

Guido Oppido e il piccolo Domenico Caliendo
Napoli – Una fotografia estratta dalle copie forensi degli atti d’indagine potrebbe riscrivere la cronologia dei momenti più critici del drammatico trapianto di cuore in cui perse la vita il piccolo Domenico Caliendo. È questa la carta giocata dal collegio difensivo del cardiochirurgo Guido Oppido, finito al centro dell’inchiesta giudiziaria insieme alla sua vice Emma Bergonzoni dopo il decesso del bimbo, avvenuto il 21 febbraio scorso in seguito all’intervento eseguito il 23 dicembre al Monaldi.
Il cuore del dibattito giudiziario ruota attorno alla sincronia tra l’asportazione dell’organo malato (cardiectomia) e l’arrivo in sala operatoria del nuovo cuore proveniente da un donatore, che secondo le analisi successive sarebbe risultato danneggiato dal ghiaccio secco. Nel referto operatorio finito sotto la lente della magistratura si attesta che l’ablazione del vecchio organo sarebbe avvenuta “nel mentre” rispetto all’arrivo del nuovo cuore. Una versione che, secondo l’accusa, nasconderebbe irregolarità e omissioni verbalizzate.
Al termine dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame — chiamato a decidere sul ricorso contro la misura dell’interdizione dalla professione medica disposta dal Gip Mariano Sorrentino — i legali del chirurgo, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, hanno acceso i riflettori su elementi visivi inediti.
Secondo la difesa, i fotogrammi e le sequenze temporali offrono una verità opposta a quella accusatoria:
Ore 14:26: I box termici risultano già presenti in sala operatoria, confermando l’avvenuto arrivo del nuovo organo.
Ore 14:31: Un’immagine estrapolata dai dati informatici mostra chiaramente un operatore sanitario con la mano all’interno del box aperto, intento a estrarre il cuore mentre si sprigiona il fumo del ghiaccio.
Ore 14:34: Un filmato successivo documenta l’organo già fuori dal contenitore e dotato di attività contrattile.
Per gli avvocati Sorge e Manes, questo documento fotografico delle 14:31 demolisce l’ipotesi investigativa secondo cui il box fosse ancora chiuso alle 14:34. La battaglia legale si sposta ora sulla consistenza delle accuse di falso in cartella clinica, con il Riesame chiamato a valutare la legittimità dei provvedimenti interdittivi che tengono momentaneamente lontani dalla corsia i professionisti coinvolti.
Sostengono che un’immagine delle 14:31 smentisca la ricostruzione dell’accusa sui momenti dell’apertura del box e della cardiectomia, dimostrando che l’organo era già in fase di estrazione rispetto agli orari contestati nei verbali.
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