La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere, su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Napoli e del Direttore della DIA, nei confronti di un imprenditore edile della provincia di Caserta.
Le indagini svolte dalla DIA sul destinatario dell’odierna misura, delegate dalla Procura della Repubblica di Napoli, hanno consentito non solo di ricostruire il suo assetto patrimoniale, ma anche di delineare la sua “pericolosità qualificata”, derivante dai rapporti emersi con il clan dei casalesi, fazione Zagaria, nel delicato e strategico settore della gestione degli appalti all’interno dell’Azienda Ospedaliera S. Anna e S. Sebastiano di Caserta.

La relativa inchiesta giudiziaria, per la quale era stato condannato nel 2019 dalla Corte di Appello di Napoli alla pena di sette anni di reclusione, aveva accertato la piena operatività del citato clan all’interno della struttura sanitaria, facendo emergere una pervasiva e consolidata rete di connivenze e collusioni venutasi a creare con appartenenti al mondo della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria, che garantiva il controllo e la gestione, in regime di assoluto monopolio, degli appalti e degli affidamenti diretti di lavori all’interno dell’ospedale casertano.
Già tra il 2015 ed il 2020 i beni accertati nella disponibilità dell’ imprenditore venivano raggiunti dai decreti di sequestro e confisca emessi dal Tribunale di S. Maria Capua Vetere, su proposta del Procuratore della Repubblica di Napoli.
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L’odierno decreto di sequestro ha interessato titoli finanziari per un valore complessivo in oltre 2 milioni di euro, riscontrati all’esito di diretta attività investigativa della
Procura della Repubblica di Napoli ed eseguita dalla Dia nella disponibilità del suddetto ed imprenditore ed accumulati nello stesso periodo in cui è aumentata la sua adesione al
sodalizio casalese.
Pen-drive Zagaria, colpo di scena in Cassazione: annullata la condanna al poliziotto
Napoli – Una svolta clamorosa chiude il caso della pen-drive di Michele Zagaria, il boss dei Casalesi catturato il 7 dicembre 2011 a Casapesenna (Caserta). La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna nei confronti di Oscar Vesevo, il poliziotto accusato di aver sottratto, durante l’operazione di arresto del capoclan, una chiavetta USB che, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, conteneva i segreti del boss. Altri reati contestati all’agente, tuttora in servizio presso la Questura di Isernia, sono stati dichiarati prescritti, mettendo la parola fine a una vicenda giudiziaria lunga e controversa.Il caso aveva preso il via con un’accusa grave: Vesevo, difeso dall’avvocato Giovanni Cantelli, sarebbe stato responsabile del furto della pen-drive e della sua successiva vendita per 50mila euro a un imprenditore ritenuto vicino al clan dei Casalesi. Un’ipotesi, quest’ultima, che non ha mai trovato riscontro né nelle indagini né nel processo di primo grado, celebrato al Tribunale di Napoli Nord ad Aversa. Nel giugno 2023, Vesevo era stato condannato a sei anni e quattro mesi per peculato (4 anni e sei mesi) e due episodi di truffa (un anno e otto mesi) legati alla vendita di una casa all’asta. Tuttavia, il tribunale aveva già smontato parte dell’impianto accusatorio, assolvendo l’agente dall’accusa di accesso abusivo a sistema informatico e, soprattutto, escludendo l’aggravante mafiosa, che rappresentava il cuore delle imputazioni legate alla presunta cessione della chiavetta al clan. In Corte d’Appello, la posizione di Vesevo si era ulteriormente alleggerita: il reato di peculato era stato derubricato a furto, con l’aggravante dell’accesso in un edificio destinato ad abitazione, e la pena era stata ridotta a tre anni e tre mesi. Ora, la decisione della Cassazione segna un punto di svolta definitivo, annullando la condanna e sancendo la prescrizione degli altri capi d’imputazione.Il caso, che aveva sollevato interrogativi sulla gestione di prove sensibili durante operazioni di alto profilo, si chiude dunque con un esito favorevole per il poliziotto, lasciando però aperte riflessioni sull’efficacia dei controlli interni e sulla complessità delle indagini che coinvolgono la criminalità organizzata. La pronuncia della Suprema Corte rappresenta un momento di sollievo per Vesevo e il suo legale, ma non cancella il dibattito su una vicenda che ha tenuto banco per oltre un decennio.
Castel Volturno, sequestrato il lido Nettuno: era gestito dai cugini del boss Zagaria
Castel Volturno – Un altro duro colpo al clan dei Casalesi scuote la costa domizia. La Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto hanno posto sotto sequestro il lido Nettuno, storico stabilimento balneare di Castel Volturno, gestito dai cugini del boss Michele Zagaria, Guido e Raffaele Zagaria. L’operazione, coordinata dalla Procura di Santa Maria…
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