Violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere, ex detenuto testimone scagiona funzionaria

“La dottoressa Costanzo aveva la faccia bianca, era spaventata al massimo, e non ha assistito alle percosse”. Con queste parole l’ex detenuto del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) Salvatore Quaranta, sentito come testimone al processo sui pestaggi dei detenuti commessi dai poliziotti penitenziari al carcere sammaritano il 6 aprile 2020 – il dibattimento con 105 imputati in corso all’aula bunker del carcere è ripreso lunedì 11 settembre dopo la sospensione feriale – ha in pratica scagionato la commissaria della polizia penitenziaria Annarita Costanzo, accusata di aver assistito al pestaggio di Quaranta da parte di una ventina di agenti, senza muovere un dito.

La Costanzo era finita anche ai domiciliari anche sulla base delle accuse di Quaranta, ma nella udienza di oggi l’ex detenuto (attualmente libero e sottoposto alla sorveglianza speciale), mentre rispondeva alla domande del pm Alessandro Milita, ha quasi spontaneamente ricordato il terrore negli occhi della funzionaria (difesa da Luca Tornatora e Vittorio Giaquinto) e soprattutto che la Costanzo non era presente mentre veniva pestato sulle scale.

All’ex detenuto, costituitosi parte civile nel processo, viene fatta notare un’altra contraddizione anche dal difensore Gianfranco Carluccio, che assiste l’imputato Giuseppe Di Monaco, poliziotto addetto alla cucina che secondo Quaranta sarebbe stato il primo ad entrare nella sua cella e a picchiarlo.

Nei video mostrati in aula, Quaranta infatti non riconosce Di Monaco, né lo riconosce in aula – l’imputato era regolarmente presente – a precisa domanda del legale. “Ma io i nomi non li ricordo” si giustifica Quaranta, polemizzando con il difensore. L’ex recluso rettifica anche l’affermazione circa la presenza di un ispettore, Giuseppe Crocco, che Quaranta considera tra i più violenti. “A me Crocco non mi ha fatto nulla, ma alcuni compagni di carcere mi dissero che aveva pestato alcuni di loro” dice rispondendo ad una domanda di Dezio Ferraro, difensore di Crocco.

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Gustavo Gentile

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