Ras del clan De Luca Bossa morto in cella a Secondigliano, chiesto il processo per due dottoresse

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L’inchiesta sulla morte di Luca La Penna, 42 anni, ritenuto vicino al clan De Luca Bossa di Ponticelli, registra una svolta significativa. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per due dottoresse, di 33 e 29 anni, che ebbero in cura il detenuto, morto il 9 gennaio 2025 dopo essersi sentito male nella sua cella nel carcere di Secondigliano.

Secondo la ricostruzione, le condizioni di La Penna, già critiche, sarebbero ulteriormente peggiorate durante il trasferimento d’urgenza all’ospedale Cardarelli, dove l’uomo arrivò in condizioni disperate e morì poco dopo.

Al centro delle indagini c’è la tempestività dei soccorsi, ritenuta inadeguata dai familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Paolo Gallina.

Il prossimo 20 gennaio il gip Maria Rosaria Aufieri, al termine dell’udienza preliminare, dovrà decidere se accogliere la richiesta della pubblica accusa e disporre il processo nei confronti delle due indagate. Nel fascicolo dell’inchiesta sono confluiti anche gli esiti dell’autopsia disposta dal pubblico ministero Giuliana Giuliano.

Dalle conclusioni del consulente tecnico del pm sarebbero emersi elementi tali da sostenere l’ipotesi accusatoria di un’assistenza medica lenta, ferma restando la presunzione di innocenza delle due dottoresse fino a un’eventuale condanna definitiva.

Fin dalle ore immediatamente successive al decesso, i familiari di La Penna hanno puntato il dito contro il personale sanitario del carcere di Secondigliano, denunciando presunte negligenze. Il 42enne, secondo quanto accertato, era affetto da una polmonite accelerata, una patologia considerata curabile se diagnosticata e trattata in tempo.

Arrestato nel gennaio 2022, Luca La Penna era ritenuto uno dei protagonisti della rinascita del clan Minichini-De Luca Bossa nel quartiere Ponticelli, anche attraverso azioni violente e attentati dinamitardi. Al momento della morte stava scontando una condanna e gli restavano da espiare circa tre anni di carcere, dopo i quali sarebbe tornato in libertà.

 

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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