

Nell’immagine, un riferimento ai fatti narrati.
Entrano in vigore oggi, lunedì 21 settembre, le nuove tariffe massime di rimborso per oltre 600 prestazioni erogate per conto del Servizio Sanitario Nazionale, con un aumento medio del 5,8% sul ticket a carico dei pazienti.
Il cosiddetto “decreto tariffe”, approvato in Conferenza Stato-Regioni, aggiorna complessivamente 1.063 voci: 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale — visite ed esami diagnostici — e 222 codici del nomenclatore dell’assistenza protesica.
Le tariffe più colpite riguardano la diagnostica: l’agoaspirato della mammella passa da 31,25 a 36,50 euro, la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma da 33,60 a 38 euro, mentre la prima visita specialistica base — endocrinologica, ginecologica o ortopedica — sale da 25 a 26 euro.
Guardando ai settori, gli incrementi più marcati riguardano la diagnostica vascolare (+52,5%), la biopsia (+16,8%), l’elettromiografia (+13,3%) e i prelievi (+12,8%).
A criticare il provvedimento è l’associazione Codici, che legge gli aumenti alla luce del quadro internazionale. “I conflitti in corso nel mondo stanno mettendo sotto pressione l’intera catena dei costi della sanità pubblica: dall’energia alle materie prime, fino ai dispositivi medici e ai presidi protesici, molti dei quali dipendono da forniture internazionali soggette a rincari e instabilità”, dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici.
“Il rischio è che le tensioni geopolitiche si scarichino ancora una volta sulle tasche dei cittadini. Un aumento delle tariffe non basta a compensare le difficoltà strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, che mostra crepe evidenti su liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriale nell’accesso alle cure. Pagare di più non significa automaticamente curarsi meglio”.
Secondo Giacomelli, in troppe Regioni le attese per una visita specialistica si misurano in mesi, e chi non può aspettare è costretto a rivolgersi al privato, con una spesa che si somma a quella pubblica. “Chiediamo alle istituzioni di accompagnare ogni intervento sulle tariffe con investimenti reali su tempi di attesa, personale e prevenzione, tutelando la sanità pubblica dagli effetti indiretti dell’instabilità internazionale. Altrimenti i cittadini pagheranno di più per un servizio che, nei fatti, non riescono nemmeno a utilizzare”.
La maggior parte delle prestazioni più comuni, precisa l’associazione, resta invariata. Due elementi inoltre attenuano l’impatto: il tetto massimo di 36,15 euro per ricetta e l’esenzione totale dagli aumenti per gli esenti per reddito, patologia, invalidità e disoccupazione, oltre che per le donne in gravidanza e chi accede ai programmi di screening.
Resta tuttavia la critica di fondo: “Non è questa la strada per migliorare il Servizio Sanitario Nazionale e garantire ai cittadini una sanità efficace e tempestiva, soprattutto in un momento storico in cui le tensioni internazionali già gravano sul costo della vita”, conclude Giacomelli.
Codici continuerà a monitorare l’impatto del provvedimento sulle famiglie e a raccogliere le segnalazioni dei cittadini, al numero 06 5571996, via WhatsApp al 375 7793480 o all’indirizzo segreteria.sportello@codici.org.
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