Camorra, l’impero della «111»: il patto d’acciaio tra Vanella Grassi e Licciardi al Rione Berlingieri

Napoli – C’è un filo bianco che unisce i destini criminali del Rione Berlingieri, a Secondigliano. Un filo fatto di cocaina, soldi a fiumi e accordi siglati non con il sangue, ma con le calcolatrici. L’operazione che all’alba di oggi ha portato in carcere 11 persone, smantellando la storica piazza di spaccio conosciuta come “la 111”, non è solo l’ennesimo colpo allo smercio di droga nell’area nord di Napoli.

È la radiografia di un sistema economico perfetto, svelato nero su bianco nell’ordinanza del gip Marco Giordano grazie alle dichiarazioni di un “colletto bianco” della camorra: Raffaele Paone, ex esponente di vertice del clan della Vanella Grassi, pentitosi nel maggio del 2024.

Le sue parole non descrivono semplici spacciatori da strada, ma veri e propri broker del narcotraffico costretti, dal peso dei loro stessi guadagni, a sedersi al tavolo con i vertici della criminalità organizzata.

“Guadagnavano troppo, li mettemmo in società”

Al centro dell’inchiesta c’è Antonio Bruno, alias “Tonino Centoundici”, e il suo socio Ciro Cardaropoli, detto “‘o lattaro”. La loro piazza di via Monte Faito era una miniera d’oro. Così ricca che, inizialmente, pagava una tassa fissa alla Vanella Grassi. Ma le regole dell’economia criminale sono spietate: chi guadagna troppo, deve cedere quote.

È lo stesso Paone, nei verbali del settembre 2024, a spiegare l’evoluzione di questo “contratto” non scritto:

“All’inizio pagava alla Vanella anche 4.000 euro alla settimana, immaginatevi quanto guadagnava. Conosco queste cifre perché i soldi passavano per me. Dal 2016, visti i considerevoli guadagni, la Vinella decise che la settimana non bastava, e gli impose di stare in società e dividere i guadagni.”

La piazza acquista tra 1,6 e 1,7 chilogrammi di cocaina al mese, venduta dai clan stessi a prezzo di mercato (dai 27.000 ai 31.000 euro al chilo). Ma la vera svolta societaria avviene nel 2018, quando scatta un accordo storico per evitare guerre: il Rione Berlingieri viene pacificato attraverso la divisione degli utili tra la Vanella Grassi e i temibili Licciardi, rappresentati sul territorio da Luigi Carella, noto come “Gigino ‘a gallina”.

La matematica del crimine: il 50 e 50

Non ci sono conflitti a fuoco, ma riunioni contabili. Paone descrive un sistema di ripartizione degli utili che ricorda i dividendi di una holding:

“Se Tonino e il suo socio guadagnavano 50 mila euro, 25 mila euro erano per lui e il suo gruppo e 25 mila euro erano ripartiti tra noi e Carella Luigi, il quale li riscuoteva tramite Carmine Talpa… era lui che faceva i conti del dare/avere con noi della Vanella Grassi ed in particolare con me.”

Un equilibrio garantito fino agli arresti del 2020 e ripreso negli anni successivi, in cui le agenzie di scommesse diventano basi operative e le estorsioni si mescolano allo spaccio, in un unico, immenso calderone finanziario controllato dai due clan.

(nella foto i giardinetti del rione Berlingieri e da sinistra in alto Luigi Carella, Antonio Bruno, Gennaro Bruno, Antonio Bruno, Francesco Marzano e Ciro Cardaropoli; in basso da sinistra Romolo Campano, Eduardo Fusco, Pasquale Ruffo, Luisa Morra e Tommaso Bruno)

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Giuseppe Del Gaudio

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