Nel mese di luglio 2026, la mortalità tra gli anziani over 85 è cresciuta dell’8% rispetto alle aspettative, mentre le fasce più giovani hanno registrato tassi inferiori al previsto. L’impatto sanitario complessivo del caldo resta contenuto, secondo i dati ufficiali.


Caldo estivo: a luglio l’aumento della mortalità interessa solo gli over 85, segnala il Ministero della Salute
Il caldo estremo colpisce soprattutto i grandi anziani. È questo uno degli elementi più significativi che emergono dal monitoraggio della mortalità relativo a luglio 2026. Secondo i dati del sistema SiSMG, elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio per il Ministero della Salute, nella popolazione con più di 85 anni la mortalità è risultata dell’8% superiore a quella attesa.
L’incremento è stato più marcato nelle città del Nord, dove ha raggiunto il 9%, mentre nel Centro-Sud si è attestato al 7%. Un dato che va letto con attenzione: non significa che l’8% dei decessi sia stato provocato direttamente dal caldo, ma indica un eccesso di mortalità osservato in corrispondenza di un mese caratterizzato da temperature eccezionali.
Il quadro assume ancora maggiore rilievo se inserito nel contesto climatico. Luglio 2026 è stato indicato come il secondo mese di luglio più caldo mai registrato, dopo un giugno che aveva già raggiunto lo stesso primato a livello globale ed europeo.
Nel corso del mese l’Italia è stata interessata da diverse fasi di caldo intenso. Particolarmente significativa è stata la terza ondata, che ha raggiunto il suo apice tra il 16 e il 19 luglio, quando numerose città sono finite in condizioni di rischio massimo. Il 19 luglio, tra le città con bollino rosso figurava anche Napoli, insieme a numerosi capoluoghi del Centro e del Mezzogiorno.
Nonostante la durata e l’intensità delle ondate di calore, il bilancio sanitario complessivo nazionale viene definito dal rapporto contenuto. Per le fasce di età più giovani, in particolare tra 64 e 84 anni, la mortalità è risultata addirittura inferiore ai valori attesi.
È soprattutto il dettaglio territoriale a interessare la Campania. Il monitoraggio non evidenzia per le città campane un eccesso di mortalità statisticamente significativo paragonabile a quello registrato in alcune realtà della Calabria e della Sicilia.
Tuttavia, durante le ondate di calore di metà e fine luglio, il rapporto segnala incrementi o picchi isolati di mortalità in concomitanza con le temperature elevate, oppure con qualche giorno di ritardo rispetto ai picchi termici.
Tra le città indicate dal monitoraggio compaiono Napoli, Giugliano in Campania e Salerno. Si tratta di un elemento che merita attenzione, ma che non consente di stabilire automaticamente un rapporto causale tra il caldo e i singoli decessi.
La Campania, dunque, non figura tra le aree meridionali dove l’incremento della mortalità over 65 durante la terza ondata ha raggiunto una significatività statistica più solida. Il fenomeno è stato invece osservato a Reggio Calabria, Messina, Palermo e Cagliari, mentre segnali al limite della significatività sono stati rilevati a Campobasso, Pescara e Latina.
I dati di luglio arrivano dopo un’altra fase di forte attenzione sanitaria. Il precedente rapporto del Ministero della Salute, relativo al periodo 25 maggio-30 giugno, aveva rilevato un eccesso medio di mortalità del 3% nelle città monitorate, con l’incremento concentrato soprattutto nella popolazione over 85.
Il sistema di sorveglianza aveva già evidenziato come l’impatto del caldo fosse molto differente da città a città: in alcune aree l’aumento della mortalità era statisticamente significativo, mentre in altre, nonostante un’esposizione alle alte temperature altrettanto elevata, non si registravano variazioni significative.
È proprio questa variabilità a rendere necessario un monitoraggio puntuale. Il SiSMG raccoglie quotidianamente i dati sui decessi nelle città italiane e permette di confrontare la mortalità osservata con quella attesa, individuando eventuali anomalie durante gli eventi meteorologici estremi.
La fascia degli ultraottantacinquenni è quella maggiormente esposta agli effetti delle temperature estreme. Con l’età diminuisce, tra l’altro, la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea e può ridursi anche lo stimolo della sete.
Il rischio aumenta soprattutto per le persone che vivono sole, per chi soffre di patologie croniche e per gli anziani che assumono diversi farmaci. Disidratazione e alterazioni dell’equilibrio elettrolitico possono aggravare condizioni cardiovascolari e renali già compromesse.
Il Ministero della Salute individua infatti gli anziani tra le principali categorie vulnerabili alle ondate di calore e prevede un sistema di allerta articolato su quattro livelli, con bollettini quotidiani per 27 città italiane, tra cui Napoli.
Il dato più importante che emerge dal monitoraggio è quindi duplice. Da una parte, il caldo estremo continua a rappresentare un fattore di rischio concreto per la popolazione più anziana, soprattutto per gli over 85. Dall’altra, le misure di prevenzione e la maggiore capacità di risposta sanitaria sembrano avere contribuito a contenere l’impatto complessivo delle ondate di calore.
Per la Campania, i segnali arrivati da Napoli, Giugliano e Salerno impongono comunque di mantenere alta l’attenzione. In particolare nei confronti degli anziani soli e delle persone fragili, che durante le giornate più roventi possono essere le prime a pagare il prezzo delle temperature estreme.
Il caldo, insomma, non è soltanto una questione meteorologica. Per una popolazione sempre più anziana rappresenta anche una questione di salute pubblica, assistenza e prevenzione.
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