Napoli – Abbandona le sbarre della cella per trasferirsi in una comunità terapeutica. Si alleggerisce la posizione detentiva di Vincenzo Caiazzo, nome di peso della criminalità organizzata napoletana, inquadrato dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia tra i profili di spicco del clan Licciardi e, nello specifico, del gruppo operativo del Rione Don Guanella.
Il gip del Tribunale di Napoli ha infatti sciolto la riserva accogliendo l’istanza presentata dai difensori del ras, gli avvocati Luigi Senese e Lucia Boscaino, autorizzando il trasferimento in regime di arresti domiciliari protetti.
I pesanti capi d’imputazione e la scure della Dda
Per anni al centro dei radar investigativi dell’Antimafia, a Caiazzo (noto negli ambienti malavitosi anche con il soprannome di “Capuzzella”) la Procura ha contestato a vario titolo reati di primissimo piano nell’architettura criminale dell’area nord di Napoli.
Tra questi spiccano l’associazione a delinquere di stampo mafioso, la partecipazione al traffico internazionale e locale di sostanze stupefacenti gestito sotto l’egida della confederazione della Alleanza di Secondigliano, oltre a una serie di reati aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.
Il giallo dell’omicidio Gargiulo e la strategia della difesa
La parabola giudiziaria recente del ras è stata segnata da passaggi processuali particolarmente complessi. L’inchiesta che lo aveva travolto era partita dagli strascichi di sangue legati all’omicidio di Domenico Gargiulo, alias “Sicc e penniell”, il cui corpo fu rinvenuto senza vita nel bagagliaio di un’auto l’8 settembre 2019.
Un delitto inizialmente inquadrato in una faida e che aveva spinto gli inquirenti a stringere il cerchio attorno all’articolazione del Rione Don Guanella.
Tuttavia, grazie al lavoro del collegio difensivo — in primis dell’avvocato Luigi Senese —, la tempesta giudiziaria attorno a Caiazzo ha iniziato a scalfirsi già davanti al Tribunale del Riesame, dove il 48enne era riuscito a far annullare la pesante accusa di concorso nel bagnato omicidio Gargiulo e l’imputazione relativa all’associazione finalizzata al traffico di droga.
La recente condanna e il nuovo capitolo
Nonostante la complessa rete di accuse, la posizione del ras ha registrato ulteriori rimodulazioni: nell’estate del 2026, nel quadro del troncone principale del processo d’instaurazione contro i vertici della Masseria Cardone, Caiazzo è stato raggiunto da una condanna in primo grado a 9 anni e 4 mesi di reclusione (a fronte di una richiesta leggermente superiore avanzata dalla pubblica accusa), incassando comunque un’importante assoluzione su singoli capi d’imputazione.
Oggi, a seguito del provvedimento concesso dal giudice per le indagini preliminari, per il boss si aprono le porte della struttura terapeutica: una misura cautelare di segno diverso che contempera le esigenze cautelari con il percorso terapeutico stabilito dai legali.



