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LA PROTESTA DELLE ASSOCIAZIONI

Diabete dimenticato a Napoli e Salerno: la denuncia sui tetti di spesa che penalizzano i pazienti rispetto alle altre province

I fondi per i diabetici si esauriscono prima a Napoli e Salerno e i pazienti sono costretti a pagare il ticket per visite salvavita o a rinunciare alle cure, mentre restano risorse inutilizzate nelle ASL più piccole.
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La gestione della sanità pubblica in Campania torna al centro di una dura polemica istituzionale e sociale. Al centro del caso c’è la branca di diabetologia e, in particolare, i provvedimenti regionali recenti — nello specifico la Delibera di Giunta Regionale n. 540 del 8 ottobre 2026 e il Decreto Dirigenziale n. 316 del 30 settembre 2026 — che fissano i tetti di spesa e disciplinano la mancata compensazione dei sottoutilizzi finanziari tra le diverse ASL del territorio.

Una situazione esplosiva denunciata con fermezza dal Dott. Flavio Petroccione, Presidente dell’Associazione Diabetici della Campania e paziente diabetico in prima persona, che in una lettera formale indirizzata al Ministro della Salute, Prof. Orazio Schillaci, al Presidente della Regione Campania, On. Roberto Fico, al Vicepresidente Mario Casillo e alle massime autorità sanitarie regionali, ha acceso i riflettori su una diseguaglianza strutturale che penalizza gravemente i cittadini delle province di Napoli e Salerno rispetto a quelli di Caserta, Avellino e Benevento.

La sproporzione demografica e il paradosso dei fondi bloccati

La Campania detiene il primato nazionale per la prevalenza del diabete, con circa 500.000 persone affette da questa patologia cronica e una percentuale di diagnosi che si attesta al 7,5% della popolazione regionale. Di fronte a numeri così rilevanti, la programmazione economica della Regione avrebbe dovuto adottare criteri di riparto rigorosamente proporzionali al reale carico assistenziale.

Al contrario, i provvedimenti contestati continuano a destinare il 50% dei fondi complessivi della diabetologia alle ASL di Caserta e Avellino, lasciando alle province di Napoli e Salerno — dove si concentra la stragrande maggioranza dei pazienti campani — risorse del tutto insufficienti.

Il risultato di questa ripartizione rigida e squilibrata è duplice:
Nelle ASL di Caserta e Avellino si registrano ogni anno sottoutilizzi significativi dei fondi assegnati (nel solo esercizio 2025 sono rimasti inutilizzati circa 850.000 euro, concentrati in appena due centri diabetologici).

Nelle grandi aree metropolitane e provinciali di Napoli e Salerno i budget si esauriscono con un anticipo sempre maggiore mese dopo mese, lasciando i malati senza copertura finanziaria.

Il costo umano: visite a pagamento e rinuncia alle cure

La denuncia dell’Associazione Diabetici evidenzia l’assurdità di un sistema che vieta la compensazione dei sottoutilizzi per la diabetologia. A differenza di quanto avviene in Campania per altre terapie salvavita — come la dialisi e la radioterapia, per le quali la compensazione è regolarmente prevista — la diabetologia viene esclusa da questo meccanismo virtuoso, pur erogando prestazioni altrettanto essenziali e tutelate da specifica legge regionale (la L.R. n. 9/2009).

«La compensazione dei sottoutilizzi non comporta alcun nuovo impegno di spesa per la Regione: consiste unicamente nel consentire che somme già stanziate e non utilizzate in alcuni territori siano destinate a quelli in cui la domanda supera il budget», sottolinea il documento ufficiale.

La mancata attivazione di questo meccanismo impedisce di recuperare circa 800.000 euro, risorse che avrebbero permesso di erogare oltre 47.000 visite di controllo diabetologiche (considerando che il Servizio Sanitario Regionale rimborsa appena 17,90 euro a visita).

Dal 1° novembre, esauriti i fondi, gran parte dei diabetici napoletani e salernitani si troverà costretta a pagare interamente di tasca propria queste visite, indispensabili per il rinnovo dei piani terapeutici. Senza tali piani, i pazienti rischiano di rimanere privi di insulina, farmaci e presidi per l’autocontrollo glicemico.

Disparità di trattamento e impatto sulla salute pubblica

La situazione delineata delinea una profonda frattura nell’applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). I dati richiamati dall’Associazione mostrano come la Regione Campania, attraverso precedenti atti di indirizzo (tra cui la DGRC n. 642/2009 e il DCA n. 88/2013), avesse stabilito una spesa media annua pro capite per paziente diabetico pari a 240 euro.

Oggi quel parametro viene rispettato unicamente nelle ASL di Caserta e Avellino, mentre per i diabetici di Napoli e Salerno la spesa effettiva scende a meno di 100 euro l’anno, configurando di fatto una categoria di “malati di serie D”.

Questo divario economico si ripercuote direttamente sulla salute della popolazione:
Rinuncia alle cure: Molti pazienti, appartenenti a fasce sociali a basso o bassissimo reddito, di fronte all’obbligo di pagare le prestazioni rinunciano a curarsi, come più volte documentato dai report della Fondazione GIMBE.

Aspettativa di vita e mortalità: La Campania registra la minore aspettativa di vita d’Italia (81,7 anni nel 2024 a fronte di una media nazionale di 83,4) e tassi elevatissimi di mortalità legati alle complicanze del diabete.

Complicanze croniche e costi ospedalitari: La mancata continuità assistenziale favorisce l’insorgenza di patologie devastanti come infarti, ictus, insufficienza renale cronica (con conseguente ricorso alla dialisi), retinopatie e il drammatico fenomeno del piede diabetico, che nella sola Campania causa circa 600 amputazioni all’anno. Paradossalmente, il presunto risparmio sui tetti di spesa si traduce in un aggravio insostenibile per i costi ospedalitari legati alle emergenze e ai ricoveri evitabili.

La richiesta di intervento immediato

Alla luce di questo scenario, l’Associazione Diabetici della Campania, sostenuta anche dall’attenzione istituzionale dell’opposizione consiliare (con il coinvolgimento del Capogruppo On. Gennaro Sangiuliano) e dall’autorevole monitoraggio della Fondazione GIMBE, chiede formalmente alla Regione di intervenire senza indugio attraverso tre punti chiave:

Estendere subito la compensazione dei sottoutilizzi alla branca diabetologica, analogamente alle altre terapie salvavita.

Adeguare il tetto di spesa della diabetologia (fermato a 12,85 milioni di euro, pari a appena il 2% della specialistica ambulatoriale) alla reale diffusione della patologia.

Revisionare i criteri di riparto delle risorse tra le ASL, vincolandoli proporzionalmente alla popolazione diabetica effettivamente assistita nei territori.
La palla passa ora alla Giunta Regionale e ai ministeri competenti, chiamati a sanare una ferita assistenziale che incide direttamente sui diritti fondamentali dei cittadini campani.

Articolo modificato il 11/10/2026 alle 21:23 per revisione testo.
RIPRODUZIONE RISERVATA
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