Treviglio, si lancia con l’auto nell’Adda per uccidere compagna: arrestato. La donna è annegata la notte scorsa a Fara d’Adda
Avrebbe ucciso la compagna facendola annegare nella vettura con la quale, volontariamente, si sarebbe lanciato nel fiume Adda. Ne sembrano convinti i carabinieri di Treviglio, nel bergamasco, che hanno arrestato oggi, con l’accusa di omicidio volontario aggravato, il compagno della donna morta annegata la notte scorsa.
Secondo i militari dell’Arma, l’uomo, che ha 49 anni, avrebbe provocato la morte per annegamento della propria compagna lanciando il veicolo lungo l’argine del fiume Adda a Fara Gera, e poi puntando con il veicolo verso l’acqua.
La ‘manovra’ non è sfuggita ad alcuni testimoni oculari che hanno detto di aver visto l’autovettura, a velocità sostenuta, attraversare il varco esistente tra due tratti di guard-rail della strada che costeggia l’Adda terminando la corsa nel letto del fiume, dove si è inabissata quasi completamente. I testimoni avrebbero udito una voce femminile chiedere aiuto e successivamente, accese le torce dei cellulari, avvistato l’uomo che, nuotando fino alla lingua di terra che si erge in mezzo al fiume, vi scompariva dentro tra la folta vegetazione presente.
Allertati i soccorsi sul posto sono tempestivamente giunti i carabinieri che hanno subito avviato le ricerche dell’uomo ed eseguito il sopralluogo; i sommozzatori di Treviglio, dopo circa un’ora di ricerche in acqua hanno rinvenuto lontano dal veicolo sommerso il corpo privo di vita della donna fuoriuscita dall’abitacolo.
Mentre veniva recuperata la vettura dal fondo del fiume, i carabinieri si sono messi sulle tracce dell’uomo. Tre ore più tardi è stato rintracciato mentre vagava per strada nel territorio del comune di Vaprio d’Adda (MI). Condotto in caserma, dopo l’interrogatorio, è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Bergamo.
Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
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