Varriale racconta Lavitola: ‘Il piano per un giornalista che comandava i magistrati’

Napoli – Valter Lavitola e le amicizie tradite: si potrebbe intitolare così uno dei capitoli più importanti della vita del faccendiere salernitano, al centro di inchieste e misfatti e ora in carcere perchè accusato di essere il mandante dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci.

A raccontare i retroscena di un’altra ‘amicizia’ interessata è stato Lucio Varriale, 74 anni, avvocato napoletano, noto per le sue apparizioni su ‘Julie Italia’ e fino a qualche anno fa legato a Lavitola.

In un’intervista pubblicata da Libero l’avvocato racconta il legame con l’ex editore de L’avanti, ma anche i prestiti di danaro elargiti, le pressioni e i favori. Un crescendo di richieste che hanno portato Varriale a prendere le distanze da Lavitola.

L’avvocato Varriale: “Nel 2024 mi parlò del progetto di un giornalista, pensavo fosse Saviano e invece era Ranucci”

Ma il retroscena che potrebbe portare l’avvocato napoletano dinanzi ai giudici romani che indagano sull’attentato è quello legato alla ‘candidatura’ di un noto giornalista alle elezioni Politiche: uno dei moventi esplorati dalla Procura per l’attentato ordito nei confronti del conduttore di Report.

Varriale sostiene che già nel giugno 2024 Lavitola gli aveva parlato di un progetto che prevedeva il lancio in politica di un giornalista capace di “comandare la magistratura”.

Un nome di peso nel panorama giornalistico che avesse anche un forte ascendente sui magistrati.

”Pensavo parlasse di Roberto Saviano” dice Varriale che alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi è sicuro che si trattasse di Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola che in quel periodo era nel pieno fervore delle tavolate ‘vip’ del Cefalù Bistrò descriveva l’aspirante politico, la ‘rising star’ come qualcuno che “comandava i giudici” e che sarebbe stato il suo trampolino di lancio per un ritorno a Palazzo Chigi.

“Lavitola, uomo molto potente, conosce Putin e diversi presidenti stranieri”

Varriale definisce Lavitola come un ‘Uomo molto potente, conosceva Putin, diversi presidenti stranieri, Berlusconi faceva quello che lui gli consigliava’.

Non mancano poi i particolari sull’amicizia reciproca, forse caduta in disgrazia anche per le richieste di danaro da parte di Lavitola. Varriale parla di prestiti ’tra i 20 e i 30mila euro nel corso degli anni, garantiti da assegni che portava un peruviano’.

L’ultimo prestito e l’atteggiamento minaccioso di Gomez Clesio Tavares nei confronti dell’avvocato

Neanche a dirlo, l’avvocato napoletano sostiene di non aver avuto la restituzione dei soldi, anzi le richieste di danaro si sarebbero fatte a un certo punto pressanti tanto che, in un occasione, avrebbe inviato a Lavitola 450 euro tramite il guardaspalle camerunense Clesio Tavares. Un personaggio che Varriale definisce come ‘factotum’ di Lavitola e un ‘delinquente’ utilizzato per minacciare le persone.

Varriale racconta di una visita di Tavares al suo ufficio di Napoli: “Bussò con violenza, gli dissi che avevo affrontato la camorra, mi avevano puntato una pistola in fronte, non mi faceva paura. Poi gli feci un assegno, mi pare da 450 euro”.

Su Ranucci Varriale Varriale racconta di aver recentemente pubblicato un commento su Facebook sotto il post del magistrato, Luigi Bobbio, giudice a Nocera Inferiore, raccontando la sua versione dei fatti: “Valter mi voleva coinvolgere nel progetto. A giugno 2024 gli sconsigliai di farlo. Litigò per una banalità e mi mandò a minacciare da un gorilla. Non voglio essere responsabile dell’arresto di nessuno”.

Quello di Lucio Varriale è un racconto probabilmente enfatizzato, dalla eco mediatico della vicenda Lavitola-Ranucci. Ma l’elemento politico, potrebbe essere di interesse per il pm Edoardo De Santis alla ricerca della conferma di un movente che, così come confessato da Lavitola, non regge agli urti dei particolari che stanno emergendo nell’inchiesta.

Per i magistrati romani è necessario capire la finalità di un attentato che non può essere stato ordito dal faccendiere Lavitola, per il tramite di Gomez Clesio Tavares, soltanto a ‘fin di bene’ o per ‘aumentare la scorta’ al giornalista.

A chiarire gli aspetti ‘materiali’ dell’attentato stanno oggi i presunti esecutori Pellegrino D’Avino e la compagna Marika De Filippi, insieme al padre di D’Avino, Antonio Passariello che saranno interrogati dai magistrati per definire i termini del mandato ricevuto da Gomez Clesio Tavares, per l’attentato del 16 ottobre scorso.

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Rosaria Federico

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