Casoria, imprenditori picchiati dagli esattori del pizzo: arrestati 3 del clan Ferone

Casoria— Calci, schiaffi in pieno volto e continue pressioni per ottenere denaro e persino l’auto di famiglia. Un vero e proprio incubo quello vissuto da due fratelli imprenditori di Casavatore, finito oggi con l’arresto di tre persone. I Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria hanno infatti dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda). L’accusa per gli indagati è pesante: tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’asse criminale tra i clan

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli esattori del pizzo si muovevano per conto di una precisa alleanza criminale: il clan Ferone, radicato sul territorio locale, e il potente clan Amato-Pagano di Melito di Napoli, i cosiddetti “Scissionisti”.

Le indagini dei militari, coordinate dalla Procura Distrettuale di Napoli e sviluppate tra aprile e giugno 2026, sono partite grazie a un’attività info-investigativa. Gli investigatori hanno intercettato i primi segnali di un tentativo di estorsione iniziato già a gennaio 2026. Una volta messi alle strette, gli stessi imprenditori hanno trovato il coraggio di confermare i fatti, raccontando i dettagli delle richieste estorsive.
Violenze e riscontri video

Il racket non si fermava alle sole minacce verbali. I tre indagati pretendevano sia somme di denaro sia beni materiali, concentrando le proprie attenzioni in particolare sulla vettura di proprietà delle vittime. Le richieste sono andate avanti fino allo scorso maggio, registrando un’escalation di violenza: in un’occasione, uno degli estorsori ha aggredito fisicamente i due fratelli per costringerli a cedere.

A blindare l’impianto accusatorio, oltre al racconto delle vittime, sono stati i filmati di videosorveglianza. I Carabinieri hanno acquisito e analizzato i video di diverse telecamere della zona, riuscendo a mappare sia i summit vis-à-vis con i camorristi sia i momenti esatti delle aggressioni fisiche.

Per i tre destinatari della misura si sono aperte le porte del carcere. Trattandosi di una fase di indagini preliminari, resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

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