Ha seguito un copione ormai tristemente noto il tentativo di raggiro avvenuto a Padova, dove un 16enne incensurato è stato denunciato dalla Polizia di Stato dopo aver cercato di raggirare una donna di 85 anni nella sua abitazione in zona Montà.
Il meccanismo è quello già utilizzato in numerosi episodi analoghi: una telefonata da parte di uno sconosciuto che si qualifica come appartenente alle forze dell’ordine. In questo caso, il sedicente “maresciallo” ha raccontato alla vittima che la sua auto sarebbe stata coinvolta in un colpo in gioielleria, invitandola a raccogliere tutti i preziosi per un presunto controllo da parte di un collega.
I sospetti della vittima e la reazione
La versione fornita al telefono, però, non ha convinto l’anziana. La donna sapeva bene che la propria auto era inutilizzata da tempo. Pur fingendo di assecondare la richiesta, ha deciso di chiamare una vicina di casa per avere supporto.
Le due donne, confrontandosi, hanno rapidamente compreso l’incongruenza della situazione. Così hanno deciso di non farsi trovare impreparate: hanno atteso il presunto militare sul pianerottolo, continuando a tenere il truffatore al telefono per guadagnare tempo.
Il confronto e la fuga
All’arrivo del giovane, le due donne lo hanno incalzato con domande sempre più precise, chiedendo identificazione e chiarimenti. Messo alle strette, il ragazzo ha tentato di sottrarsi al confronto ed è fuggito rapidamente dallo stabile.
Una fuga durata poco
Il 16enne è stato infatti notato e bloccato da una pattuglia della Squadra Mobile, che lo stava già monitorando dopo averne rilevato i movimenti sospetti in città.
Condotto in Questura, è stato identificato come un minorenne originario di Napoli, senza precedenti. Al termine degli accertamenti è stato denunciato e collocato in una comunità per minori, in attesa di essere riaffidato alla famiglia.
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Un fenomeno in crescita: anziani nel mirino
L’episodio si inserisce in una scia ormai consolidata di raggiri ai danni di persone anziane, prese di mira perché spesso più vulnerabili e sole. Tecniche come quella del “finto carabiniere” o del “finto avvocato” fanno leva su paura e senso di urgenza, inducendo le vittime a consegnare denaro o oggetti di valore.
Ciò che colpisce, in questo caso, è anche la giovane età del presunto autore. Il coinvolgimento di minorenni in simili episodi apre interrogativi più ampi sulla deriva sociale e culturale che attraversa alcune fasce giovanili.
Da un lato, emerge una crescente spregiudicatezza nell’adottare schemi criminali ben collaudati; dall’altro, si evidenzia una fragilità educativa e valoriale che rende alcuni giovani permeabili a modelli devianti, spesso alimentati da contesti difficili o da reti criminali che sfruttano la loro età.
La risposta: prevenzione e rete sociale
La vicenda dimostra però anche l’importanza della consapevolezza e della solidarietà di vicinato. Il sangue freddo della vittima e il supporto della vicina hanno fatto la differenza, impedendo che il raggiro si concretizzasse.
Rafforzare l’informazione, promuovere campagne di sensibilizzazione e ricostruire legami sociali solidi restano strumenti fondamentali per contrastare un fenomeno che, oltre al danno economico, produce ferite profonde sul piano umano.







Letto l’articolo,mi pare un episodio triste ma anke utilie e didattico. La signora e la vicina hanreagitto con fredo e coraggio,han tenuto il truffatore altelefono x guadagnare tempo;pero ci vole piu prevenzione,e informazion per le anziane. Il ragazzino é minorenne e dovrebb essere aiutato,non solo denunciato, serve ri-educazzione.