Arresto cardiaco, la sfida dei First Responder: il Sud costruisca una rete salvavita

Sud Italia. Un telefono che squilla. Una notifica sullo smartphone. A poche centinaia di metri una persona colpita da un arresto cardiaco. Il sistema dell’emergenza capace di coordinare questi elementi.

«Non basta dire quanti defibrillatori sono stati installati. Dobbiamo sapere dove sono, se sono accessibili e come fare in modo che possano raggiungere rapidamente la persona che ne ha bisogno», spiega Colangelo. La sfida, dunque, è trasformare tanti singoli elementi in una vera rete salvavita. La formazione resta fondamentale.

Nessuna applicazione può sostituire una persona che sa cosa fare.

La formazione prima di tutto

Per questo la tecnologia deve necessariamente accompagnarsi alla formazione. Scuole, associazioni, società sportive, aziende e comunità locali possono diventare luoghi nei quali diffondere la cultura del primo soccorso.

«La cardioprotezione deve entrare nella cultura quotidiana. Dobbiamo arrivare al punto in cui riconoscere un DAE e sapere cosa fare davanti a una persona incosciente diventino conoscenze diffuse».

È anche questo l’obiettivo di Vite in Salvo, il libricino a fumetti realizzato da Colangelo per avvicinare bambini, ragazzi e famiglie alla conoscenza delle manovre salvavita.

Un appello per il Mezzogiorno

La proposta del cardiologo è quindi quella di aprire una riflessione tra Regioni, aziende sanitarie, Centrali Operative, Comuni, associazioni e realtà impegnate nella formazione.

Non per sostituire il sistema dell’emergenza, ma per rafforzarlo.

Perché davanti a un arresto cardiaco ogni minuto conta.

E se un cittadino formato può arrivare prima dell’ambulanza, se un DAE può essere individuato rapidamente e se la tecnologia può mettere in comunicazione questi elementi, allora quei minuti possono diventare una possibilità concreta di sopravvivenza.

«Il Sud possiede professionisti, volontari, associazioni e cittadini sensibili a questi temi. Non dobbiamo partire da zero. Dobbiamo mettere in rete ciò che già esiste».

DAE, cittadini e tecnologia: la rete possibile

Una grande rete salvavita per il Mezzogiorno: DAE, cittadini formati, tecnologia e sistema dell’emergenza.

Perché quando un cuore si ferma, la distanza più importante non si misura in chilometri, ma in minuti.

(Dottor Giuseppe Colangelo – Cardiologo, Ospedale di Sarno)

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