Mondagrone, misterioso incendio in casa del pirata della strada

Mondragone- Un misterioso incendio ha devastato la casa di Pietro Cascarino, il pregiudicato 57enne accusato di essere il pirata della strada che una settimana fa aveva investito e ucciso il 16enne Luigi Petrella che era in sella al suo scooter.

L’uomo, fratello del pentito Giovanni Cascarino del clan La Torre, era stato arrestato il giorno seguente dopo circa 24 ore di fuga. L’incendio si è sviluppato nelle stesse ore del funerale del ragazzo.

L’incendio sospetto nella casa del pirata della strada

Fiamme improvvise hanno avvolto l’abitazione di Cascarino, lungo la provinciale per Falciano del Massico. I vigili del fuoco, supportati dai carabinieri, hanno lavorato per ore per domare il rogo, che ha distrutto arredi e suppellettili.

Le prime indagini escludono il dolo o una vendetta per la morte di Luigi: l’incendio sarebbe partito da un corto circuito causato da un allaccio abusivo alla rete elettrica. Ma in una vicenda già segnata dall’ombra della criminalità, il dubbio resta.

Cascarino, già noto alle forze dell’ordine, era stato inizialmente accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso. Ma dopo le perizie tecniche sull’auto e sullo scooter di Luigi, l’ipotesi è diventata più grave: omicidio volontario.

Da omicidio stradale a quello volontario: l’accusa si inasprisce

L’impatto sarebbe stato così violento da scaraventare il ragazzo contro un palo della luce, lasciandolo agonizzante sull’asfalto. Le indagini ora si concentrano sui filmati delle telecamere, per ricostruire la dinamica esatta.

Ieri sera, migliaia di persone – soprattutto giovanissimi, amici e compagni di scuola – hanno riempito le strade di Mondragone in una silenziosa fiaccolata. Molti indossavano magliette con la foto di Luigi e la scritta “Luigi vive”, lo stesso slogan apparso sui muri della città.

Il corteo è partito da via Padule, dove Luigi ha perso la vita, ormai diventato un luogo di pellegrinaggio con fiori, messaggi e preghiere. «Qui i giovani devono urlare la voglia di un futuro diverso», ha detto don Paolo Marotta.

Tra la folla, anche il sindaco Francesco Lavanga, rappresentanti di Libera e lo scrittore Sergio Nazzaro, che ha denunciato senza mezzi termini: «Mondragone è invasa da droga, alcol e violenza. Si muore perché i criminali girano impuniti, senza caschi, con il telefono in mano. E i controlli? Zero».

 

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Pubblicato da
Gustavo Gentile

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