Alla Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere le infermerie dei reparti detentivi sono chiuse da oltre un anno. La sospensione, avviata il 15 luglio 2025 per interventi di ristrutturazione, non si è chiusa con la riapertura dei locali.
Il punto più controverso, secondo il Consipe – Polizia penitenziaria, è un altro: i lavori sarebbero ormai completati e gli ambienti pronti, ma le infermerie restano comunque inutilizzate. Il risultato è un corto circuito organizzativo che si ripete ogni giorno.
L’aggravio sui servizi di vigilanza
Finché i presidi di reparto non ripartono, terapie e prestazioni che potrebbero essere gestite in loco continuano a transitare dall’infermeria centrale. Tocca ai poliziotti penitenziari accompagnare e vigilare i detenuti, sottraendo uomini e tempo ad altri servizi istituzionali.
Il sindacato parla di un aggravio strutturale dei carichi di lavoro: non un’emergenza passeggera, ma una routine che consuma personale già sotto pressione.
«È inaccettabile»
Il segretario nazionale Francesco De Curtis non usa mezzi termini.«È incomprensibile e non più accettabile che, dopo oltre un anno dalla chiusura e con strutture oggi completamente ristrutturate, il personale debba continuare a sopportare un aggravio di lavoro per una situazione che avrebbe dovuto essere risolta da tempo».
E ancora: «Non possiamo assistere al paradosso di strutture pronte ma non utilizzate.Le inefficienze organizzative non possono essere scaricate sempre sulle spalle del personale».
Cosa chiede il sindacato
Il Consipe chiede un intervento urgente alla Direzione dell’istituto, al Provveditorato e al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. Obiettivo: sapere perché le infermerie di reparto non riaprono e fissare tempi immediati per la piena operatività.Il sindacato chiede anche una revisione concreta dell’organizzazione dei servizi, per ridurre gli accompagnamenti verso l’infermeria centrale e restituire al personale una gestione del lavoro sostenibile.
«I poliziotti penitenziari non possono continuare a essere la soluzione a ogni problema organizzativo», chiude De Curtis. «Dopo oltre un anno di disagi servono risposte, responsabilità e fatti. Se le infermerie sono state ristrutturate, devono essere utilizzate. Non c’è più tempo per ulteriori rinvii».



