

Luca Esposito
C’è grande attesa per i risultati dell’esame autoptico sul corpo di Luca Esposito, il giornalista sportivo e chimico di 48 anni ritrovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, nella zona rurale isolata e buia tra sabato e domenica. L’accertamento, disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno coordinata dal procuratore Raffaele Cantone, verrà eseguito domani pomeriggio dal medico legale Gabriele Casaburi presso l’obitorio cittadino.
L’esame sarà fondamentale per determinare la causa esatta del decesso e chiarire le dinamiche di quella che gli inquirenti definiscono un’atroce “azione omicidiaria”.
Dai primi rilievi esterni è emersa una evidente lesione alla testa, una ferita che tuttavia non apparirebbe compatibile con un colpo da arma da fuoco. Sebbene nella zona sia stato recuperato un bossolo dai carabinieri, la sua notevole distanza dai resti della vittima lascia ipotizzare che sia riconducibile a episodi estranei al delitto.
Parallelamente, gli sforzi investigativi si stanno concentrando sulla vettura di Esposito, rinvenuta parcheggiata a breve distanza dal luogo del macabro ritrovamento. Gli specialisti dell’Arma stanno setacciando l’abitacolo alla ricerca di tracce biologiche e profili genetici. L’ipotesi al momento più accreditata dagli inquirenti della Compagnia di Eboli è che la vittima e il suo carnefice siano arrivati sul posto insieme, viaggiando all’interno della stessa automobile.
Per ricostruire con esattezza il percorso seguito nelle sue ultime ore di vita, i militari stanno visionando le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati lungo le strade interpoderali limitrofe. Una ricerca complessa, resa ancor più difficile dall’assenza di telecamere nel punto esatto del delitto, noto ai residenti come area isolata e frequentata di notte da coppie in cerca di riservatezza.
Per colmare i buchi della ricostruzione, la Procura sta puntando forte sull’analisi del traffico telefonico e della messaggistica social dello smartphone di Esposito. Attraverso lo studio dell’aggancio alle celle telefoniche dell’area, gli investigatori puntano a individuare quali utenze si trovassero nel raggio d’azione della vittima nelle stesse ore del transito di Luca Esposito. L’obiettivo è incrociare questi dati con la cerchia di conoscenze e contatti del cronista per capire se avesse fissato un appuntamento tra le radure di Eboli.
Sotto shock la famiglia e gli amici della vittima. «In questo momento so solo che sono distrutta», ha dichiarato la sorella. «Nemici? Che io sappia no, nessuno gli voleva del male. Era una persona tranquilla e non ha mai mostrato segni di preoccupazione».
A ricordarlo è anche l’amica e collega Mary Esposito: «Sono sconvolta, è stato un delitto atroce e nulla potrebbe giustificarlo. L’ho sentito sereno come sempre. Un collega di una testata locale lo avrebbe contattato poco dopo le nove di sera e Luca gli avrebbe risposto ‘ti richiamo’. Chissà cosa è successo dopo e se fosse già in compagnia di chi lo ha ammazzato. Mi domando cosa ci facesse in quella zona dove non era solito andare».
In merito alla vita professionale della vittima, dopo il delitto si erano rincorse voci su un suo presunto impiego all’Arpac (l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), smentite però da una nota ufficiale dell’ente. «So che era un chimico e mi accennava di lavorare per la Regione Campania», chiarisce l’amica Mary. «Fino al primo pomeriggio era occupato con il suo lavoro, poi si dedicava alla sua passione giornalistica, scrivendo senza peli sulla lingua. Ma non può essere certo quella la causa della morte».
L’amica ha infine ricordato solo un piccolo disguido domestico citato di recente dalla vittima: «Aveva accennato ad alcuni dissidi minori con un vicino per via dei rumori in casa, ma nulla di serio».
Le indagini proseguono a tutto campo, senza escludere al momento alcuna pista, compresa quella dell’omicidio premeditato.
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