

Morti sul lavoro, Caserta maglia nera in Campania: già 64 vittime nel 2026
È Caserta la provincia campana con il più alto numero di morti sul lavoro dall’inizio del 2026. A denunciarlo è la Fillea-Cgil Campania, che traccia un bilancio definito “già drammatico” a fine luglio: 64 lavoratrici e lavoratori hanno perso la vita, tra incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa e durante il tragitto casa-lavoro.
Secondo i dati illustrati dal segretario generale regionale Vincenzo Maio, Caserta registra 17 vittime, seguita da Salerno con 16, Napoli con 15, Avellino con 7 e Benevento con 4. A questi numeri si aggiungono cinque lavoratori campani deceduti fuori regione e dieci morti in itinere, confermando una vera e propria emergenza che coinvolge l’intero sistema produttivo.
Tra tutti i comparti produttivi, continua a essere l’edilizia a pagare il prezzo più alto. Cadute dall’alto, schiacciamenti, crolli, incidenti con macchinari e movimentazione dei carichi rappresentano ancora le principali cause degli infortuni mortali.
Per la Fillea-Cgil non bastano norme più severe se non sono accompagnate da controlli efficaci, formazione continua, investimenti nella prevenzione e una diversa organizzazione del lavoro.
«La sicurezza – sottolinea Maio – continua troppo spesso a essere considerata un costo da ridurre anziché il primo investimento per imprese e lavoratori».
L’analisi del sindacato evidenzia come il fenomeno non riguardi esclusivamente i lavoratori più anziani. Si continua a morire a vent’anni come oltre i settanta, anche se preoccupa l’elevato numero di vittime con più di 55 anni ancora impiegate in mansioni particolarmente gravose.
La quasi totalità dei decessi riguarda uomini (59), mentre le donne sono 5, ma ciò che emerge con forza è l’ampiezza dei comparti coinvolti: oltre all’edilizia, figurano agricoltura, trasporti, logistica, manutenzione, artigianato e servizi.
Per il sindacato, ormai nessun settore può ritenersi al sicuro.
Nel suo intervento, Maio invita a non ridurre il fenomeno a una semplice statistica.
«Dietro ogni numero ci sono padri, madri, figli e colleghi che sono usciti di casa per lavorare e non hanno più fatto ritorno. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta dello Stato, delle istituzioni, delle imprese, del sindacato e dell’intera società».
Il segretario della Fillea-Cgil ribadisce inoltre che non esiste alcuna fatalità quando un lavoratore perde la vita: «Le leggi sono indispensabili, ma senza controlli, strumenti adeguati e una vera cultura della prevenzione continueremo a contare vittime innocenti».
Il bilancio dei primi sette mesi del 2026 porta il sindacato a chiedere un cambio di passo immediato.
«Sessantaquattro morti in sette mesi – conclude Maio – dimostrano che non possiamo limitarci a commentare ogni tragedia. È il momento di agire affinché queste morti non si ripetano».
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