Melanoma, il vaccino personalizzato a mRna supera il test decisivo. Ascierto: «Una nuova era per l’oncologia»

La parola «vaccino», quando si parla di cancro, può creare qualche equivoco. Quello sviluppato da Moderna e Merck non è infatti un vaccino preventivo come quelli utilizzati contro le infezioni, ma una terapia personalizzata destinata a pazienti che hanno già avuto un tumore.

Nel caso del melanoma, il trattamento viene utilizzato dopo l’asportazione chirurgica della neoplasia e associato all’immunoterapia con pembrolizumab. L’obiettivo è impedire che eventuali cellule tumorali residue riescano a riprendere a proliferare e a dare origine a nuove metastasi.

Il principio è particolarmente innovativo: il vaccino viene costruito sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore di ciascun paziente. Il campione tumorale viene sequenziato e, attraverso strumenti computazionali e algoritmi, vengono individuate le mutazioni che possono generare i cosiddetti neoantigeni, cioè bersagli riconoscibili dal sistema immunitario.

Su questa base viene realizzato un vaccino a mRna che «istruisce» le difese dell’organismo a riconoscere quelle specifiche caratteristiche delle cellule tumorali.

Lo studio di Fase 3 e il ruolo dell’Italia

La sperimentazione ha coinvolto più di 1.100 pazienti con melanoma ad alto rischio sottoposti a chirurgia. L’Italia ha avuto un ruolo di primo piano, con circa 200 pazienti arruolati in quattro centri: l’Istituto nazionale dei tumori Pascale di Napoli, l’Istituto dei tumori di Milano, il Policlinico Gemelli di Roma e il Centro di Immuno-oncologia di Siena.

Per Paolo Ascierto, oncologo del Pascale e tra i principali esperti internazionali di melanoma, il risultato rappresenta un passaggio di enorme rilievo. La sperimentazione ha raggiunto gli endpoint prefissati, mostrando un vantaggio nella prevenzione della ricomparsa della malattia e nella riduzione del rischio di metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia.

Ma è importante mantenere una distinzione tra risultati preliminari annunciati dalle aziende e dati scientifici completi. I numeri dettagliati della Fase 3 dovranno essere analizzati dalla comunità scientifica e saranno presentati nei prossimi mesi in occasione del congresso europeo di oncologia. Anche la sopravvivenza globale dovrà essere valutata nel tempo.

Dall’immunoterapia a una medicina sempre più personalizzata

La vera portata della novità va oltre il melanoma. Negli ultimi quindici anni la medicina oncologica ha compiuto passi enormi proprio grazie alla capacità di conoscere sempre meglio la biologia dei tumori.

Il melanoma è stato uno dei campi nei quali l’immunoterapia ha prodotto i cambiamenti più importanti. I farmaci capaci di bloccare i cosiddetti checkpoint immunitari, come PD-1 e CTLA-4, hanno trasformato la prospettiva di molti pazienti con malattia avanzata, permettendo in alcuni casi risposte durature che fino a pochi anni fa erano difficili da immaginare.

Il vaccino personalizzato a mRna si inserisce proprio in questa evoluzione: non punta semplicemente a colpire il tumore con un farmaco citotossico, ma prova a potenziare e indirizzare il sistema immunitario del paziente contro le cellule malate.

È il passaggio dalla medicina «uguale per tutti» a una medicina sempre più costruita sulle caratteristiche molecolari del singolo paziente.

La rivoluzione dell’mRna, dalla pandemia alla lotta contro il cancro

C’è poi un altro elemento che rende questa storia particolarmente significativa: la tecnologia dell’mRna è diventata di uso globale soprattutto durante la pandemia di Covid-19.

E qui entra in gioco anche il capitolo, molto più controverso, delle polemiche sui vaccini. Durante gli anni della pandemia i vaccini a mRna sono stati al centro di un dibattito pubblico durissimo, nel quale si sono mescolati dati scientifici, timori legittimi, informazioni errate, diffidenza verso le istituzioni e discussioni politiche. La rapidità con cui furono sviluppati e somministrati su scala mondiale alimentò interrogativi e contestazioni che ancora oggi fanno parte del dibattito pubblico.

