

Una delle opere abbattute
Le ruspe hanno cancellato tre corpi edilizi che avevano trasformato il terreno agricolo di via Cantinelle 21 in una residenza e un deposito mai autorizzati. Il primo manufatto, appena 5 metri quadrati di superficie ma con un solaio in cemento armato a 2,65 metri d’altezza, costituiva un vero e proprio mini-appartamento – ingresso, soggiorno, camera da letto e bagno – costruito in ampliamento a un vano preesistente di 6 metri quadrati.
Il secondo, ben più esteso, occupava 42 metri quadrati utili (circa 50 lordi) ed era affiancato da piccoli depositi per altri 27 metri quadrati lordi, con un’altezza interna di 2,50 metri. Completa il quadro una tettoia in ferro e plexiglass a protezione di un camminamento pavimentato di 13 metri per 2, delimitato da un muretto. Tutto era adibito a uso abitativo e di stoccaggio, in palese violazione delle norme edilizie e paesaggistiche.
L’intervento di demolizione assume un significato ancora più forte se si guarda alla ragnatela di tutele che avvolge quel fazzoletto di terra alle pendici del Vesuvio. L’intera zona, infatti, è sottoposta a vincolo paesaggistico dal Piano Territoriale Paesistico dei Comuni Vesuviani, a difesa dei valori panoramici e della vegetazione tipica.
A questo si aggiungono il vincolo idrogeologico e la classificazione a rischio vulcanico stabilita dal Piano di Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino, che impone il governo delle acque meteoriche lungo le pendenze del vulcano. Il Piano Urbanistico Comunale di Trecase colloca via Cantinelle tra gli “ambiti agricoli di valore paesaggistico” – vigneti e frutteti – e le aree urbane da riqualificare (zone AU3).
Non bastasse, il Comune è dichiarato sismico di seconda categoria dal 1981 e l’intero territorio ricade nella zona rossa ad alto rischio vulcanico ai sensi della legge regionale 21/2003. Ogni modificazione del suolo, in questo contesto, avrebbe richiesto una serie di autorizzazioni che qui mancavano del tutto.
La demolizione eseguita ora dà finalmente corpo a un ordine scaturito da una sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Torre Annunziata e risalente addirittura al 2006. A distanza di quasi vent’anni, l’incessante opera di sensibilizzazione condotta dalla Procura della Repubblica ha portato a un epilogo virtuoso: è stato lo stesso proprietario dei manufatti abusivi a procedere in regime di autodemolizione.
Nessuna spesa è stata anticipata dal Comune di Trecase né dalla Cassa Depositi e Prestiti. Un risultato che la Procura considera “strumento insostituibile” per la tutela del territorio, capace di unire l’efficacia repressiva del ripristino ambientale alla forza dissuasiva di un’azione concretamente visibile contro l’abusivismo edilizio.
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