Truffe agli anziani, cade il teorema sul riciclaggio: assolto il gioielliere Esposito. Pene lievi per la banda dei Quartieri Spagnoli

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Rosaria Federico

Napoli –  Si chiude con un ridimensionamento complessivo dell’impianto accusatorio e una clamorosa assoluzione con formula piena il primo capitolo processuale sulla tentacolare organizzazione specializzata nelle truffe seriali ai danni di persone anziane.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, Chiara Bardi, ha emesso la sentenza al termine del giudizio celebrato con il rito abbreviato, rideterminando al ribasso le pene per i componenti della banda con base logistica nei Quartieri Spagnoli e restituendo la piena dignità professionale a chi era finito ingiustamente nel tritacarne giudiziario.

L’assoluzione clamorosa: finito l’incubo per il gioielliere del centro

Il verdetto spazza via le pesanti ombre accusatorie che gravavano su Vittorio Esposito, noto commerciante e titolare di uno storico laboratorio orafo in via San Biagio dei Librai, nel cuore del centro antico partenopeo. L’imprenditore (assistito dall’avvocato Domenico Dello Iacono) era finito in manette nell’ambito dell’operazione scattata lo scorso anno: secondo la tesi iniziale degli inquirenti, la sua gioielleria avrebbe rappresentato il terminale ultimo della filiera criminale, il luogo d’approdo sicuro dove riciclare i preziosi sfilati con l’inganno agli anziani.

L’ipotesi accusatoria non ha però tenuto alla prova del dibattimento. Il gup Bardi, come anticipa Il Mattino, ha decretato la totale estraneità di Esposito ai fatti contestati, disattendendo la ricostruzione della Procura. Per il gioielliere, che ha trascorso ingiustamente diversi mesi in cella prima di vedere riconosciuta la propria innocenza, è stata disposta l’immediata restituzione del locale commerciale, del laboratorio e dei beni posti sotto sequestro: un patrimonio del valore di circa 50mila euro tra ori e preziosi.

Dal blitz di dicembre alle intercettazioni: la centrale nei Quartieri Spagnoli

La vicenda affonda le radici nel maxiblitz scattato a dicembre dello scorso anno, quando un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica Colucci su richiesta della Procura di Napoli portò all’arresto di 20 persone tra carcere e domiciliari. L’inchiesta aveva disarticolato una rete capillarmente diffusa sul territorio nazionale, capace di colpire dal capoluogo campano fino a Genova.

A capo della gang vi era la coppia Alessandro D’Errico e Antonietta Mascitelli che hanno scelto il processo con rito ordinario isneme con altri sette indagati.

Al vertice dell’operatività logistica figurava Maria Robustelli: era la sua abitazione nel centro storico ad essere stata trasformata in una vera e propria centrale operativa. Lì venivano effettuate le telefonate esca, pianificate le trasferte nel Nord e Centro Italia e coordinati i contatti in tempo reale con gli esecutori materiali. Un ruolo attivo e direttivo condiviso nel livello strategico con Giovanni D’Errico (padre di Alessandro), figura d’esperienza e cerniera tra i vertici e la manovalanza, sempre pronto a suggerire obiettivi e gestire il flusso dei proventi.

Pagine bianche e terrore: la trappola del finto maresciallo

Il modus operandi della gang poggiava su una tecnica ben collaudata e sull’uso spregiudicato di uno strumento vintage: l’elenco telefonico cartaceo. Attraverso la consultazione delle “Pagine Bianche”, la banda profilava le sue vittime, isolando i numeri intestati ad anziani che vivevano soli.

A quel punto scattava la trappola psicologica: dai telefoni della centrale operativa scattavano le chiamate di finti marescialli dei carabinieri o avvocati che prospettavano imminenti arresti o tragici incidenti stradali causati da parenti stretti (figli o nipoti).

Instillato il terrore, entravano in azione i cosiddetti “trasfertisti”: Mirco Marchese, i fratelli Vincenzo, Antonio e Tommaso Di Balsamo, Maria Palmieri, Domenico Paolone, Riccardo Maisto e Vincenzo Scuteri. Erano loro a bussare alla porta delle vittime spaventate per ritirare contanti e gioielli “necessari a coprire le spese legali”.

Un’operatività spietata, che per alcuni degli imputati è proseguita persino mentre si trovavano già sottoposti a misure cautelari per episodi analoghi.

Pene ridimensionate grazie al rito abbreviato

Nonostante la gravità della condotta seriale accertata, il giudice ha applicato riduzioni significative di pena nell’ambito del rito abbreviato, accogliendo gran parte delle tesi formulate dal collegio difensivo — composto, tra gli altri, dagli avvocati Mariangela Covelli, Mirko Montesarchio, Michele Maria Dell’Aquila, Leopoldo Perone, Andrea Fabbozzo e Carlo Bianco —, arrivando a rideterminare le sanzioni finali entro parametri assai contenuti.

ELENCO DELLE CONDANNE E PROVVEDIMENTI 

Maria ROBUSTELLI: 3 anni di reclusione (Gestione centrale operativa)

Mirco MARCHESE: 2 anni e 6 mesi di reclusione (Trasfertista)

Vittorio COZZOLINO: 2 anni e 4 mesi di reclusione (Partecipe/Sodale)

Vincenzo DI BALSAMO: 1 anno e 8 mesi di reclusione (Trasfertista)

Tommaso DI BALSAMO: 1 anno e 8 mesi di reclusione (Trasfertista)

Domenico PAOLONE: 1 anno e 8 mesi di reclusione (Trasfertista)

Antonio DI BALSAMO: 1 anno e 6 mesi di reclusione (Trasfertista)

Maria PALMIERI: 1 anno e 4 mesi di reclusione (Trasfertista)

Riccardo MAISTO: 1 anno e 4 mesi di reclusione (Trasfertista)

Vincenzo SCUTERI: 1 anno e 4 mesi di reclusione (Trasfertista)

Vittorio ESPOSITO: ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO (Dissequestrata la gioielleria e restituiti beni per 50.000 euro) Bianco)

 

 

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