

Uno degli arrestati nel blitz
Caivano – Il potere del clan non passava soltanto dalle piazze di spaccio, dal controllo del territorio e dalla disponibilità di denaro contante. Passava anche dai social network, trasformati in una vetrina per esibire status, ricchezza e appartenenza criminale.
È uno degli elementi che emerge dall’ordinanza cautelare firmata dalla gip del Tribunale di Napoli, Lucia De Micco, nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sul clan Angelino, ritenuto attivo tra Caivano e Casoria. Un provvedimento di circa 1.200 pagine eseguito all’alba dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e delle sezioni operative delle compagnie di Caivano e Casoria.
Il bilancio dell’operazione è di 34 misure cautelari: 23 indagati sono stati portati in carcere, mentre per altri 11 sono stati disposti gli arresti domiciliari.
Poche ore dopo il blitz, sui social sono comparsi video che mostrerebbero alcuni degli arrestati mentre vengono accompagnati nelle auto dei carabinieri. Nei filmati, diffusi su TikTok, si vedono saluti e gesti rivolti a familiari e amici presenti in strada.
Scene che, al di là della cronaca dell’operazione, richiamano proprio quella dimensione di esposizione pubblica e di ostentazione richiamata nell’ordinanza. Anche il momento dell’arresto, infatti, finisce per diventare materiale da condividere, commentare e rilanciare in rete.
Un linguaggio social che rischia di trasformare l’intervento delle forze dell’ordine in una prova di notorietà, alimentando una narrazione fondata sull’appartenenza al gruppo e sulla presunta capacità di resistere all’azione dello Stato.
Nel provvedimento della gip viene ricostruito anche il valore attribuito agli orologi di lusso. I Rolex, secondo gli investigatori, non sarebbero stati soltanto beni personali o investimenti: sarebbero diventati simboli da mostrare, soprattutto online, per comunicare potere economico e forza criminale.
Un collaboratore di giustizia ha riferito che Raffaele Zambella, 46 anni, indicato dagli inquirenti come uomo al vertice del gruppo, avrebbe acquistato Rolex attraverso pagamenti dilazionati e con l’intervento di un intermediario.
Dietro quegli acquisti, secondo quanto riportato nell’ordinanza, ci sarebbe stata una precisa logica di “spavalderia”: gli orologi venivano comprati anche per essere esibiti sui social, dove l’immagine del lusso avrebbe contribuito a rafforzare il prestigio del clan nel territorio.
L’inchiesta ha acceso i riflettori anche sul patrimonio del gruppo. Secondo la ricostruzione investigativa, i proventi delle attività criminali non sarebbero stati reinvestiti, ma custoditi in contanti nell’abitazione del presunto boss.
Nel corso delle attività, i carabinieri hanno sequestrato 3,2 milioni di euro in contanti e 11 Rolex, per un valore complessivo stimato in 127.300 euro. Una disponibilità economica significativa, alla quale si aggiunge la valutazione resa dal collaboratore di giustizia: il patrimonio accumulato dal clan, secondo la sua versione, potrebbe raggiungere almeno 10-11 milioni di euro.
Sono elementi che saranno ora vagliati nel prosieguo del procedimento giudiziario. Resta, però, il dato investigativo: nel racconto del clan Angelino, la ricchezza non sarebbe rimasta nascosta. Al contrario, sarebbe stata trasformata in messaggio, immagine e strumento di riconoscimento attraverso i social network.
P.B.
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