Domenico Caliendo, lite sulla perizia: «Poteva salvarsi con il Berlin Heart. Fu un omicidio volontario»

Napoli – Si accende lo scontro giudiziario sull’inchiesta riguardante la morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli cinquantanove giorni dopo un trapianto di cuore. A innescare la contrapposizione sono gli esiti dell’incidente probatorio affidato dal gip Mariano Sorrentino a un collegio di periti, le cui conclusioni offrono letture diametralmente opposte tra la parte civile e le difese degli indagati.

L’accusa della famiglia: «Fu dolo eventuale»

Per l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, gli elementi raccolti dagli esperti spostano il nucleo di gravità dell’indagine dalla sala operatoria alle scelte successive al 23 dicembre. Al centro della contestazione vi è il mancato innesto del supporto meccanico ventricolare avanzato.

Secondo la tesi difensiva della famiglia, i periti avrebbero escluso che il cardiochirurgo Guido Oppido abbia realmente valutato l’impiego del «Berlin Heart». La relazione attesterebbe inoltre che il piccolo, entro le 72 ore successive, avrebbe potuto ricevere tale presidio, aprendo a un ritrapianto sicuro e a una probabilità stimata del 70 per cento di sopravvivenza.

«Questo secondo noi configura un omicidio volontario, con dolo eventuale», ha dichiarato l’avvocato Petruzzi. Il legale ha sottolineato come la caratura professionale del medico escluda la mera imperizia: «La domanda non è più perché siano stati fatti degli errori, ma perché non abbiamo salvato Domenico dopo una catena di errori».

La difesa del primario: «Nessuna censura sull’intervento»

Di tenore radicalmente opposto è la valutazione dei legali di Guido Oppido, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, che evidenziano come la perizia abbia smontato il principale addebito originario.

Il collegio peritale ha infatti attestato che la cardiectomia — ovvero l’espianto del cuore compromesso — poteva essere legittimamente avviata anche prima dell’effettivo arrivo del nuovo organo all’interno del blocco operatorio. «La contestazione principale, su cui è stata fondata anche l’accusa di falso, risulta smentita e riconosce l’assenza di profili di censura sull’intervento del 23 dicembre», ha evidenziato l’avvocato Manes.

La posizione della vice chirurga: verso l’archiviazione

Soddisfazione è stata espressa anche dal difensore di Emma Bergonzoni, aiuto chirurgo di Oppido durante l’operazione. L’avvocato Vincenzo Maiello ha sottolineato come l’elaborato confermi la rigorosa aderenza della dottoressa alle leges artis.

Poiché il contributo della dottoressa si è esaurito all’interno della sala operatoria, senza alcun ruolo nelle determinazioni del decorso post-operatorio, la difesa auspica un rapido epilogo processuale: «Ci auguriamo che quanto prima l’ufficio di procura voglia avanzare la richiesta di archiviazione per quanto attiene a ogni profilo di colpa», ha concluso il legale.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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