Emergenza Bradisismo

Campi Flegrei: ecco il piano d’azione per la zona rossa

Individuate due aree di pericolosità tra Pozzuoli, Bacoli e Napoli. Il piano definisce tre scenari operativi, i centri di comando e i test di evacuazione con un focus sulla disabilità.
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Una mappa per circoscrivere il rischio e un piano d’azione rapido per non farsi trovare impreparati. È questa la strategia del nuovo Piano speditivo di emergenza per il bradisismo nei Campi Flegrei, previsto dal decreto-legge n. 140 del 12 ottobre 2023. Il documento, redatto dal Dipartimento della Protezione Civile in stretta sinergia con la Regione Campania, la Prefettura e i Comuni interessati, mette nero su bianco procedure operative, centri di comando e perimetri del rischio con un unico grande obiettivo: tutelare la popolazione.

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La mappa del rischio: zona “ampia” e zona “viola”

La pianificazione si basa sulle analisi scientifiche condotte dai Centri di Competenza (INGV-Osservatorio Vesuviano, CNR-IREA e Plinivs) che hanno incrociato i dati storici sulla sismicità dal 1983 a oggi con il livello di sollevamento del suolo e la vulnerabilità degli edifici. Da questi studi sono nate due macro-aree di intervento:

La Zona di Intervento Generale: Identifica le aree in cui dal 2015 il suolo si è sollevato di almeno 10 centimetri e dove si sono registrati sismi di magnitudo pari o superiore a 2. Questa fascia comprende circa 85.000 residenti e oltre 15.000 edifici tra Pozzuoli, Bacoli e i quartieri napoletani di Bagnoli, Soccavo, Pianura e Posillipo.

La Zona di Intervento Ristretta (la “zona viola”): È l’area a maggior rischio, dove si potrebbero registrare gli effetti più pesanti se la crisi bradisismica dovesse intensificarsi. Qui i criteri sono più stringenti: sollevamento del suolo pari o superiore a 30 centimetri dal 2015.

I numeri della “zona viola” fotografano una situazione che richiede massima attenzione:
Comune/Quartiere coinvolto Popolazione a rischio Edifici residenziali stimati
Pozzuoli e Napoli (Bagnoli) 33.653 persone 6.929 edifici

Tre scenari per l’assistenza e l’evacuazione

Il Piano speditivo non si limita a mappare il territorio, ma stabilisce un vero e proprio modello d’intervento flessibile, tarato su tre scenari operativi di gravità progressiva. A seconda dell’evoluzione del fenomeno, i diversi enti sono chiamati ad attivare specifiche misure di assistenza che possono andare dal supporto logistico immediato fino, nell’ipotesi più grave, all’allontanamento controllato e all’evacuazione dei residenti dalle proprie case.

La catena di comando in caso di emergenza

Per evitare sovrapposizioni e garantire la massima reattività, l’architettura dei soccorsi è strutturata su tre livelli logistici:

Livello Comunale (COC): In caso di emergenza scattano immediatamente i Centri Operativi Comunali nei municipi di Pozzuoli, Bacoli e Napoli per gestire i primi interventi sul territorio.

Livello Provinciale (CCS e SORU): Presso la Prefettura di Napoli si attiva il Centro Coordinamento Soccorsi, che dirige i servizi di emergenza interfacciandosi con la Sala operativa regionale unificata (SORU) per la gestione delle risorse della Campania.

Livello Nazionale (DiComaC): Se la situazione dovesse richiederlo, il Dipartimento nazionale di Protezione Civile dislocherà sul posto la Direzione di Comando e Controllo (DiComaC) per coordinare i soccorsi direttamente a ridosso dell’area colpita.

Esercitazioni sul campo e attenzione alle fragilità

Le linee guida del Piano non resteranno solo sulla carta. La Protezione Civile e la Regione Campania hanno infatti confermato l’avvio di attività esercitative periodiche per testare sul campo la macchina dei soccorsi e i tempi di reazione delle strutture. Un’attenzione particolare sarà dedicata alle fasce più fragili della popolazione: i test terranno conto di una mappatura mirata dei luoghi in cui vivono le persone con disabilità, garantendo loro percorsi di assistenza e piani di evacuazione dedicati e prioritari.

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