadro accusatorio si è ulteriormente aggravato con la contestazione del reato di pornografia minorile, legato alla realizzazione e alla diffusione telematica sui social network di un fotomontaggio a contenuto esplicitamente sessuale, nel quale il volto della figlia minorenne del cronista veniva sovrapposto al corpo di una donna nuda in un contesto di atti sessuali con l’imputato.
L’istruttoria dibattimentale si è rivelata complessa e articolata, segnata anche dalla rinnovazione dell’escussione dei testimoni a causa del mutamento della composizione del Collegio giudicante. Nelle fasi conclusive del dibattimento, la difesa dell’imputato ha prodotto una prima consulenza tecnica redatta nell’ambito di un procedimento dinanzi al Tribunale di Salerno, che diagnosticava un «disturbo paranoide di personalità premorboso» e un «disturbo delirante cronico», attestate la totale incapacità di intendere e di volere e l’incapacità di partecipare coscientemente al giudizio, senza tuttavia sciogliere la riserva sulla pericolosità sociale del soggetto.
A fronte del deposito di una ulteriore valutazione peritale svolta presso il Tribunale di Napoli Nord — anch’essa recante l’indicazione del vizio totale di mente ma priva di indicazioni dirimenti sulla pericolosità — la parte civile, rappresentata dall’avvocato Massimo Viscusi, ha depositato una memoria difensiva ai sensi dell’articolo 121 c.p.p., evidenziando le lacune delle relazioni e sollecitando un rigoroso accertamento sulla pericolosità sociale dell’imputato, elemento decisivo ai fini dell’applicazione delle misure di sicurezza.
Nel corso dell’udienza di fine giugno, recependo la sollecitazione formulata congiuntamente dalla Pubblica Accusa e dalla parte civile ai sensi degli articoli 507 e 220 c.p.p., il Tribunale ha disposto il conferimento di un incarico peritale d’ufficio per valutare formalmente il profilo psichiatrico e la pericolosità sociale di Mele.
L’accertamento tecnico disattendeva le incertezze precedenti, confermando sia la totale incapacità di intendere e di volere dell’imputato al momento della commissione dei fatti, sia la sua persistente pericolosità sociale, indicando la necessità di un regime detentivo attenuato in ambiente curativo. All’esito della discussione dibattimentale, accogliendo le conformi richieste della Procura della Repubblica e della parte civile, il Collegio ha disposto il proscioglimento dell’imputato e l’applicazione della misura di sicurezza di cui all’articolo 222 c.p.p. presso la struttura sanitaria ad alta intensità terapeutica dove l’uomo si trovava già ristretto.
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