Dj Godzi, la nuova perizia: «Elementi compatibili con violenza è un nuovo caso Cucchi»

Roma – Una dinamica di contenimento fisico che avrebbe compromesso la respirazione fino a provocare un’insufficienza cardiorespiratoria acuta. È quanto emerge dalla consulenza medico-legale disposta dalla famiglia di Michele Noschese, il dj napoletano di 36 anni, noto come Dj Godzi, deceduto a Ibiza il 19 luglio scorso.

Secondo il medico legale incaricato dai familiari, il corpo presentava un quadro di politraumatismo diffuso ritenuto “compatibile con una dinamica di violenza fisica reiterata”.

Nella relazione si fa riferimento a una posizione di immobilizzazione – con il soggetto inginocchiato e sottoposto a pressione sul dorso – che avrebbe inciso sulla capacità respiratoria.

Le versioni a confronto

La morte del dj è oggetto di un’inchiesta della Procura di Roma. Le autorità spagnole hanno inizialmente attribuito il decesso a un arresto cardiaco riconducibile all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Una ricostruzione che la famiglia Noschese ha sempre contestato, sostenendo invece l’ipotesi di una morte violenta maturata durante un intervento delle forze dell’ordine. Gli agenti della Guardia Civil erano intervenuti nell’abitazione del dj a seguito di una segnalazione per musica ad alto volume.

L’ipotesi di reato avanzata dai legali

Alla luce della perizia, il collegio difensivo della famiglia ha prospettato ai magistrati romani l’ipotesi di reato di tortura nei confronti degli agenti intervenuti.
I legali sottolineano che si tratta di una fattispecie introdotta nell’ordinamento italiano dopo casi analoghi emersi negli anni passati e ritengono che gli elementi raccolti meritino ulteriori approfondimenti investigativi.

Il racconto del padre

Il padre della vittima, Giuseppe Noschese, riferisce di una dinamica particolarmente violenta descritta nella consulenza tecnica, parlando di immobilizzazione e pressioni esercitate sul corpo del figlio. Dichiarazioni che riflettono il punto di vista della famiglia e che saranno oggetto di verifica nell’ambito dell’indagine.

Nei prossimi giorni la Procura di Roma ascolterà anche un testimone presente nell’abitazione al momento dei fatti, il cui racconto potrebbe contribuire a chiarire le circostanze dell’intervento e del decesso.

L’inchiesta è in corso e mira a ricostruire con precisione quanto accaduto, anche attraverso il confronto tra le diverse versioni e gli esiti degli accertamenti tecnici.

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Rosaria Federico

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