Pozzuoli senza una sala del commiato: Più Europa lancia la proposta per funerali civili e laici

A Pozzuoli manca un luogo pubblico per celebrare funerali civili e laici, un vuoto che tocca il diritto di ogni cittadino a un ultimo saluto secondo le proprie convinzioni. Più Europa propone di istituire una sala comunale del commiato, per garantire inclusività e pluralismo.

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Gustavo Gentile

Pozzuoli – In città non esiste uno spazio pubblico dedicato ai funerali civili o laici, una lacuna che tocca un diritto fondamentale: quello di poter dare l’ultimo saluto ai propri cari secondo le proprie idee, religiose o non. Questa assenza, seppur poco visibile, solleva una questione di civiltà e inclusione sociale.

La normativa regionale non obbliga i Comuni a fornire questo servizio, perciò la sua istituzione resta una scelta politica e amministrativa. Diverse realtà italiane hanno già fatto questo passo, dotandosi di sale del commiato per accogliere cerimonie laiche o non confessionali.

A intervenire sul tema è il gruppo locale di Più Europa, che ha annunciato l’intenzione di presentare un ordine del giorno in Consiglio comunale per chiedere l’istituzione di una sala del commiato e l’adozione di un regolamento che ne disciplini l’uso.

«Non è una battaglia contro alcuna fede, ma una proposta che nasce dalla tradizione laica e liberale del nostro movimento – affermano da Più Europa Pozzuoli – Una comunità moderna deve garantire uguali diritti a tutti: ai credenti di ogni religione, a chi non professa alcuna fede e a chi desidera semplicemente un ultimo saluto civile».

Secondo Più Europa, la sala del commiato rappresenterebbe un servizio pubblico rivolto a tutta la cittadinanza, in linea con i cambiamenti sociali e culturali che interessano anche Pozzuoli. «Il pluralismo non si limita alla libertà di professare una religione, ma include anche la libertà di non professarne alcuna. Le istituzioni devono accompagnare i cittadini nei momenti più importanti della vita, compresi quelli dell’ultimo addio, senza distinzioni», spiegano ancora dal movimento.

La proposta prevede di utilizzare uno spazio comunale già esistente per contenere i costi e di approvare un regolamento per garantire un uso imparziale e accessibile della struttura. «Non è una questione ideologica, ma di civiltà istituzionale – sottolinea il consigliere comunale Riccardo Volpe – Una città inclusiva riconosce e rispetta tutte le sensibilità, offrendo servizi che riflettano il pluralismo della società contemporanea. Speriamo che la proposta venga accolta come un patrimonio condiviso da tutta la comunità».

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