

Il tunnel sotto la banca al Vomero e quello poi crollato a Roma
Presenta punti di contatto con il colpo messo a segno al Vomero la vicenda della cosiddetta “banda del buco” scoperta a Roma nell’agosto 2022, quando un gruppo tentò di raggiungere una banca scavando un cunicolo sotterraneo da un locale commerciale. In quel caso il piano si interruppe per il crollo della galleria, che intrappolò uno dei componenti della banda e rese necessario un lungo intervento dei vigili del fuoco.
In quell’occasione la banda volle approfittare di una città semi-deserta per il weekend di Ferragosto. Iniziarono a scavare un tunnel sotterraneo partendo dal pavimento di un locale commerciale sfitto (una ex enoteca) nella vicina via Innocenzo XI, con l’intento di sbucare direttamente dentro la banca.
Analogie che richiamano quanto accaduto in Piazza Medaglie d’oro al Vomero e che sono al vaglio degli inquirenti: non per sovrapporre automaticamente le due vicende, ma per verificare metodi, tempi di preparazione, conoscenza dei luoghi e possibile supporto logistico. A Napoli, infatti, l’indagine dei carabinieri punta a chiarire come sia stato realizzato e utilizzato il percorso sotterraneo che ha consentito ai rapinatori di entrare e poi dileguarsi.
La notte tra il 10 e l’11 agosto 2022, in via Innocenzo XI, nell’area dell’Aurelio, alcuni uomini scavarono da un negozio sfitto un tunnel che, secondo la ricostruzione investigativa riportata dalle cronache, avrebbe dovuto condurre verso una banca della zona di piazza Pio XI. Durante lo scavo, però, il terreno cedette e la galleria collassò, bloccando sotto terra Andrea Grassi, 33 anni, poi estratto vivo dopo circa nove ore di lavoro dai vigili del fuoco.
Mentre i Vigili del Fuoco scavavano, i Carabinieri intercettarono alcuni complici che cercavano di allontanarsi dalla zona.Vennero bloccati due napoletani con precedenti specifici: Antonio Pinto (all’epoca 46enne) e Mario Mazza (all’epoca 57enne).
Pinto e Mazza vennero arrestati solo per resistenza a pubblico ufficiale (per essersi dimenati durante il fermo), mentre il ferito e un quarto uomo vennero denunciati a piede libero per danneggiamento e crollo colposo. Il giudice convalidò l’arresto ma li rimise subito in libertà in attesa del processo.
A fine febbraio 2023, i due imputati napoletani finiti sotto processo per l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale vennero assolti con la formula “il fatto non sussiste”.
La prima assoluzione riguardava solo il reato minore di resistenza all’arresto. Nel frattempo, la Procura di Roma non ha mai smesso di indagare per ricostruire l’intera vicenda della rapina e individuare tutti i responsabili.
Il 18 aprile 2024, a quasi due anni dai fatti, i Carabinieri della Compagnia di Trastevere hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 5 persone (l’intera banda).
Le accuse definitive: I cinque sono stati arrestati perché gravemente indiziati dei reati di tentata rapina in concorso, danneggiamento, e soprattutto crollo e disastro doloso, chiudendo in modo definitivo il cerchio su una delle rapine fallite più famose della cronaca romana.
Il processo per la tentata rapina e il crollo doloso non è ancora iniziato. L’unico “processo” che c’è stato (e che si è concluso rapidamente con un’assoluzione con rito direttissimo nel 2023) riguardava, l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dei due napoletani che avevano tentato la fuga ad agosto 2022.
L’analogia con Napoli non sta soltanto nella tecnica del tunnel, ma nella necessità di una conoscenza preventiva del sottosuolo, dei tempi di azione e dei punti vulnerabili dell’obiettivo. Nel caso del Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, i carabinieri stanno infatti lavorando sul cunicolo usato dai rapinatori, sui rilievi nel sottosuolo e sulla possibilità che chi ha agito disponesse di informazioni molto precise sulla struttura e sulle abitudini interne della filiale.
Un elemento che gli investigatori valutano è anche l’ipotesi di un supporto interno o comunque di un basista, scenario che allo stato resta investigativo e non può essere considerato acquisito. In questa cornice si colloca il lavoro del geologo Gianluca Minin, chiamato a ispezionare il tracciato sotterraneo e a ricostruirne sviluppo, stabilità e modalità di realizzazione.
Le verifiche tecniche svolte sul percorso sotterraneo del Vomero descrivono un’opera scavata a mano, in parte instabile, senza consolidamenti strutturali e realizzata da persone che mostravano grande familiarità con il reticolo fognario e con il sottosuolo urbano. Secondo quanto riferito da Minin nelle interviste pubblicate, chi ha operato nel tunnel si è mosso in un ambiente complesso, sfruttando un sistema di accessi e cunicoli che richiede esperienza e orientamento.
Anche questo richiama il precedente romano: in entrambi i casi il sottosuolo non è un semplice dettaglio esecutivo, ma la chiave stessa del progetto criminale. Con una differenza decisiva, però: a Roma il cedimento della galleria fermò il piano prima del colpo, mentre a Napoli la banda è riuscita a entrare in banca, a bloccare i presenti e a fuggire dopo aver depredato numerose cassette di sicurezza, con un bottino ancora non quantificato con precisione.
Mario Mazza (all’epoca dei fatti 57enne): è considerato dagli inquirenti il vero “capocantiere” dell’operazione, fatto arrivare appositamente da Napoli per dirigere lo scavo grazie alla sua esperienza. Mazza ha un curriculum criminale di tutto rispetto: è un pluripregiudicato noto negli ambienti proprio come maestro di scavo e apertura di caveau. Nel suo fascicolo figurano precedenti per rapina e il coinvolgimento in almeno 15 colpi simili messi a segno in passato, tra cui diverse rapine in Liguria e furti ai danni di gioiellerie a Napoli.
Antonio Pinto (all’epoca dei fatti 46enne): è originario del Rione Sanità di Napoli. Anche lui è un volto noto alle forze dell’ordine, con vari precedenti penali alle spalle (tra cui reati contro il patrimonio e contrabbando). Insieme a Mazza, aveva il ruolo di entrare in azione una volta completata la galleria dai complici romani che si occupavano del lavoro fisico di scavo.