Castellammare, ricettazione: sequestrati 2,7 milioni di euro Adolfo Greco

Castellammare – Nella giornata di ieri, i militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo per un importo complessivo pari a 2.720.017,80 euro.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica, riguarda l’imprenditore di Castellammare di Stabia Adolfo Greco, indagato per ricettazione.

L’operazione è stata condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Castellammare di Stabia e dalla Sezione di Polizia Giudiziaria (aliquota Gdf) presso la Procura.

Il ritrovamento dei contanti e la versione dell’indagato

Il sequestro rappresenta l’epilogo di ulteriori approfondimenti investigativi avviati dopo una perquisizione nell’abitazione dell’imprenditore. L’accesso domiciliare era stato eseguito durante l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa per altra ipotesi di reato, nell’ambito di attività coordinate dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia.

In quella circostanza venne rinvenuta la somma in contanti pari a 2.720.017,80 euro. Greco, secondo quanto ricostruito, avrebbe tentato di giustificare il denaro sostenendo che fosse in parte riconducibile a evasione fiscale e in parte a risparmi personali.

Confisca di prevenzione già disposta ad aprile 2025

La somma, inizialmente sottoposta a sequestro penale, è stata poi oggetto di un autonomo provvedimento in sede di prevenzione: in data 2 aprile 2025 il Tribunale di Napoli – Sezione Misure di Prevenzione ha disposto la confisca di prevenzione del denaro.

Perché l’ipotesi di ricettazione

Le indagini successive, svolte nonostante le dichiarazioni “autoaccusatorie” fornite per spiegare l’origine della liquidità, avrebbero portato gli inquirenti a qualificare la condotta come ricettazione, evidenziando diversi elementi ritenuti indicativi della provenienza del denaro da delitto.

Tra gli aspetti valorizzati: il confezionamento delle banconote in mazzette con modalità considerate anomale rispetto al circuito lecito degli affari; la ritenuta inverosimiglianza della riconducibilità della somma a un illecito fiscale (senza prova certa né sull’ammontare né sulla riferibilità all’imprenditore come persona fisica o alle società a lui collegate); le modalità di occultamento, con il denaro nascosto in un’intercapedine dell’armadio; e l’accertata esistenza di contatti dell’imprenditore con esponenti della criminalità.

Il “doppio vincolo”: sequestro penale e prevenzione

La Procura ha quindi richiesto e ottenuto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca obbligatoria, in ragione del titolo di reato contestato.

Gli investigatori evidenziano inoltre che il sequestro in sede penale si aggiunge alla confisca già disposta in sede di Misure di Prevenzione e dovrà essere annotato come vincolo aggiuntivo ai sensi dell’articolo30 del D.Lgs.159/2011.

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