Quella discussione, tuttavia, non deve essere confusa con la valutazione scientifica di una specifica terapia oncologica. Un vaccino anti-Covid a mRna e un vaccino terapeutico personalizzato contro il cancro hanno obiettivi e modalità d’impiego differenti, anche se condividono una piattaforma tecnologica.

La ricerca sull’mRna, infatti, non è nata con il Covid. Gli studi sulle sue applicazioni contro il cancro erano iniziati molti anni prima e proprio le conoscenze maturate nel campo dell’oncologia contribuirono allo sviluppo della tecnologia utilizzata successivamente per i vaccini contro SARS-CoV-2. La pandemia, a sua volta, ha consentito un’accelerazione senza precedenti delle capacità produttive, delle tecnologie di somministrazione e della conoscenza della risposta immunitaria.

Dalle vecchie «armi» contro il cancro alla medicina di precisione

La storia degli ultimi decenni racconta, del resto, una medicina oncologica profondamente cambiata.

Dalla chirurgia sempre più precisa alla radioterapia di nuova generazione, dalle terapie mirate alla caratterizzazione genetica dei tumori, fino all’immunoterapia e alle terapie cellulari, il trattamento del cancro è diventato progressivamente più selettivo.

Anche il sequenziamento genetico ha cambiato il modo di studiare una neoplasia. Oggi non ci si limita più a chiedersi dove si trovi il tumore, ma si cerca di capire quali mutazioni lo alimentino, quali caratteristiche lo rendano vulnerabile e come il sistema immunitario possa essere mobilitato contro di esso.

Le piattaforme a mRna rappresentano uno dei risultati di questa evoluzione. La possibilità di produrre rapidamente molecole costruite sulla base delle caratteristiche di un singolo tumore apre prospettive impensabili quando la chemioterapia rappresentava una delle principali armi sistemiche disponibili.

Non è ancora la «cura del cancro»

L’entusiasmo degli oncologi è comprensibile, ma la prudenza resta indispensabile. Parlare di «vaccino contro il cancro» non significa che sia stata trovata una cura universale per tutte le neoplasie.

I tumori sono malattie estremamente diverse tra loro e anche all’interno dello stesso tumore possono esistere popolazioni cellulari differenti. Il melanoma, inoltre, presenta caratteristiche biologiche che lo rendono particolarmente adatto alle strategie immunologiche.

Per questo motivo, i risultati ottenuti nel melanoma non possono essere automaticamente estesi ad altri tumori. Sono però già in corso studi per verificare l’efficacia delle strategie a mRna personalizzate in altre neoplasie, comprese quelle del polmone, del rene, della vescica, del pancreas e dello stomaco.

La ricerca dovrà quindi stabilire quanto questa tecnologia sia efficace nei diversi tumori, quanto sia sostenibile produrre rapidamente un vaccino su misura per ogni paziente e soprattutto se il vantaggio osservato sulla recidiva e sulle metastasi si tradurrà anche in un aumento della sopravvivenza complessiva.

Una strada aperta per migliaia di pazienti

In Italia, secondo la stima riportata da Ascierto, potrebbero essere circa 3.000 i pazienti con melanoma candidabili alla nuova strategia, qualora il trattamento dovesse ottenere le necessarie autorizzazioni e indicazioni d’impiego.

La prospettiva più interessante, però, è forse quella che si trova oltre il melanoma. Se la stessa piattaforma riuscisse a essere adattata con successo ad altri tumori, si aprirebbe una nuova frontiera della medicina personalizzata.

Dalla discussione sui vaccini degli anni della pandemia alla ricerca contro il cancro emerge così una lezione più ampia: la tecnologia non è né una scorciatoia né una promessa miracolosa, ma uno strumento che diventa realmente rivoluzionario quando viene sottoposto a sperimentazioni rigorose e verificato dai dati.

Il risultato della Fase 3 sul melanoma è, dunque, un segnale fortissimo. Non ancora il punto d’arrivo, ma un passo avanti che potrebbe cambiare il modo di concepire la terapia oncologica: non soltanto combattere il tumore, ma insegnare al sistema immunitario del paziente a riconoscerlo e a ricordarlo.

Le evidenze scientifiche disponibili descrivono da anni il potenziale dell’mRna in oncologia; i nuovi risultati di Fase 3 rappresentano ora il passaggio più importante verso una possibile applicazione clinica su larga scala.

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Giuseppe Del Gaudio

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