

La confezione di White hash sequestrata
Napoli – È la nuova frontiera del narcotraffico nel Napoletano: dopo il white hash, ecco il frozen hashish. Concentrati di resina di cannabis ad altissimo contenuto di THC, venduti come “premium”, con prezzi da lusso (fino a 80 euro al grammo) e una promessa che fa gola ai consumatori: effetto più rapido, più intenso e più duraturo.
Ma dietro quella vetrina scintillante si nascondono rischi sanitari esplosivi: attacchi di panico, paranoia, slatentizzazione di psicosi e, secondo studi recenti, un rischio triplicato di morte per cause cardiovascolari anche in persone sotto i 50 anni apparentemente sane.
Pozzuoli, 26 agosto: i Carabinieri della Compagnia locale fermano quattro giovani incensurati (20–26 anni) per detenzione ai fini di spaccio. Nel box, oltre a hashish, marijuana, 1.500 euro e un bilancino, spunta un barattolo con 7 grammi di white hash: etichetta, marca, “Live Resin”, THC al 78,6%. È il primo sequestro di white hash nel Napoletano.
Melito, 27 agosto: a sole 24 ore di distanza, i Carabinieri della sezione operativa di Giugliano intercettano un 25enne già noto e un 24enne incensurato. In un doppiofondo della Smart, poi a casa del primo, trovano 45 grammi di frozen hashish in sette bustine, oltre ad altri quantitativi di marijuana e hashish “tradizionale”. Il frozen, ottenuto con lavorazioni a freddo per concentrare le ghiandole resinose, può arrivare a 80 euro al grammo.
Due blitz, due prodotti diversi, stessa logica: spingere sul mercato sostanze “di fascia alta”, con nomi accattivanti e concentrazioni da primato.
«Il white hashish e il frozen hashish non sono esattamente la stessa cosa», lo ha spiegato ieri all’Adnkronos Salute Riccardo Gatti, medico psichiatra e coordinatore del Tavolo tecnico Dipendenze della Regione Lombardia. «Entrambi rientrano nelle estrazioni moderne, pensate per ottenere un alto contenuto di principio attivo dalla cannabis».
White: il nome richiama il colore chiaro, legato a una raccolta dei tricomi leggermente anticipata e/o a una purificazione della resina.
Frozen: il nome deriva dal processo di produzione e conservazione a freddo, che mira a preservare e concentrare i principi attivi.
Attenzione, però: «Siamo in un mercato clandestino: non c’è garanzia che ciò che viene venduto come white o frozen sia davvero più puro o più potente. In alcuni casi potrebbe trattarsi di prodotto legale e controllato in Paesi con legislazioni diverse, dove rappresenta una fascia “premium”, il che giustifica prezzi e ricavi più alti».
Secondo Gatti, i mercati illeciti delle droghe «si muovono come i mercati leciti». I prodotti “premium” non solo garantiscono profitti maggiori, ma allargano la base clienti e fanno da traino per le fasce inferiori.
«I nuovi prodotti devono essere i più potenti e “migliori” di sempre. La crescita costante è indispensabile per sostenere la distribuzione e gli utili».
Nel caso della cannabis, il mercato «sembra stabilizzarsi nella crescita e, quindi, non c’è da stupirsi che, anche da noi, sebbene illeciti, si trovino sempre più e sempre nuovi prodotti».
«L’alta potenza di un prodotto non lo rende migliore: spesso lo rende più difficile da gestire», avverte Gatti. Rispetto ai prodotti del secolo scorso, oggi i principi attivi sono nettamente superiori.
Chi cerca white o frozen hashish punta ad «azione più rapida ed effetto più lungo», ma «anche le conseguenze indesiderate possono essere più forti».
Tra gli effetti più temuti:
Per i giovani, avverte Gatti, «può essere un disastro». E non solo sul piano psichico: «Studi recenti e molto ampi stanno verificando nei consumatori di cannabis un rischio consistentemente aumentato di infarto, di ictus ischemico, di insufficienza cardiaca e un rischio triplicato di morte per problemi cardiovascolari. E questo in persone con meno di 50 anni, senza significativi disturbi cardiovascolari e con pressione ed esami “a posto”».
«I mercati sembrano molto attenti a creare sempre nuove possibilità di farsi del male, a pagamento, per persone in cerca di “benessere” e magari anche attente ai “consumi consapevoli”, ma che tendono a non considerare cosa ne può derivare davvero», conclude Gatti. «Da qualche parte trovano sempre qualcuno o qualcosa che incoraggia le loro scelte»
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