

Una parte del tesoro sequestrato
Una sorveglianza militare attiva ventiquattro ore su ventiquattro, scandita da turni ferrei che non si fermavano neppure di fronte alle ricorrenze familiari o ai festeggiamenti privati. A custodire il mastodontico “tesoretto” del clan Angelino-Zambella non c’erano soltanto sofisticati congegni elettronici, ma la stessa compagna del capo clan detenuto, Carmela Maugeri, affiancata dai figli, tra cui una minorenne.
È quanto emerge dai dettagli choc dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e culminata nell’ordinanza firmata dalla gip del Tribunale partenopeo, Lucia De Micco, che ha portato all’emissione di 34 misure cautelari — 23 in carcere e 11 agli domiciliari — nel cuore del famigerato “Bronx” di Caivano.
Al centro dell’articolata indagine figurano le dinamiche criminali legate a Raffaele Zambella, 46 anni, detto “Lello”, ritenuto dagli inquirenti il vertice indiscusso del traffico di stupefacenti sul territorio nonostante la sua prolungata detenzione. È dal carcere che Zambella avrebbe continuato a impartire ordini e a gestire le piazze di spaccio, contando su una rete di fedelissimi e, soprattutto, sulla blindatissima protezione domestica garantita dalla moglie Carmela Maugeri, attualmente indagata a piede libero.
La portata della ricchezza accumulata dall’organizzazione criminale trova conferma nelle immagini diffuse dai Carabinieri, impegnati a demolire a colpi di martello i muri e le intercapedini di un appartamento situato in via Atellana. È qui che i militari hanno rinvenuto e sequestrato la stratosferica somma di 3.296.265 euro in contanti, meticolosamente suddivisa in mazzette e nascosta sotto il pavimento, insieme a undici orologi di pregio marca Rolex del valore complessivo di 127.300 euro.
Le banconote, prevalentemente in tagli da 50 euro e perfettamente incellophanate, sono state portate via a bordo di secchi di plastica durante le perquisizioni.
A svelare i retroscena di questa sorveglianza maniacale è il collaboratore di giustizia Giovanni Barra, le cui dichiarazioni, rese nei verbali d’interrogatorio del 4 e del 7 luglio 2025, delineano con precisione chirurgica i ruoli all’interno della famiglia Zambella.
“I soldi di Lello Zambella si trovano a casa sua e sono custoditi da sua moglie”, mette a verbale il pentito, confermando come la donna avesse assunto un ruolo operativo fondamentale nella gestione dei proventi illeciti. “I sistemi di sicurezza sono stati realizzati da Carmine detto ‘sette Palazzi’ che non conosco e posso solo dire che vive nel settore dell’edilizia. Ha montato il sistema elettrico a Sautto. Non l’ho mai visto”.
Barra descrive nel dettaglio il sistema di protezione allestito nell’appartamento: “La Maugeri non lascia mai l’immobile per custodire il denaro; infatti sono a conoscenza dei cosiddetti turni che la stessa svolge con i suoi figli, in particolare il figlio maggiorenne e la figlia di anni 15 o 16, la quale avverte con il telefono in caso di pericolo in modo da evitare l’ingresso di terzi e tutelare la custodia del denaro”.
Un controllo tanto rigido da non subire interruzioni neppure durante i momenti di festa. Il collaboratore di giustizia racconta infatti di aver pianificato un blitz personale per sottrarre il denaro a seguito di contrasti con lo stesso Zambella:
“Ricordo che alla festa di 18 anni del figlio di Zambella, di nome Salvatore, io avendo litigato con lo Zambella per l’agguato ricevuto, volevo vendicarmi prendendomi i suoi soldi; pertanto, presi informazioni e seppi che anche quel giorno, pur essendo in corso i festeggiamenti, la Maugeri e la figlia minore mantenevano sempre la vigilanza della casa”.
La sicurezza del caveau casalingo non era affidata unicamente alla presenza costante dei familiari. Secondo quanto emerso dalle indagini e confermato dai riscontri investigativi, l’abitazione era stata dotata di nascondigli e congegni tecnologici ad hoc.
Accanto alla custodia del denaro, il gruppo gestiva un imponente traffico di droga, rifornendo costantemente le piazze di spaccio locali attraverso un meccanismo oliato nei minimi dettagli. Il narcotico, per quantitativi ingenti — come i cinque chili di cocaina consegnati settimanalmente —, veniva lavorato e “spaccato” all’interno di un appartamento-base situato sempre nel quartiere Bronx, sopra un locale ricreativo noto come “il circoletto”. I proventi di questa imponente attività illecita venivano poi regolarmente convogliati e consegnati nelle mani di Carmela Maugeri affinché venissero occultati nei vani segreti dell’abitazione.
Sebbene iscritta nel registro degli indagati a piede libero, la posizione giudiziaria di Carmela Maugeri, zia di Roberto Maugeri, in quanto sorella del padre, viene delineata dagli inquirenti con pesanti aggravanti. La donna è accusata di aver agito avvalendosi delle condizioni estorsive e intimidatorie di stampo mafioso, concorrendo attivamente nell’associazione camorristica facente capo ad Antonio Angelino e operando come braccio operativo e fiduciario del marito detenuto. Il suo compito non era di semplice contruità familiare, ma di ferrea coadiuvazione nelle direttive impartite dal boss, garantendo l’impenetrabilità del tesoro illecito accumulato attraverso il controllo militare delle piazze di spaccio di Caivano e Pascarola.
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