Il Centro Operativo DIA di Napoli ha dato esecuzione a due importanti provvedimenti di confisca patrimoniale, emessi dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Sezione Misure di Prevenzione) su proposta del Direttore della stessa DIA. I sigilli hanno riguardato società, beni immobili e conti correnti finanziari riconducibili a soggetti ritenuti contigui o organici ai clan della criminalità organizzata casertana, per un valore stimato complessivamente in circa 1,5 milioni di euro.
I fratelli del calcestruzzo: “Le spie del pizzo” per conto dei Belforte
Il primo provvedimento riguarda due fratelli imprenditori attivi nel settore della produzione di calcestruzzo, arrestati nel nel 2014 e successivamente condannati per contiguità con il clan Belforte di Marcianise.
Le indagini — arricchite dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia — hanno smascherato un sistema criminale ingegnoso quanto perverso: la riscossione del pizzo avveniva direttamente attraverso la loro azienda mediante la tecnica delle sovrafatturazioni. Gonfiando i costi rispetto alle forniture reali, l’azienda creava “fondi neri” destinati a pagare le estorsioni.
I due germani fungevano anche da veri e propri punti di raccordo: organizzavano incontri tra gli estorsori del clan e gli imprenditori taglieggiati. Spesso erano gli stessi imprenditori in difficoltà a rivolgersi spontaneamente agli affiliati collusi per capire a quale referente del clan affidarsi per “mettersi a posto”.
Il pubblico ufficiale infedele legato ai Casalesi
Il secondo provvedimento di confisca colpisce un pubblico ufficiale infedele, fermato per la prima volta nel 2000 con le accuse di concorso in estorsione e associazione mafiosa, in quanto ritenuto pienamente organico al clan dei Casalesi. Dal 2010 l’uomo si trova detenuto in carcere in seguito a molteplici sentenze di condanna passate in giudicato per reati che vanno dalla rapina all’illecita concorrenza con minaccia e violenza, passando per ricettazione, falso e distruzione di scritture contabili.
L’analisi patrimoniale: sproporzione tra redditi e beni
In entrambi i casi, le meticolose investigazioni di carattere economico-patrimoniale condotte dalla Direzione Investigativa Antimafia hanno permesso di accertare una netta e consistente sproporzione tra le modeste o inesistenti capacità reddituali dei soggetti proposti e le loro reali disponibilità patrimoniali e finanziarie. Da qui la decisione del tribunale di procedere con la confisca definitiva dei beni accumulati illecitamente.



