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La guerra porta la stangata su pane e pasta: manca il grano

I produttori italiani di pasta segnalano che dal prossimo mese mancheranno gli approvvigionamenti di grano

Pubblicato da
Giuseppe Del Gaudio

L’invasione della Russia in Ucraina sta determinando una crisi anche a livello economico alimentare. In Italia i produttori di pasta segnalano che ci sono scorte di grano solo per il prossimo mese.

“La guerra fra Ucraina e Russia propone anche il tema degli approvvigionamenti alimentari dell’Italia. Siamo diventati un paese trasformatore: dobbiamo tornare a produrre sul suolo italiano per contrastare le oscillazioni dei Mercati”.

E’ quanto dichiara Mauro Agnoletti, professore associato dell’Università di Firenze e coordinatore scientifico dell’Osservatorio Nazionale sul Paesaggio Rurale, ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

“Questa situazione – prosegue Agnoletti – sta facendo diventare l’Italia sempre più un paese trasformatore di materie prima alimentari, un po’ come avviene con l’industria metalmeccanica, generando una situazione paradossale. La guerra, incidendo sulle notevoli importazioni di cereali da Russia e Ucraina porta ad una riduzione degli approvvigionamenti e un aumento dei prezzi e suggerisce una riflessione sulla necessità diventare più autosufficienti da questo punto di vista dato che i terreni agricoli per coltivare cereali certo non ci mancano. Ciò non solo per non dipendere dall’estero almeno dal punto di vista alimentare, ma anche per produrre prodotti tipici realmente italiani e non solo ‘lavorati’ in Italia, con la pretesa paradossale poi di proteggere il Made in Italy”.

“La Russia è il più grande esportatore di grano al mondo, seguita al quarto posto dall’Ucraina e i due paesi sono responsabili del 29% del commercio globale di grano, quasi il 20% delle esportazioni di mais e l’80% delle esportazioni di olio di girasole: il clima di guerra – sottolinea Agnoletti – sta facendo lievitare anche i prezzi del pane e della pasta procurando una ulteriore stangata, oltre a quelle energetiche alle famiglie italiane”.

 

E’ preoccupato anche il presidente di Acciaierie Italia ed ex amministratore delegato di Eni, Franco Bernabe’, che, in una intervista a La Stampa, analizza la situazione. “Nelle prossime settimane – spiega – il vero problema sara’ il consolidamento della spirale inflazionistica. Le quotazioni dell’energia saliranno ancora e soprattutto cresceranno i prezzi degli alimentari. Questo avra’ un impatto sociale pesante”.

In particolare, precisa Bernabe’, “oltre alla crescita dei prezzi dell’energia aumenteranno i prezzi della pasta e del pane. Questo e’ destinato ad avere un impatto molto forte sul tenore di vita di una parte importante della popolazione” e, aggiunge, “l’inflazione si alzera’ ancora”.

La ricaduta quindi sara’ sulle famiglie: “C’e’ da aspettarsi una riduzione del tenore di vita e dei consumi che portera’ a rivendicazioni salariali – sottolinea -. Una situazione che ricorda gli anni Settanta e Ottanta”. Secondo Bernabe’ per arginare la situazione “ci possono essere misure di sostegno temporaneo” e, aggiunge, “la verita’ e’ che vanno fatti interventi strutturali soprattutto nel campo dell’energia”.

 

Cai segnala inoltre che la Borsa Merci di Chicago, punto di riferimento a livello internazionale, ha registrato aumenti più contenuti rispetto a ieri con grano tenero (+1,2%), mais (+1%) e soia (+1,1%).“Occorre impegnarsi per evitare che questa crisi colpisca consumatori e agricoltori, anche a causa di possibili manovre speculative finalizzate a costringere i produttori a vendere sotto la soglia degli enormi costi di produzione sostenuti in questo periodo per il caro energia”, ha sottolineato Lelli.

Anche perché, come spiega sempre la Cai, citando un’analisi di Coldiretti, l’Italia importa il 64% del grano tenero per il pane e i biscotti, il 44% di quello necessario per la pasta, senza dimenticare il mais e la soia fondamentali per l’alimentazione degli animali e per le grandi produzioni di formaggi e salumi Dop, dove con le produzioni nazionali si riesce attualmente a coprire rispettivamente il 53% e il 73% del fabbisogno nazionale.

 

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