

Nella foto l'assassino Gianluca Sangiorgio e la vittima Roberto Fusciello
Cellole – Si è chiuso con una condanna a 24 anni di reclusione il processo a carico di Gianluca Sangiorgio, 46 anni, imputato per la morte di Roberto Fusciello, il falegname di 46 anni deceduto dopo una violenta aggressione avvenuta nel gennaio del 2024 su corso Freda, a Cellole.
La sentenza è stata emessa dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Marcella Suma. Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto anche un risarcimento di 50mila euro in favore delle parti civili.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’aggressione si verificò in una domenica sera nei pressi di una sala scommesse. Durante una lite, Sangiorgio colpì Fusciello con una testata al volto. La vittima riportò un grave trauma e fu trasportata in ospedale, dove morì dopo essere rimasta in coma per due giorni.
L’imputato, imbianchino di 46 anni, era stato arrestato e successivamente accusato di omicidio volontario.
Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna all’ergastolo. La Corte di Assise ha invece deciso per una pena di 24 anni, riconoscendo le attenuanti generiche, ritenute prevalenti rispetto alle aggravanti e alla recidiva contestate.
Una decisione che ha escluso dunque il massimo della pena richiesto dall’accusa, pur confermando un impianto accusatorio molto grave nei confronti dell’imputato.
Per Sangiorgio, difeso dall’avvocato Gianluca Di Matteo, era stata sostenuta la tesi dell’omicidio preterintenzionale e non di quello volontario. In sostanza, secondo la difesa, l’uomo non avrebbe avuto l’intenzione di uccidere Fusciello, ma soltanto di aggredirlo.
Dopo l’arresto, lo stesso Sangiorgio aveva parlato di una provocazione, dichiarandosi sconvolto per le conseguenze del gesto e sostenendo di non aver mai voluto causare la morte della vittima.
Nel suo racconto, Sangiorgio aveva riferito che la lite sarebbe nata da alcuni apprezzamenti rivolti da Fusciello alla figlia 17enne dell’uomo, presente quella sera all’esterno della sala scommesse insieme alla madre, ex compagna dell’imputato.
Sempre secondo questa versione, Sangiorgio avrebbe inizialmente colpito Fusciello con due schiaffi, per poi allontanarsi. La situazione, però, sarebbe degenerata quando la vittima avrebbe continuato con gli apprezzamenti, circostanza che avrebbe spinto l’imputato a tornare indietro e a colpirlo nuovamente.
Già nella fase delle indagini, il gip aveva espresso forti dubbi sulla versione fornita dall’indagato. Nell’ordinanza di arresto, infatti, il giudice non ritenne credibili le dichiarazioni rese a propria difesa da Sangiorgio, definendolo «un soggetto pericoloso e aggressivo».
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