CONTROVERSIA SANITARIA

Payback, Broya de Lucia (Conflavoro PMI Sanità): «Oltre 5 miliardi sulle imprese, così si rischia la catastrofe»

Gli sforamenti dei tetti di spesa tra 2019 e 2024 supererebbero i 10 miliardi, con oltre 5 miliardi potenzialmente a carico dei fornitori
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ROMA. «Siamo…fortunati: il conto è talmente enorme che nessuno può più fingere di non vedere il problema». È l’allarme lanciato da Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro PMI Sanità, associazione del medtech italiano, alla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome sul meccanismo del payback dei dispositivi medici. Secondo le stime riferite al periodo 2019-2024, escluso il 2020 (anno del Covid), gli sforamenti dei tetti regionali supererebbero i 10 miliardi di euro, con un potenziale onere di oltre 5 miliardi a carico delle imprese fornitrici. Un impatto particolarmente pesante per un comparto composto da oltre 4.000 aziende, in larga maggioranza micro, piccole e medie imprese.

«Non parliamo di un aggiustamento contabile, ma di una minaccia alla sopravvivenza delle aziende – sottolinea Broya de Lucia -. Le imprese hanno effettuato forniture regolarmente ordinate dalle strutture sanitarie, senza decidere i tetti di spesa né governare i bilanci regionali. Eppure vengono chiamate a coprirne gli sforamenti».

Il payback, ricorda ancora Conflavoro PMI Sanità, impone ai fornitori di concorrere al ripiano degli sforamenti regionali in proporzione al valore delle forniture effettuate, indipendentemente dagli utili realizzati e in aggiunta alla fiscalità già assolta.

«Aver fornito un ospedale non può trasformarsi nella condanna a finanziarlo di tasca propria – sbotta il presidente -. Se le Regioni vogliono evitare il fallimento di centinaia di imprese, devono individuare coperture nella fiscalità generale e chiedere al Governo risorse adeguate al fabbisogno reale di dispositivi medici».
Conflavoro PMI Sanità chiede quindi tutele effettive per le PMI e il superamento del payback. «Non siamo disponibili a trattare su quanto le imprese possano ancora perdere prima di chiudere. Il meccanismo è malato: più le Regioni sforano, più cresce la quota scaricata sui fornitori. Non è governo della spesa, ma trasferimento delle conseguenze su chi non può difendersi».

Broya de Lucia richiama infine la sentenza n. 140 del 2024 della Corte costituzionale, relativa al periodo 2015-2018: «La Consulta ha attribuito rilievo alla temporaneità del prelievo e alla forte riduzione degli importi richiesti. Quella pronuncia è tutto tranne che un lasciapassare per perpetuare il meccanismo».
«Le Regioni devono scegliere se difendere il tessuto imprenditoriale dei propri territori o sacrificarlo per coprire gli sforamenti. La sanità pubblica non si salva facendo fallire le imprese che la riforniscono ogni giorno» conclude.

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