Napoli, l’Oasi degli Astroni chiude: ‘Troppi danni, pericoli lungo i sentieri’

Napoli – L’Oasi Wwf degli Astroni, polmone verde incastonato nel cuore dei Campi Flegrei, chiude i cancelli. Fino a data da destinarsi. La decisione arriva al termine del sopralluogo effettuato nella giornata di oggi, 27 agosto, il primo possibile in sicurezza dopo lo sciame sismico che ha colpito l’area flegrea lo scorso 31 luglio.

I tecnici dell’associazione hanno trovato una situazione «molto critica», come si legge in una nota ufficiale: danni diffusi lungo i sentieri, con il crollo dell’ultima branca di Gennarino, elemento naturale simbolico e punto di riferimento per i visitatori. Il cedimento ha compromesso anche il percorso pedonale, rendendo impossibile garantire condizioni di sicurezza.

«Alla luce di quanto rilevato – prosegue il comunicato – siamo costretti a disporre la chiusura dell’Oasi fino a data da destinarsi e ad annullare tutte le visite e gli eventi già programmati. Fino a quando non sarà possibile accedere alle aree interessate per effettuare i necessari interventi di manutenzione e messa in sicurezza, non sarà possibile garantire una fruizione sicura dei percorsi. Ci dispiace per i disagi, ma in questa fase la sicurezza dei visitatori e degli operatori deve necessariamente avere la priorità».

Oltre la sicurezza: il costo occupazionale

La chiusura dell’Oasi degli Astroni non è soltanto una perdita per gli amanti della natura, le scuole e le famiglie che ogni anno visitano uno dei crateri più affascinanti e meglio conservati d’Europa. È anche una ferita occupazionale per un territorio già messo a dura prova dal bradisismo e dall’incertezza economica.

L’area protetta, gestita dal Wwf, impiega guide naturalistiche, operatori didattici, personale addetto alla manutenzione e all’accoglienza, educatori ambientali. Con lo stop a tempo indeterminato, contratti stagionali e collaborazioni rischiano di saltare o di non essere rinnovati, lasciando a casa lavoratori altamente specializzati e spesso giovani.

Ma l’impatto va oltre i cancelli dell’Oasi. L’indotto legato alle visite – piccoli servizi di trasporto, ristorazione, attività ricettive nei comuni limitrofi – subisce un contraccolpo immediato. In un contesto come quello flegreo, dove l’emergenza sismica ha già inciso su turismo e vita quotidiana, la chiusura di un’attrazione naturalistica di richiamo aggrava una crisi silenziosa.

E solleva una domanda scomoda: quanto vale, in termini economici e sociali, la messa in sicurezza del patrimonio ambientale? Ogni giorno di chiusura è un giorno di mancato lavoro, di mancata educazione all’aria aperta, di mancata valorizzazione di un bene comune.

La priorità dichiarata dal Wwf – la sicurezza di visitatori e operatori – è sacrosanta e non può essere discussa. Ma la vicenda degli Astroni accende i riflettori su una fragilità strutturale più ampia: la conservazione della natura non è solo un costo, è anche un’infrastruttura occupazionale.

Investire nella manutenzione e nella prevenzione, soprattutto in aree ad alto rischio sismico, significa proteggere posti di lavoro, competenze e comunità. Forse è arrivato il momento di trattare le oasi e le aree protette non come semplici “polmoni verdi”, ma come veri e propri presidi economici e sociali. Perché quando un sentiero frana, non cade solo un albero: cade anche un pezzo di futuro per chi ci lavora.

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Gustavo Gentile

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