

Ridurre la pressione dei fluidi sotterranei per mitigare bradisismo e terremoti nell’area dei Campi Flegrei: è l’ipotesi avanzata da uno studio dell’Università di Stanford, pubblicato su Science Advances e condotto dalla geofisica italiana Tiziana Vanorio, con la collaborazione dell’Università di Napoli Federico II.
Secondo la ricerca, il fenomeno sismico potrebbe non dipendere solo da magma e gas, ma dalla pressione accumulata da acqua e vapore nel serbatoio geotermico. Gli autori suggeriscono di intervenire abbassando i livelli delle acque sotterranee tramite pozzi, al fine di ridurre la pressione interna. Un’idea innovativa che, se validata, potrebbe aprire scenari di prevenzione attiva.
Francesca Bianco, direttrice del dipartimento Vulcani dell’INGV, accoglie la proposta come “uno spunto interessante”, ma ne sottolinea la necessità di verifica sperimentale, ricordando che “il progresso passa per la validazione indipendente”.
In parallelo, uno studio dell’Università Federico II ipotizza l’impiego di tecniche geoingegneristiche per il controllo del flusso dei fluidi nell’area Solfatara-Pisciarelli.
Entrambi i lavori puntano a un approccio proattivo per affrontare il rischio bradisismico, ma, come ribadito da Bianco, spetterà agli ingegneri valutare la reale fattibilità delle soluzioni proposte.
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