Un agente in servizio nel carcere di è stato selvaggiamente picchiato da un detenuto ed è stato trasportato all’ospedale in ambulanza.

Lo riferisce il segretario generale del S.PP. sottolineando che “non ci possono essere indignazione e protesta a senso unico, vale a dire solo dalla parte dei detenuti. A pochi giorni dalla richiesta di processo per 108 agenti e funzionari del carcere casertano per i noti fatti avvenuti, continuiamo a chiedere alla politica di non voltare la testa dall’altra parte di fronte alla “mattanza” che colpisce la polizia penitenziaria qui come in tutti gli istituti italiani.

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La verità che si vuole occultare è che dopo la storica visita del Premier Draghi e della Ministra Cartabia al carcere di le aggressioni di detenuti a personale penitenziario, i sequestri di colleghi e gli atti di violenza nelle carceri si sono triplicate. Gli agenti sono diventati il bersaglio preferito non solo di singoli violenti ma anche di bande della criminalità che approfittando del clima di delegittimazione del personale hanno ripreso vigore per imporre il proprio controllo sfruttando una situazione di tacita assenza dello Stato”.

“Negli istituti penitenziari – afferma Di Giacomo – si respira un’atmosfera di spasmodica attesa per le promesse venute dal Governo e da un esercito di politici per scarcerazioni più facili, pene meno severe in nome della rieducazione e del riscatto sociale e per accrescere il sistema delle celle aperte con grande libertà di movimento e di traffici.

Dopo i fatti di noi ci siamo assunti responsabilità chiedendo indagini rigorose perché chi ha commesso reati paghi ma non ci sembra sia accaduto lo stesso ad opera di ministri, parlamentari e politici che proseguono nella “retorica” del sistema penitenziario da riformare senza indicare come e quando. Manca in proposito uno straccio di idea su quale ruolo assegnare alla polizia penitenziaria diventata il capo espiatorio di colpe altrui che risalgono ai tanti Governi e Ministri Grazia e Giustizia che si sono succeduti negli ultimi trent’anni.

Con la preoccupazione fondata che la delegittimazione riguardi tutte le forze dell’ordine, un pericolo per l’ordine pubblico e una minaccia per la libera convivenza dei cittadini, ci rivolgiamo all’opinione pubblica perché apra gli occhi per rendersi conto che nelle carceri non sono reclusi vittime o angeli, ci sono autori di crimini efferati per i quali da tempo invece si sostengono la clemenza e provvedimenti di indulto e per rivendicare dalla politica e dalle istituzioni risposte adeguate a ripristinare la legalità.

Soprattutto dopo gli impegni solenni del presidente del Consiglio, Mario Draghi e del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che sfollando le celle, tutto si risolva di colpo. Ricordiamo che ci sono una trentina di agenti di sospesi dal servizio nonostante non ricadano nell’inchiesta e per i quali chiediamo si metta fine a questa ingiusta situazione”.




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