Alla vigilia della quinta giornata di Serie A l’Udinese si presenta come capolista solitaria.Non accadeva dal 23 ottobre 2011, quando la squadra dell’allora mister Guidolin si trovava al comando della classifica.
Quella stagione si concluse con lo scudetto della Juventus, allenata allora da Antonio Conte, oggi tecnico del Napoli.Oggi, l’Udinese di Kosta Runjaić, allenatore tedesco di origini croate, è di nuovo protagonista.
Dopo quattro giornate, i friulani sono in testa con 10 punti, frutto di tre vittorie e un pareggio.Il più recente successo, un combattuto 2-3 in trasferta contro il Parma, ha permesso ai bianconeri di superare proprio il Napoli di Conte, fermo a 9 punti.
Il curioso parallelo con la stagione 2011-2012 non si ferma qui.Allora, l’Udinese si trovava in cima alla classifica grazie a un 3-0 contro il Novara, con 15 punti dopo otto giornate.
A seguire, Lazio a 14, Juventus a 13 e Napoli a 11, insieme a Roma e Milan.Quel campionato vide alla fine il trionfo della Juventus di Conte, che grazie all’assenza dalle competizioni europee – proprio come il Napoli di quest’anno – poté concentrarsi completamente sul torneo nazionale.
La corsa allo Scudetto è, nonostante il largo vantaggio dell’Inter, ancora aperta. Dettagli, episodi, controversie: basta un attimo per riaccendere la corsa allo Scudo.
Chi può influenzare in maniera significativa le sorti del campionato? Chi sarà il Fattore X di questa stagione? A nostro parere i giocatori che cambiano le stagioni sono quelli in grado di rompere lo schema tattico e l’equilibrio delle partite.
Antonio Conte mastica amaro, ma sceglie la strada dell’orgoglio e della franchezza dopo l’eliminazione del Napoli dalla Coppa Italia per mano del Como ai calci di rigore. Il tecnico azzurro parte dalla prestazione dei suoi, messi a dura prova da una situazione che definisce senza giri di parole complicata. «Onore ai ragazzi, perché non era assolutamente una partita semplice. Affrontavamo un Como in totale organico e che veniva da dieci giorni di pausa. Noi, invece, abbiamo giocato una gara dispendiosa contro il Genoa. Anche oggi eravamo senza un’altra pedina come McTominay. Stiamo andando oltre le nostre potenzialità attuali».
Conte non si nasconde dietro un dito e torna anche sul tema arbitrale, pur provando a non trasformarlo nell’alibi principale. «Non voglio parlare sempre di arbitri. Ogni partita c’è sempre qualcosa o qualcuno che si lamenta. Sicuramente non è una buona stagione per gli arbitri. Spero si possa migliorare la situazione: alla fine, sono tutte le squadre a lamentarsi. Così come miglioriamo noi le nostre squadre, penso che anche Rocchi debba migliorare i suoi arbitri e il Var». Parole che fotografano un malcontento diffuso, non solo in casa azzurra.
Una vittoria pesante, sofferta, strappata con il carattere prima ancora che con la qualità. Antonio Conte si gode il successo del suo Napoli a Marassi, ma davanti alle telecamere non addolcisce l’analisi. «Penso che sia una vittoria di coraggio, ma abbiamo fatto tutto noi. I gol del Genoa sono due errori nostri e non era facile rialzarsi, ma lo abbiamo fatto», dice a caldo, sottolineando come la partita si sia complicata soprattutto per responsabilità interne.
Il tecnico azzurro evidenzia però la forza mentale del gruppo, capace di reagire anche nei momenti più difficili. «Anche in dieci contro undici non abbiamo mai smesso di attaccare, infatti poi è arrivato il rigore finale che ci ha fatto vincere la partita. Questa squadra non è mai doma, ogni settimana c’è una difficoltà in più». Parole che raccontano una squadra sotto pressione, ma ancora viva e determinata.
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