Vincenzo Montrone ex primario Cardarelli



Napoli. Terapia del dolore e delle cure palliative: battaglia dell’ex primario per difendere il diritto alla non sofferenza, sancito dalla legge, all’ospedale Cardarelli.

L’ennesima battaglia e una lettera accorata quella dell’ex primario del reparto di Terapia del dolore dell’ospedale Cardarelli, Vincenzo Montrone, che dopo aver realizzato una divisione di eccellenza all’interno dell’ospedale campano, oggi – presidente onorario dell’associazione Il Nodo – scende di nuovo in campo per difendere i diritti e la dignità dei malati terminali.
Il reparto realizzato con tanta passione e con l’aiuto anche delle associazioni di volontariato è stato praticamente smantellato: un solo medico pienamente operativo e pochi infermieri demotivati, stanze senza bagni e nessuna privacy per malati terminali e parenti che affrontano i momenti tragici della malattia. I pazienti, sono ricoverati in due sole camere, ognuna delle quali ha due letti, per cui un malato assiste alle sofferenze dell’altro e vede la sua morte.

Il dottore Montrone ha scritto un’accorata lettera aperta, indirizzata ai vertici regionali, all’assessore alla Sanità della Regione, al sindaco di Napoli e ai mass media, in cui lancia un appello a fermare la disumanità.

“Sono l’ex Primario della U.O.C. di terapia del dolore e alle cure palliative, ho dedicato la mia vita alla nascita di questa specialità ottenendo già nel 1977, con determina Presidenziale, un riconoscimento formale con l’istituzione di un centro di Terapia del dolore. La Sanità Campana poteva vantarsi di avere il primo centro dell’Italia centro meridionale.
Purtroppo quella della TDCP è una storia travagliata con momenti di gloria e riconoscimenti scientifici nazionali ed internazionali non compresi ed apprezzati da amministratori poco lungimiranti che ne hanno penalizzato lo sviluppo se non addirittura ostacolato la crescita.
Malgrado tutti gli ostacoli la U.O. ha prodotto per l’Azienda grandi benefici sia organizzativi che economici e cosa più importante, ha offerto nel corso di tanti anni un servizio di qualità ad una domanda di assistenza fortemente carente nella nostra regione soddisfacendo quindi un bisogno reale e non indotto, come spesso accade in Sanità. Nel corso degli anni, con la forza dei numeri e della qualità espressa è diventata un reparto di eccellenza (come attestato anche dalle oltre 400 lettere che sono pervenute nel corso degli anni all’ amministrazione ed all’ufficio relazioni al pubblico nonché da riconoscimenti pervenuti dagli assessori alla Sanità e dalla Regione)” scrive Montrone.

Ma nonostante il reparto fosse motivo di vanto per la sanità campana, negli ultimi tempi è iniziato un’opera di smantellamento: “Diversi amministratori, con motivazioni varie e mostrando insensibilità e insipienza dirigenziale hanno cercato di ridurre l’attività della U.O. salvo poi a ritornare sulle proprie decisioni allorquando si manifestava lo scontento e la rabbia degli utenti che sollevavano l’attenzione dei mezzi di informazione – scrive l’ex primario -. Dopo anni di battaglie si deliberò l’istituzione di una U.O.C di Tdcp e per molti anni abbiamo potuto dimostrare che, anche in carenza di organico (4 medici ed un primario in pianta organica) l’apertura di un reparto con 10 posti letto in camere singole assolveva a tre compiti importantissimi: 1) decongestionava tutti i reparti dell’ospedale che trasferivano i malati terminali liberando posti letto per acuti e soprattutto non intasavano più la terapia intensiva e la rianimazione 2) Si offrivano cure specialistiche di qualità a pazienti algici in fase terminale 3) si determinava un risparmio economico per l’azienda di 4 milioni e 800.000 anno. (Tale risparmio, così come la decongestione dei vari reparti dell’0spedale sono stati dimostrati con un lavoro scientifico durato 10 anni e fatto in collaborazione con la direzione sanitaria della azienda: vincitore del Premio Luzzi 2012)”.

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Ma oggi tutto questo è sparito o sta per sparire: “Oggi ancora una volta, si cerca di chiudere questa linea di attività, questa volta in modo più “soft”. L’organico si è ridotto a soli due medici e non si pensa assolutamente di integrarli, il reparto che era uno dei più belli dell’ospedale è stato sottratto alla U.O.C. con tutte le attrezzature (letti speciali etc etc) e consegnato anche con attrezzature e mobili donati dalla associazione di volontariato alla U.O. di Tdcp ad altro reparto”. I malati terminali sono stati relegati in due stanze dove sono ricoverati due pazienti per stanza e ‘senza bagno’. “Nella più assoluta disumanità un malato deve assistere alla morte dell’altro- denuncia Montrone – Il personale infermieristico che nel corso degli anni aveva acquisito specifiche competenza e che si era selezionato per attitudine e motivazione (assistere i malati terminali, essere vicini alla sofferenza ed alla morte è cosa faticosa) si è demotivato, alcuni hanno chiesto di cambiare reparto. Due soli medici di cui uno gode della legge 104…!”.
Il dottore Montrone lancia un appello accorato e annuncia battaglia: “Non permetteremo uno scempio simile, una offesa alla città già carente di queste strutture. Non permetteremo che si tolga speranza a tanti malati sofferenti che non hanno la forza di far valere i propri diritti. Voglio sperare che in una pausa di riflessione si voglia ascoltare le ragioni delle associazioni di volontariato, prima tra tutte la associazione Il No.Do che ha più volte richiesto un incontro senza mai ricevere risposta. Noi non ci arrenderemo, io non mi arrenderò e combatterò con ogni mezzo in tutte le sedi per difendere il diritto alla non sofferenza sancito dalla legge 38/2010”.

L’ex primario intende sensibilizzare la direzione dell’ospedale Cardarelli affinché non distrugga quello che è stato costruito in 40 anni a beneficio dei più deboli. La situazione in cui versa attualmente la U.O.C. di Terapia del dolore e cure palliative, racconta il medico, è assolutamente vergognosa.
La direzione del Cardarelli ha ignorato le decine di Pec inviate dall’associazione di volontariato IL NO.DO, da tempo accreditata presso la struttura. “Ricevo in qualità di ex primario del reparto, ora in pensione, quotidianamente appelli da parte del personale e di numerosi familiari con i quali posso solo vivere lo strazio ed il dolore di chi non è ascoltato” conclude il dottore Montrone.


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