Avvocati intercettati: i penalisti proclamano cinque giorni di astensione

Roma –  Si accende il dibattito sul rapporto tra procure e diritto alla difesa. L’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze, dall’8 al 12 giugno, per protestare contro l’uso delle intercettazioni ambientali che avrebbero coinvolto i colloqui tra i detenuti e i loro legali. La mobilitazione culminerà l’11 giugno con una manifestazione nazionale a Perugia, città da cui è partita la contestazione.

Secondo l’associazione dei penalisti, quanto accaduto rappresenta una seria criticità rispetto alle garanzie costituzionali e alle norme del codice di procedura penale che tutelano il segreto professionale. Per questo motivo, l’avvocatura ha formalmente richiesto l’intervento del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) affinché vengano avviate le opportune verifiche sui fatti.

Il caso di Perugia e le reazioni politiche

La protesta nasce da un procedimento penale in Umbria, all’interno della casa circondariale di Capanne. Secondo quanto denunciato dalle Camere Penali, un decreto autorizzativo del giudice riguardava specificamente i colloqui tra un singolo difensore (sottoposto a indagine) e il suo assistito. Tuttavia, le attività di ascolto si sarebbero protratte per sei mesi, finendo per registrare le conversazioni di almeno altri quindici avvocati estranei al provvedimento.

La vicenda ha sollevato immediate reazioni nel mondo politico. Rappresentanti delle istituzioni e parlamentari hanno espresso forte preoccupazione per le modalità di gestione dei dati raccolti, che non sarebbero stati distrutti tempestivamente come previsto dalle recenti normative, chiedendo al Ministero della Giustizia di valutare l’invio di ispezioni per fare chiarezza sulla regolarità delle procedure.

Il fronte di Napoli: le tesi difensive sotto osservazione

La mobilitazione nazionale trova un parallelismo in Campania, dove il Foro di Napoli si sta compattando attorno al caso di due noti penalisti. Al centro della contestazione ci sono alcuni accertamenti investigativi eseguiti tramite riprese video e ascolti ambientali effettuati nei pressi delle aule del Palazzo di Giustizia partenopeo, durante le pause di un processo davanti alla Corte d’Assise.

I legali coinvolti hanno indirizzato una lettera formale ai vertici dell’ordine professionale, contestando l’interpretazione dei loro comportamenti quotidiani – come i normali colloqui con colleghi e testimoni – trasformati in elementi di sospetto all’interno delle informative. La Camera Penale di Napoli ha espresso piena solidarietà ai professionisti, ribadendo l’assoluta necessità di preservare l’aula di tribunale come luogo sacro del diritto e della trasparenza, al riparo da modalità di controllo ritenute sproporzionate.

Le prossime tappe della mobilitazione

La questione napoletana vivrà un momento cruciale mercoledì mattina, quando i penalisti si riuniranno in toga per manifestare pacificamente. In concomitanza, la Corte d’Assise sarà chiamata a decidere sull’utilizzabilità processuale di questi discussi atti investigativi.

Mentre l’Associazione Nazionale Magistrati ha preferito per il momento non rilasciare dichiarazioni ufficiali, l’adesione delle diverse sigle associative dei penalisti conferma la portata nazionale di un confronto che mette al centro il futuro e le garanzie della professione forense in Italia.

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Rosaria Federico

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