

Il bus precipitato
Avellino – Il tempo non cancella il ricordo, né attutisce l’eco di una ferita che dal 28 luglio 2013 resta aperta nel cuore della Campania. A tredici anni esatti dalla strage del viadotto “Acqualonga”, lungo l’autostrada A16 Napoli-Canosa, le comunità di Pozzuoli e Monteforte Irpino si sono ritrovate ancora una volta ai piedi di quel maledetto cavalcavia.
Un pellegrinaggio del dolore e della memoria per rendere omaggio alle quaranta vittime che persero la vita volando nel vuoto per quaranta metri, al rientro da un viaggio di fede nei luoghi di San Pio da Pietrelcina.
Davanti al Monumento della Memoria, i nomi dei quarantacinque passeggeri spezzati o stravolti dal destino sono risuonati scanditi dalle voci commosse di Anna Nardone e Domenico Cerullo. Tra le storie rievocate con maggior dolore vi è quella di Simona Del Giudice: appena sedici anni, la vittima più giovane del disastro. Simona lottò per giorni in un letto d’ospedale prima di arrendersi alle lesioni riportate nel drammatico impatto.
Accanto al suo ricordo si stringe quello della piccola Francesca che, ad appena tre anni, riuscì a salvarsi soltanto grazie all’estremo gesto d’amore del padre, che la tenne stretta a sé durante la caduta proteggendola con il proprio corpo.
Un momento di intensa commozione ha visto protagonista Arianna Adamo. Aveva solo dieci anni quando fu estratta viva dalle lamiere accartocciate grazie all’intervento di Emilio Matarazzo, uno dei centinaia di Vigili del Fuoco giunti sul posto in quella terribile serata d’estate.
Da quel giorno, il legame tra la giovane e il suo soccorritore non si è mai interrotto. Ogni anno tornano a riabbracciarsi ai piedi del viadotto e, in questa occasione speciale, hanno piantato insieme un albero di ulivo al lato della stele commemorativa: un simbolo di rinascita e memoria viva destinato a crescere nel tempo.
La cerimonia, introdotta dalle parole di raccoglimento del parroco di Monteforte Irpino, don Diego Antonio Della Bella, ha visto la partecipazione dei sindaci Fabio Siricio (Monteforte) e Luigi Manzoni (Pozzuoli), affiancati dai familiari delle vittime, dai sopravvissuti e da una folta rappresentanza di amministratori irpini.
A solennizzare il ricordo è stato poi il concerto per violoncello e pianoforte dei maestri Teresa Vallese e Michele Ruggiero, le cui note hanno accompagnato il raccoglimento profondo della cittadinanza.
Oltre al cordoglio, la giornata ha riaperto la pagina amara della verità processuale. L’incidente fu causato dal cedimento del giunto cardanico dell’autobus, un mezzo vecchissimo con oltre 800 mila chilometri e privo della revisione obbligatoria.
La rottura provocò il distacco dell’albero motore e il conseguente blocco improvviso dell’impianto frenante. L’autista, Ciro Lametta, tentò disperatamente ogni manovra per fermare la corsa prima dell’impatto fatalmente inevitabile.
I successivi accertamenti peritali rivelarono una seconda, gravissima negligenza: i perni metallici di ancoraggio delle barriere di protezione erano completamente corrosi dal sale antighiaccio e mai sottoposti a manutenzione o sostituzione, trasformando quello che doveva essere un riparo in un varco verso il vuoto. Per la tragedia, il proprietario del bus Gennaro Lametta è stato condannato in via definitiva a nove anni di reclusione.
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