

Lo speleologo Minin
Secondo gli accertamenti tecnici, il gruppo autore del colpo al Vomero avrebbe sfruttato gallerie collegate alla rete fognaria cittadina. Il percorso sotterraneo, scavato a diversi metri di profondità, richiederebbe competenze specifiche e un’approfondita conoscenza dei luoghi.
il colpo messo a segno nella filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, sarebbe stato pianificato con largo anticipo. Secondo le prime ricostruzioni investigative, il gruppo che ha agito potrebbe essere stato composto da più di sei persone.
Per accedere all’interno dell’istituto di credito sarebbe stata utilizzata una rete articolata di gallerie sotterranee: cunicoli collegati al sistema fognario, un ulteriore tunnel con accesso alla fogna attraverso una breccia posta a circa un metro di altezza e un pozzo verticale di circa cinque metri che conduceva direttamente nel pavimento della banca.
Durante i sopralluoghi effettuati dalle forze dell’ordine, insieme agli speleologi, è stato inoltre individuato un generatore di corrente elettrica utilizzato per alimentare le attrezzature necessarie agli scavi.
A spiegare la complessità del percorso sotterraneo è stato lo speleologo del Comune di Napoli, Gianluca Minin, intervenuto dopo le prime verifiche tecniche.
Secondo Minin, il tracciato sarebbe stato scavato nelle adiacenze del sistema fognario cittadino, a una profondità compresa tra i quattro e i quattro metri e mezzo. Un’infrastruttura sotterranea che, seguendo il reticolo delle strade principali e secondarie, forma una sorta di “città parallela” al di sotto dell’area urbana.
«E’ impossibile inseguire i banditi in questi cunicoli, perchè dopo la prima curva già lo perdi. Anche se avessero avuto le forze dell’ordine alle calcagna era impossibile prenderli. Perché loro hanno imparato il percorso. Io nel mio sopralluogo ha trovato una decina di bivi e quaindi dove vai a destra o a sinistra. Capite di che stiamo parlando?»
«Il sistema delle fognature – ha spiegato – è estremamente complesso. Muoversi in questi ambienti richiede attrezzature adeguate, capacità di orientamento e anche esperienza nel gestire condizioni ambientali difficili, come il rischio di piene in caso di piogge».
Proprio per la complessità della rete sotterranea, inseguire eventuali responsabili attraverso quei cunicoli risulterebbe estremamente complicato. Secondo lo speleologo, chi ha agito avrebbe dimostrato una buona conoscenza del sistema.
«Camminando nei tunnel – ha aggiunto – è possibile partire anche da distanze considerevoli. Non è escluso che il gruppo possa essersi mosso da un punto distante fino a due chilometri dal luogo del colpo».
Minin ha ricordato inoltre di essersi già trovato in passato davanti a situazioni simili durante altri sopralluoghi nei sotterranei della città.
In un caso precedente, ha raccontato, fu individuato un vero e proprio rifugio improvvisato utilizzato come base logistica: all’interno erano presenti attrezzature da lavoro, abiti di ricambio, scarpe e scorte d’acqua, materiali che avrebbero consentito agli autori di muoversi e operare nei tunnel per diverse ore.